prescrizione diretta degli esami consigliati dallo specialista del SSN

a cura di Mauro Marin – Medico di medicina generale ed Esperto di questioni normative sanitarie – Pordenone

I compiti delle aziende sanitarie

L’ACN 23 marzo 2005 per la medicina generale all’art. 49, comma 2, afferma che i Direttori Generali devono stabilire regolamenti per coordinare i rapporti tra medici ospedalieri e medici del territorio, sentito il Comitato Aziendale e i Direttori Sanitari.

I compiti dello specialista
Secondo il comma 5 dell’art. 51 dell’ACN 2005, qualora il medico specialista ritenga opportuno richiedere ulteriori consulenze specialistiche o ulteriori indagini per la risposta al medico curante, formula direttamente le relative richieste sul ricettario regionale previsto dalla legge 326/2003.
Secondo il comma 7 dell’art. 51, le Aziende devono emanare disposizioni per la prescrizione diretta sul ricettario regionale da parte dello specialista di eventuali indagini preliminari agli esami strumentali, di tutti gli approfondimenti necessari alla risposta al quesito diagnostico posto, degli accertamenti preliminari a ricoveri o a interventi chirurgici (DM 30.6.1997 in GU n. 209 del 8.9.1997), nonché della richiesta delle prestazioni da eseguire entro 30 giorni dalla dimissione o dalla consulenza specialistica.
Dunque i pazienti rimangono in carico al loro medico di medicina generale. E lo specialista del SSN si fa carico della prescrizione diretta degli esami che lui stesso consiglia, ma non dei farmaci consigliati. Riguardo a questi ultimi, è invece discrezione del medico curante che li condivida trascriverli su ricettario regionale, assumendosene così la responsabilità unica, anche contabile.
Le norme sul ricettario regionale non prevedono scadenza per la richiesta di esami.
Tutte queste norme erano già contenute nel DPR n. 270/2000 all’art. 37, commi 5 e 7, per responsabilizzare i veri prescrittori al rispetto dei tetti di spesa programmati, come affermava già l’art 72, comma 6, del predetto decreto. Diverse regioni hanno emanato norme specifiche.
La Regione Friuli Venezia Giulia con DRG n. 288 del 16 febbraio 2007 ha disposto che i medici ospedalieri e universitari dipendenti effettuino direttamente la prescrizione di esami diagnostici a carico del SSN, consigliati durante il consulto specialistico, senza bisogno di recarsi nello studio del medico di famiglia per trascrivere la richiesta su ricettario regionale. In precedenza la Regione Emilia Romagna con la delibera n. 2142/2000 “Semplificazione dell’accesso alle prestazioni specialistiche ambulatoriali” e prima ancora la Regione Lombardia con la delibera n. 12317/1991 avevano già disposto la prescrizione diretta di esami da parte dello specialista dipendente del SSN.
Questi provvedimenti sono motivati dall’interesse pubblico di evitare la perdita di tempo e il disagio a carico degli assistiti di un gravoso andirivieni dagli ospedali agli studi dei medici di medicina generale per inutili trascrizioni.
Queste norme rispondono anche alla necessità dell’amministrazione pubblica di identificare i diretti ordinatori di spesa per le prestazioni sanitarie ai fini della programmazione per ottimizzare l’uso delle risorse disponibili, di verificare l’appropriatezza degli interventi e di stabilire se e dove sono necessari opportuni correttivi.

Responsabilità deontologica
Da quanto esposto appare chiaro che non è compito proprio del medico curante convenzionato trascrivere esami richiesti dallo specialista. Pertanto lo specialista dipendente abilitato all’uso del ricettario regionale ha il dovere d’ufficio di prescrivere direttamente gli accertamenti che ritiene necessari come parte integrante della sua prestazione, non essendoci altro sanitario del SSN tenuto per contratto a questo compito e abilitato all’uso del ricettario regionale ed essendo quindi deontologicamente scorretto delegare al medico di medicina generale sminuenti funzioni segretariali che esulano dai suoi compiti.

Responsabilità penale
Lo specialista dipendente che intenzionalmente disattende questo compito commette dunque una violazione disciplinare contrattuale e ordinistica e può incorrere nel reato di omissione d’atti d’ufficio (art. 328 CP), ipotesi che in caso di condotta recidivante non può essere ignorata dalle Direzioni Sanitarie Ospedaliere come ben spiega l’art. 40 CP affermando: non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo.
Va rilevato che, in un sistema di cure complesse multidisciplinari, i singoli operatori autonomi non possono limitarsi ad erogare solo la propria prestazione, ma hanno il dovere di verificare il corretto svolgimento sequenziale dell’intero percorso assistenziale del paziente per evitare il rischio di dannose interruzioni di cura dovute all’erogazione tardiva di prestazioni necessarie per mancanza di coordinamento organizzativo che può costituire, sotto il profilo penale, responsabilità di tutti i sanitari coinvolti (art. 110 CP).

da Univadis 13/01/10

http://www.univadis.it/medical_and_more/RischioProfessionale_Detail?wireName=ProfessionalRisk&articleItemId=30dc17330e677dd2616f5c5a8be918f2

Add comment gennaio 29, 2010

Il cesareo non taglia i rischi

di Simona Zazzetta
da www.dica33.it – 22/01/2010

A distanza di tre anni dal precedente, il report dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sulla salute materna e perinatale, registra un tasso ancora alto dei parti con taglio cesareo. Tra gli oltre 100mila parti registrati in nove paesi asiatici tra il 2007 e il 2008, il 27% era avvenuto mediante taglio cesareo, un dato in lieve calo rispetto al 33% rilevato in America Latina, ma pur sempre significativo. Fa riflettere, soprattutto gli esperti del settore il dato raccolto da un’indagine condotta dalla Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (Sigo): in Italia la modalità chirurgica viene applicata in media nel 38% dei parti, record che non ha eguali in Europa (in Francia è il 20,2%, in Inghilterra il 23%).

Sicurezze apparenti

Secondo gli esperti dell’OMS, questa opzione viene percepita come un intervento intrinsecamente sicuro ed è dello stesso parere anche Giorgio Vittori, presidente della (Sigo): “Le donne spesso scelgono di programmare il parto con un taglio cesareo perché hanno la sensazione – spiega Vittori – che l’evento “parto” sia meno traumatico e possono essere certe di avere il proprio medico presente. Però ignorano i rischi a cui vanno incontro, non si rendono conto che il taglio cesareo è un intervento chirurgico che comporta rischi in quanto tale”. Questa è una delle ragioni che spiegherebbero i dati raccolti dall’indagine italiana in cui, secondo i ginecologi, il 27% dei cesarei è frutto di una precisa scelta della paziente, senza indicazione clinica. Inoltre, secondo nove ginecologi su 10, sono le complicazioni medico-legali la motivazione principale di questo risultato, che in alcune regioni come la Campania raggiunge il 62%. E confermano che le esigenze organizzative pesano più di quelle cliniche: 59% contro solo il 32%, un caso su tre.

Più rischi senza indicazioni

Eppure, non si tratta di un intervento innocuo e senza danni, stando a quanto riportato dall’indagine dell’Oms, i cui autori hanno valutato anche i rischi associati alle diverse modalità di parto. In particolare, è stato osservato che il rischio di mortalità e l’indice di complicanze e conseguenze negative per la salute della madre, aumentavano in tutti i casi di taglio cesareo, ma il dato rilevante è che il rischio triplicava, rispetto a un parto spontaneo naturale senza intervento medico, se il cesareo era stato programmato senza indicazione medica, vale a dire senza un reale bisogno per la salute del nascituro o della madre. Inoltre solo in caso di presentazione podalica si ottenevano dei miglioramenti sull’esito del parto, con il taglio cesareo indipendentemente se veniva programmato o deciso durante il parto. Per invertire la tendenza, quanto meno in italia esistono soluzioni percorribili e virtuosismi a cui aspirare: “Dall’inchiesta emerge un segnale di allarme lanciato da chi opera in prima linea e avverte la mancanza di medici preparati, il basso numero di ginecologi di turno e lo scarso accesso all’epidurale” spiega Vittori, e propone soluzioni: “Per il 35% degli intervistati la situazione potrebbe normalizzarsi se ci fossero meno pressioni di tipo medico-legale, per il 24% è necessario un investimento nella formazione professionale, per il 19% serve la presenza di un’anestesista dedicato (oggi c’è solo nel 34% dei punti nascita) e il 16% chiede una migliore informazione per le donne”. Fonti Lancet. 2010 Jan 11, Comunicato stampa Sigo

Add comment gennaio 29, 2010

Patto per la salute: la posizione delle Regioni del Mezzogiorno

da sudnews

http://www.sudnews.it/notizia/34993.html

Di seguito, il documento approvato dalle Regioni del Mezzogiorno sul Patto della Salute, dopo la riunione che si è tenuta oggi presso la sede della Regione Puglia a Roma. Il documento è stato firmato dagli assessori alla Sanità di Puglia, Sicilia, Campania, Sardegna, Calabria, Molise e Basilicata.

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Se si interpreta il processo di attuazione del federalismo, avviato dalla modifica del titolo V della Costituzione, come un necessario percorso di modernizzazione del paese, non si può non considerare la necessità di un impegno comune delle regioni per la realizzazione di un programma che garantisca la tenuta dei sistemi territoriali, quale condizione imprescindibile per lo sviluppo complessivo del paese. Il sistema sanitario nazionale è considerato tra i migliori nel panorama internazionale per il suo carattere universalistico e solidale nonché per la sua equità; valori questi che si concretizzano nel modello organizzativo con il quale le regioni assicurano una funzione assistenziale che coniuga la autonomia decisionale delle stesse con l’affermazione della unicità del servizio sanitario nazionale.
In questo contesto va rilevato, senza alcuna ipocrisia, che il sistema sanitario nazionale è tuttavia fortemente caratterizzato dalla divaricazione strutturale nord-sud, fenomeno questo comune a tutti gli altri settori della vita sociale e maturata all’interno del processo storico del paese. Non vi è dubbio, quindi, che per difendere il diritto alla tutela della salute di tutti i cittadini, sancito dalla costituzione, e per garantire l’unicità del sistema sanitario sia necessario attuare scelte politiche che, in linea con quanto più volte sottolineato dal Presidente della Repubblica sulla necessità di colmare il divario Nord – Sud, favoriscano un progressivo adeguamento dei sistemi sanitari del mezzogiorno rispetto a quelli in esercizio nelle aree più sviluppate del paese.
A questo proposito va detto che la rete di offerta dei servizi sanitari delle regioni settentrionali si è andata consolidando nel tempo grazie a scelte di riorganizzazione e ammodernamento tempestive ed appropriate realizzate attraverso opportuni investimenti. Negli ultimi anni gli elementi utilizzati ai fini del riparto del fondo sanitario nazionale, che hanno disatteso gli stessi principi previsti dal legislatore con la Legge 662/96, non hanno aiutato a ridurre il gap ma anzi hanno determinato un progressivo allargamento della forbice nord-sud. La lettura dei bisogni sanitari, infatti, è stata fatta quasi esclusivamente sulla rilevazione della popolazione pesata per età misconoscendo il fondamentale rilievo degli altri indici che misurano l’accesso ai servizi sanitari in ragione di valutazioni di ordine socio economico.
Quest’ultimo criterio giustifica la più alta richiesta di prestazioni in quelle aree del paese che soffrono condizioni di indubbio disagio socio-economico. L’altro criterio che deve trovare piena applicazione fa riferimento alla necessità di garantire la piena funzionalità del sistema in tutte quelle condizioni di scarsa crescita o addirittura di decremento della popolazione, che rischiano di compromettere la sostenibilità del sistema regionale e parallelamente la tenuta complessiva del sistema sanitario nazionale. La correzione dei criteri di finanziamento del sistema sanitario delle regioni meridionali non solo rappresenta l’adempimento di un dovere di solidarietà, ma costituisce un comune obiettivo cui deve tendere l’intero sistema sanitario del Paese sia dal punto di vista dell’efficienza che della efficacia. E’ interesse comune, quindi, trovare un’ intesa per sostenere il percorso necessario a alla sua realizzazione. D’altro canto, la stessa Conferenza delle Regioni e delle Provincie Autonome nel documento approvato il 23 ottobre 2009 ha posto l’accento sulla necessità di riequilibrare la capacità di fornire servizi di eguale qualità ed efficacia su tutto il territorio nazionale e di dare certezza di risorse per il SSN su un arco pluriennale, in attesa della entrata in vigore del federalismo fiscale di cui alla legge 42 del 2009.
La volontà di aderire al Patto della Salute 2010-2012 da parte delle regioni del mezzogiorno, pur in presenza di alcuni elementi penalizzanti, costituisce un atto di responsabilità nel contesto di un progressivo adeguamento alla architettura di uno stato federale che contemperi le esigenze di ammodernamento del Sistema Sanitario Nazionale (al quale contribuiscono tutti i Sistema Sanitari Regionali) con la equità dell’accesso e il valore dell’universalismo del modello organizzativo. Tale adesione va tuttavia correttamente connessa alla individuazione di un meccanismo di riparto che tenga conto della necessità di assicurare appropriate risorse finanziarie in grado da una parte di soddisfare i bisogni di salute espressi dalla popolazione e dall’altra di sostenere i sistemi regionali nella loro conformazione strutturale e organizzativa. Si tratta, in vero, di garantire a ciascun cittadino il diritto alla parità delle prestazioni.
A tal fine, le regioni del mezzogiorno valutano ineludibile la considerazione che per la realizzazione degli obiettivi citati è necessario adottare criteri che tengano conto: 1) che nel riparto finanziario del Fondo Sanitario Nazionale si introducano criteri che implicano una allocazione delle risorse più equa e solidale; 2) che per i fenomeni di disagio socio-economico si concordino parametri di aggiustamento indispensabili per assicurare il corretto finanziamento dei relativi sistemi regionali; 3) che siano riconosciute modalità di riequilibrio per le situazioni che presentino diseconomie di scala. In un momento di forti cambiamenti ordinamentali e di continua evoluzione del contesto sociale, peraltro caratterizzato da una congiuntura economica che presenta oggettive criticità, appare responsabile da parte di tutti condividere un percorso solidale e sostenibile.
Firmato gli Assessori alla Sanità: Tommaso Fiore Regione Puglia Massimo Russo Regione Sicilia Mario Santangelo Regione Campania Antonio Angelo Liori Regione Sardegna Domenico Cersosimo Regione Calabria Nicola Passarelli Regione Molise Antonio Potenza Regione Basilicata

03/12/2009

Add comment dicembre 3, 2009

Influenza A? Un ‘virus mediatico’. I pediatri: ”Allarme ingiustificato”

L’appello ai genitori: ”Se il vostro bambino ha la febbre, tenetelo a casa”

 

Roma – (Adnkronos) – Il presidente della commissione Vaccini della Sip: ”Esposizione esagerata sui mass-media, la stagionale causa più morti”. E avverte: ”L’emergenza è l’assalto agli ospedali”.
Questo è un virus mediatico. Non discuto il fatto che ci si trovi di fronte a una pandemia e che questa provochi vittime ma l’esposizione sui mass-media è ingiustificata. Basti pensare che l’influenza stagionale causa un numero di morti dieci volte superiore. E anche tra i bambini la normale influenza causa ogni anno decine di decessi che però non fanno notizia”. Così Alberto Ugazio, presidente della commissione Vaccini della Società Italiana Pediatria ai microfoni di Cnrmedia. ”Anche le ipotesi di una mutazione del virus – rileva – sono scontate e creano solo allarmismo. I pericoli qui sono altri: cominciamo a vedere medici che negli ospedali non riescono ad assistere malati gravi perché i servizi essenziali sono assaliti da presunti malati. Ai genitori ripeto: se il vostro bambino ha la febbre, tenetelo a casa”.

Da parte sua il vice ministro per la Salute Ferruccio Fazio , intervenendo in diretta telefonica a ‘Domenica In- L’Arena’ su Raiuno, sottolinea: ”Mi rendo conto che le morti dei giovani colpiscono emotivamente. Non è più un’influenza ma una pandemia. Questa semmai è più leggera di quanto può essere l’influenza stagionale che lo scorso anno ha causato 8 mila morti”. Fazio ha spiegato che ”parte dell’allarmismo è dovuto all’allarme che c’è stato in passato per altre pandemie, come l’aviaria e la Sars. Ci spaventano perché non le conosciamo e perché sono comunque molto contagiose”. Il vice ministro alla Salute ha poi confermato di aver già raccolto l’appello lanciato in studio dal presidente dell’Ordine dei medici di Roma Mario Falconi, affinché le Regioni potenzino l’assistenza sanitaria.  ”Se continua questo allarmismo – ha spiegato Falconi – succederà che si paralizzerà l’attività dei medici di base, che già non ce la fanno più”. Fazio ha poi chiesto ai medici di vaccinare ”i malati cronici perché sono gli unici che rischiano veramente”.

http://www.adnkronos.com/IGN/ext/printNews.php?sec=News&cat=Cronaca&loid=3.0.3969239872

Add comment novembre 9, 2009

influenzometro

Valuta i tuoi sintomi con questa tabella

SINTOMI INFLUENZA RAFFREDDORE
Insorgenza dei primi sintomi Generalmente brusca ed improvvisa, accompagnata da brividi e sudorazione Può essere graduale
Febbre Superiore ai 38°C, dura circa 3-4 giorni Rara e, in genere, non elevata
Mal di testa Sì, forte Raro
Malessere e dolori generali Quasi sempre presenti e spesso forti Non gravi
Affaticamento e debolezza Possono durare fino a due-tre settimane Accennati
Naso chiuso A volte Comune
Starnuti A volte Frequenti
Mal di gola A volte Comune
Dolori al petto durante la respirazione e la tosse Comuni. Possono divenire molto forti Comuni. Possono divenire molto forti
Complicanze Bronchiti e polmoniti Otite

Add comment novembre 3, 2009

PANDEMIA E PSICOSI

Da “La Sicilia” sabato 31 Ottobre 2009

http://giornale.lasicilia.it/giornale/3110/CT3110/CR/CR05/navipdf.html

Incontro degli operatori della sanità catanese con il dirigente dell’assessorato

Influenza, i medici: «No allarmismo»

Di Angelo Torrisi

Influenza pandemica: mentre continuano a rincorrersi le notizie più contrastanti sulla reale entità patogena di questo fenomeno nonché sull’indice di mortalità a esso correlato e sulla opportunità e validità della vaccinazione , i medici di medicina generale di Catania così come quelli di tutto il resto d’Italia – come emerso da un incontro svoltosi a cura della Società Italiana di Medicina generale (Simg) con la collaborazione dell’università, dell’assessorato regionale della Sanità, con l’Ordine dei medici e con l’azienda sanitaria provinciale – nell’aula magna del Policlinico tra professionisti del settore, si preparano a affrontare l’”urto” con il virus H1N1 e i suoi effetti – con il dovuto impegno e nella piena coscienza di essere proprio loro gli elementi di primo impatto con gli ammalati che saranno colpiti dal nuovo virus :con tutte le difficoltà e i problemi annessi e connessi soprattutto alla coincidenza ormai inevitabile con l’epidemia influenzale stagionale che è ormai alle porte.

Sarà infatti assai difficile,ai fini della diagnosi, distinguere l’uno o l’altro tipo d’influenza giacché la sintomatologia – di quella pandemica e di quella stagionale – è del tutto sovrapponibile (febbre, dolori articolari ,interessamento infiammatorio delle prime vie aeree, tosse) anche se, in verità, la distinzione medesima dovrà servire ai fini non già della terapia che è anch’essa uguale ma della eventuale segnalazione a tutto l’apparato sanitario organizzativo che è stato già impostato dal ministero e che – come riferito nello stesso seminario catanese dalla dott. Maria Antonietta Bullara dell’assessorato della Sanità sta trovando anche nella nostra Regione la dovuta celere applicazione attraverso la redazione di tutto un piano che prevede la stretta sorveglianza della pandemia con tutti i provvedimenti del caso tra i quali la designazione già avvenuta di quaranta medici-sentinella (cui tocca recepire e segnalare la casistica monitorizzando la stessa) nonché tutte le norme che si riferiscono al trattamento della malattia, alla sua prevenzione , alla informazione dei cittadini , alla protezione degli stessi ,alla vaccinazione dei soggetti a rischio, il coinvolgimento attivo di tutti i medici di medicina generale e dei pediatri :tutti dispositivi, questi , che – come riferito dalla dott. Emma Pulvirenti dell’azienda sanitaria provinciale – sono in via di attuazione anche a Catania e relativo territorio.

Ma la segnalazione da parte dei medici di famiglia di un eventuale caso sospettato sulla scorta di una permanenza e aggravamento della sintomatologia respiratoria riuscirà utile soltanto ai fini di un ricovero per gli accertamenti circa la presenza del nuovo virus :esame questo che paradossalmente dovrà essere realizzato soltanto presso l’unico centro di virologia per la Sicilia che è stato individuato a Palermo. A tale ultimo proposito il preside della facoltà di Medicina prof. Francesco Basile ha fatto notare alla dott. Bullara come esiste a Catania – in uno alle altre strutture efficienti – un centro di Virologia (quello del Policlinico che ha quale responsabile il prof. Guido Scalia) che gode del riconoscimento di “eccellenza” e che ciò nonostante non è stato individuato dalla Regione quale punto di riferimento degli accertamenti per l’H1N1 con conseguente necessità di trasferire i “vetrini” a quello di Palermo.

vaccino H1N1

A Catania strutture specialistiche negli ospedali e un centro di «eccellenza» ma gli accertamenti vanno trasferiti a Palermo


Il seminario (organizzato dalla dott. Maria Concetta Giuliano e Aldo Antichi della segreteria scientifica della Simg) ha offerto l’opportunità ai medici di approfondire le conoscenze circa le linee guida da rispettare quando l’epidemia sarà tra di noi e di conoscere al tempo stesso l’andamento del fenomeno stesso (incidenza , mortalità eccetera): un andamento che si rivela estremamente blando e che ha in talune eccezioni l’espressione di un esito da porre in correlazione esclusivamente con patologie croniche di notevole entità clinica e con conclamati fattori di rischio individuale. Lo stesso incontro ha dato indicazioni circa la gestione della pandemia (triage telefonico, visita ambulatoriale e domiciliare, rete diagnostica terapeutica assistenziale), le possibili complicanze respiratorie e cardiologiche (che sono per altro possibili anche nell’influenza stagionale), la coesistenza di altre patologie, la gestione degli interventi d’emergenza, i farmaci antivirali e le vaccinazioni( tra i relatori i professori Gaetano Catania ,Giuseppe Di Maria e Renato Bernardini e dottori Cuccia, Pennisi, Paradisi, Profeta, Crisafulli e Trovato Elisa Battaglia, e moderatori D’Urso e Paradisi) mentre il medico giornalista dott. Fortunato Fimognari ha stigmatizzato in maniera garbata ma severa e decisa la tempesta “mediatica” che ha accompagnato e continua a accompagnare la pandemia da H1N1 in una maniera contraddittoria e improntata al sensazionalismo che ha finito con il seminare paura tra la popolazione e confusione persino tra i medici :categoria quest’ultima” sulla quale ricadrà il peso maggiore di questo evento di difficile gestione sia sul fronte operativo che su quello etico”.

Quattro cose utili da sapere

_ Si deve andare in ospedale se si sospetta di avere l’influenza?

No. La cosa migliore è telefonare al medico di famiglia e seguire i suoi consigli; se la situazione lo richiedesse, sarà lo stesso medico a decidere il ricovero.

_ Vaccino, è meglio fare anche quello per l’influenza stagionale?

Gli esperti consigliano entrambe le vaccinazioni, su braccia diverse per evitare effetti collaterali; e distanziare le somministrazioni soprattutto per i bambini.

_ Dopo quanto tempo si attiva la copertura del vaccino?

In genere occorrono due o tre settimane, e per i bambini – con somministrazioni distanziate – circa un mese.

_ Quanto tempo dura l’efficacia del vaccino?

Non ci sono dati certi, si ritiene comunque che l’efficacia protegga per almeno un’intera stagione

ANGELO TORRISI

Add comment ottobre 31, 2009

Infuenza A: in Usa stato d’emergenza, in Italia medici freddi davanti alla vaccinazione

Dal Giornale del Medico Online
http://www.gdmonline.it/portal_aree/portal_aree_attualita/portal_aree_attualita_politica_e_sanita/article-19585.view?dummy=1256629093779
27.10.2009
di Alessandro Santoro
Messe assieme, le due notizie fanno a pugni: mentre negli Stati Uniti il presidente Barack Obama proclama lo stato d’emergenza per l’epidemia da influenza A, in Italia: più della metà dei medici, generalisti compresi, “diserta” la campagna vaccinale lanciata dal Ministero per la profilassi delle categorie a rischio, quelle cioè che per ragioni sociali e professionali non possono correre il rischio di ammalarsi. Una notizia sulla quale la stampa nazionale si è gettata a corpo morto, soprattutto dopo la conferma del viceministro alla Salute, Ferruccio Fazio, secondo il quale non più del 40% dei medici si sarebbe sottoposto a vaccinazione. «Forse» è il commento riportato dalle principali agenzie di stampa «da parte nostra non è stato comunicato con sufficiente chiarezza perché è utile la profilassi».
Morale, dai servizi dei media “laici” (ossia indirizzati al grande pubblico) la classe medica esce maluccio: incosciente o pressapochista se si presta fede al mea culpa di Fazio, addirittura incosciente se si guarda a ciò che sta accadendo negli Usa.
E se la verità fosse un’altra? Se l’assenza di “entusiasmo” per la vaccinazione ministeriale fosse dovuta ad altre considerazioni? Ricordiamo le cifre dell’epidemia, per esempio: secondo il sito del Ministero a oggi risulterebbero nel mondo poco più di 400mila casi confermati (e 5mila decessi), 55mila in Europa (con 174 morti) e tremila in Italia (quattro i decessi). «Premesso che vaccinarsi sarebbe comunque opportuno» è il commento di Saffi Ettore Giustini, responsabile area farmaco della Simg «è probabile che la freddezza di tanti medici nei confronti della profilassi sia legata all’esperienza sul campo: che l’influenza A sia ormai arrivata anche in Italia è un dato di fatto, ma allora perché vaccinarsi ora, quando è troppo tardi? E poi finora il livello di mortalità e morbilità del virus rimane ampiamente al di sotto della soglia di allarme». «Io ho avuto diversi pazienti colpiti dall’influenza A» conferma Giulio Titta, presidente di Fimmg Piemonte «e la maggior parte di loro neanche s’era resa conto, pensava a un’influenza stagionale». «Ad alimentare le perplessità dei medici c’è anche l’incoerenza e l’incompletezza dell’informazione» fa eco Domenico Crisarà, segretario provinciale di Fimmg Padova «come faccio a scegliere o consigliare la vaccinazione ai miei pazienti quando la somministrazione presuppone un’informativa all’interessato lunga 4 pagine? Come posso fare una scelta quando sono vittima di una campagna mediatica emotiva e confusa, che getta sospetti sulle multinazionali del farmaco oppure fa allarmismo inutile, come a proposito della decisione di Obama di proclamare lo stato d’emergenza, una misura preventiva che i nostri giornali hanno presentato come un indizio dell’imminente catastrofe?». Di qui la scelta di molti medici veneti di assumere una posizione neutrale rispetto alla profilassi: «troppe ombre» conclude Crisarà «mancano gli elementi per una posizione consapevole»

Add comment ottobre 27, 2009

Seminario su ” Il Medico di Medicina Generale e la influenza A/H1N1v”

Dalla prevenzione alla cura
confronto e coordinamento tra MMG e strutture di riferimento

Giovedì 29 Ottobre
ore 15.00 – 20.00
Aula Magna
Policlinico di Catania

Si dibatte da tempo sulla pandemia influenzale da virus H1N1 e notizie contrastanti ed allarmanti giungono quotidianamente dai media, dai siti istituzionali vengono divulgati piani pandemici ed emanate costantemente circolari rivolte agli amministratori sanitari, tuttavia i Medici di Famiglia, professionisti che da sempre affrontano in prima linea questi eventi, non sono stati ancora coinvolti concretamente e direttamente. Da qui l’esigenza di un seminario organizzato dalla SIMG Catania (Società Italiana di Medicina Generale – sezione di Catania), in collaborazione con l’Assessorato della Sanità Regione Sicilia, la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Catania, l’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della Provincia di Catania e l’ASP (Azienda Sanitaria Provinciale) di Catania -  che analizzi in maniera dialettica e pratica le problematiche inerenti la prevista pandemia, le soluzioni e gli strumenti predisposti dal Comitato per il Piano Pandemico Regionale e dalla Unità di Crisi Aziendale di Catania (UCAP). L’adeguata formazione del personale coinvolto nella risposta alla pandemia è infatti una delle azioni prioritarie a sostegno del Piano Pandemico.
Destinatari dell’intervento formativo sono quindi i Medici di Medicina Generale che rivestiranno un ruolo strategico e di prima linea nell’assistenza alla popolazione e nel contenimento della diffusione della pandemia da influenza A/H1N1v.

Obiettivi del Corso sono:

  •  Confrontare e sviluppare le conoscenze sulla pandemia e sulla sua gestione, per attuare interventi pronti e appropriati
  •  Presentare la rete di assistenza territoriale ed ospedaliera di riferimento
  •  Contribuire a determinare una collaborazione integrata tra i Medici di Medicina Generale e gli operatori sanitari dei Presidi Ospedalieri coinvolti nel Piano Aziendale di gestione della pandemia

programma dell’Incontro scaricabile qui:

http://www.fimesan.it/newsletter/NL_26102009_2577.html

http://www.fimesan.it/pdf/various/depliant_influenza_A.pdf

Add comment ottobre 20, 2009

SALUTE: MALATTIE REUMATICHE, IL DECALOGO PER LA DIAGNOSI PRECOCE

Ecco il decalogo per la diagnosi precoce delle malattie reumatiche presentato oggi dalla Fondazione Italiana per la Ricerca sull’Artrite (FIRA), in occasione della Giornata Mondiale delle Malattie Reumatiche. In presenza di uno o piu’ di questi sintomi e’ bene rivolgersi al medico di famiglia che decidera’ per un’eventuale visita specialistica reumatologica.

1. Dolore e gonfiore alle articolazioni delle mani e/o dei polsi che persiste da piu’ di tre settimane.

2. Rigidita’ articolare che dura piu’ di 1 ora al mattino, dopo il risveglio.

3. Gonfiore improvviso, associato o meno a dolore e arrossamento locale, di una o piu’ articolazioni in assenza di trauma.

4. Nel giovane: dolore di tipo sciatico fino al ginocchio che va e viene, cambiando anche di lato, che aumenta durante il riposo notturno e si attenua con l’attivita’ fisica.

5. Sbiancamento delle dita delle mani all’esposizione al freddo o per variazioni climatiche o per emozioni.

6. Sensazione di secchezza o di sabbia negli occhi associata a secchezza della bocca e a dolori articolari o muscolari.

7. Arrossamento al viso, su naso e guance o attorno agli occhi, peggiorato dall’esposizione solare anche lieve e associato a dolori articolari.

8. Nell’ultracinquantenne: improvvisa comparsa di dolore ad entrambe le spalle, con impossibilita’ di pettinarsi o allacciare il reggiseno, ed alle anche con difficolta’ ad alzarsi da una poltrona, specie se accompagnato da mal di testa e calo di peso.

9. Nella donna in post-menopausa o nel paziente che assume cortisone: dolore improvviso alla schiena particolarmente dopo uno sforzo o il sollevamento di un peso.

10. Nei soggetti affetti da psoriasi o con familiari affetti da psoriasi: comparsa di dolore alle articolazioni o alla colonna vertebrale o al tallone.

http://www.asca.it/news-SALUTE__MALATTIE_REUMATICHE__IL_DECALOGO_PER_LA_DIAGNOSI_PRECOCE-866144-ORA-.html

Add comment ottobre 12, 2009

IL TEMPO DELL’EPIDEMIA MEDIATICA

di Donato Greco

Consulente, Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute, ISS

da LaVoce.info del 9 Ottobre 2009

http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001324.html

La paura dell’epidemia è radicata nell’essere umano e prevale sulla comunicazione basata sull’evidenza e sugli elementi scientifici disponibili. Esempio eclatante quanto accaduto con l’influenza aviaria. Una storia che rischia di ripetersi con il virus H1N1, anche se nei paesi già colpiti la sua incidenza è stata bassissima. E se gli allarmi del passato hanno permesso l’avvio di reti di sorveglianza adeguate e la crescita della cultura della prevenzione, speriamo che in futuro diminuiscano i falsi allarmi e si possa comunicare il rischio reale senza provocare allarmismo.

Credit © European Communities, 2009


L’influenza è un problema importante e ogni anno si ripresenta con i suoi altissimi costi sanitari e sociali. Quest’anno poi c’è una ulteriore brutta sorpresa: a fianco ai “normali” virus stagionali, se ne è aggiunto uno assolutamente nuovo, che è stato capace di acquisire geni dai virus influenzali degli uccelli e da quelli dei suini

Quali i possibili imminenti scenari per il nostro paese?

SCENARIO N. 1

Il virus suino si diffonde molto rapidamente nella popolazione giovane e adulta, fino a raggiungere un picco nel mese di dicembre per poi scemare nel mese successivo, quando inizia l’epidemia stagionale che permane, come di consueto, fino agli inizi di aprile. La velocizzazione dei contagi favorisce la crescita di virulenza del virus, casomai anche sviluppando qualche ulteriore mutazione. Si procede quindi a una intensiva campagna di vaccinazione di massa, a partire da fine ottobre fino a dicembre. La vaccinazione, insieme alle altre misure, riesce ad attutire l’impatto dell’epidemia riducendo la mortalità e la morbosità delle complicanze.

SCENARIO N. 2

Continua a esaurimento la trasmissione modesta del virus suino, le infezioni restano clinicamente molto moderate, non vi sono nuove mutazioni virali, l’incidenza dell’influenza è da 10 a 30 volte inferiore della ricorrente “stagionale”, l’epidemia si spegne a Natale per far posto al virus stagionale che inizia il suo consueto percorso. La vaccinazione contro il virus suino non viene fatta e il trattamento antivirale viene riservato ai casi di infezione nei soggetti ad alto rischio di complicanze batteriche.

COSA FARE, ALLORA?

Il principio di precauzione richiederebbe di sposare lo scenario peggiore e di prepararsi a una epidemia violenta: limitazioni agli spostamenti e riduzione degli eventi di comunità; campagna per il lavaggio delle mani e per le misure di distacco sociale; acquisizione di farmaci e vaccini in quantità e preparazione di piani urgenti specifici.

Ma nella maggioranza degli oltre cento paesi dove, da febbraio a oggi, il virus si è trasmesso, l’epidemia suina è ormai finita. L’incidenza è stata bassissima: da dieci a trenta volte inferiore a quella “stagionale”. Anche in Messico, primo paese colpito, l’epidemia è terminata a fine luglio. Ed è in fase calante anche negli Usa e in Inghilterra. In tanti mesi, pochi casi: decine di migliaia, confrontati con i milioni dell’abituale influenza stagionale. E senza vaccinazione e drastiche misure sociali.

Appare quindi chiaro che il nuovo virus ha un andamento analogo ad altri virus influenzali epidemici: nelle fasi interepidemiche si trasmette in maniera strisciante mentre esplode in epidemia per circa due mesi, ma con una “forza” molto più moderata di quella “normale” dell’influenza stagionale. (1)

È indubbio che sia necessario essere pronti, ma anche considerare la molto probabile ipotesi che la stragrande maggioranza delle contromisure epidemiche non saranno necessarie: non chiuderemo scuole, né comunità, non useremo farmaci profilattici né ci vaccineremo, anche perché, speriamo, l’epidemia andrà al suo termine prima che il vaccino sia realmente disponibile.

In conclusione: tanta cautela, drastica riduzione della comunicazione terroristica, continua e cauta sorveglianza, continua preparazione silenziosa al peggio, ma anche concreta visione di un fenomeno “morbido” analogo ad altri del passato trascorsi in silenzio.

FALSI ALLARMI E AFFARI

L’allarme epidemico è, ed è sempre stato, un formidabile propagatore di paura: ben al di là degli elementi scientifici disponibili, la paura dell’epidemia appare ben radicata nell’essere umano e prevale sulla comunicazione basata sull’evidenza.

Ma se la paura era razionale nelle epoche in cui le epidemie erano ricorrenti e mortali per intere fette di popolazione, meno logica è oggi, quando le tecnologie, le conoscenze, i sistemi di sorveglianza garantiscono da improbabili catastrofiche epidemie. E invece sistematicamente assistiamo a epidemie mediatiche, ove l’allarme va ben al di là del rischio reale, con conseguenze nefaste per la popolazione e per l’economia.
Solo negli ultimi dieci anni, in Italia, ne abbiamo viste parecchie.
L’allarme mucca pazza, che ha fatto crollare il mercato delle carni per un bel periodo senza che la nuova variante di morbo di creutsfell-jacob abbia fatto registrare un singolo caso nel nostro paese.
L’allarme Sars, il nostro comunissimo virus del raffreddore, che ha prodotto una catastrofe economica (commerci interrotti, aeroporti chiusi, viaggi proibiti) ma per fortuna solo quattro casi importati in Italia, tutti guariti.
L’allarme più grande è stato senza dubbio quello dell’influenza aviaria: un cataclisma mediatico durato sei mesi senza che vi sia stata alcuna trasmissione del virus H5N1 da uomo a uomo.
Abbiamo assistito a teatrini che oggi appaiono in tutta la loro comicità: un ministro della Salute che si precipita in soccorso a poveri cigni in cattive condizioni di salute; gli ombrellini anti pioggia fecale da stormi di anatre migranti in vendita a Napoli; l’astensione dal consumo di carne di pollo; centinaia di prime pagine dei quotidiani per mesi; un inferno di trasmissioni televisive; grande disorientamento della popolazione e anche dei medici.
Certo, c’è stato chi ha gongolato molto e, molto verosimilmente, non è stato estraneo all’epidemia mediatica. Industrie farmaceutiche sull’orlo della crisi sono state capaci di coinvolgere i politici dei paese ricchi alla corsa di “chi compra di più”, offrendo all’opinione pubblica la falsa assicurazione che il farmaco avrebbe protetto dall’epidemia. Istituzioni specializzate, laboratori, reparti infettivi, veterinari, hanno avuto una splendida occasione per auto-valorizzarsi e ottenere risorse, posti, dipartimenti.
Gli allarmi citati hanno però fatto bene anche all’intero sistema salute. Finalmente sono state avviate adeguate reti di sorveglianza, è drasticamente migliorata la capacità diagnostica clinica e di  laboratorio, è cresciuta la cultura della prevenzione.
C’è da sperare che tutto questo contribuisca anche a diminuire falsi allarmi futuri, che diventi meno impunibile la speculazione mediatica e commerciale, che si possa comunicare il rischio reale senza provocare allarmismo. Una cosa difficile in un mondo dove l’informazione è globalizzata e quindi poco governabile.

(1) Vedi ultimo aggiornamento www.ECDC.europa.eu

Add comment ottobre 9, 2009

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