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influenzometro
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| SINTOMI | INFLUENZA | RAFFREDDORE |
| Insorgenza dei primi sintomi | Generalmente brusca ed improvvisa, accompagnata da brividi e sudorazione | Può essere graduale |
| Febbre | Superiore ai 38°C, dura circa 3-4 giorni | Rara e, in genere, non elevata |
| Mal di testa | Sì, forte | Raro |
| Malessere e dolori generali | Quasi sempre presenti e spesso forti | Non gravi |
| Affaticamento e debolezza | Possono durare fino a due-tre settimane | Accennati |
| Naso chiuso | A volte | Comune |
| Starnuti | A volte | Frequenti |
| Mal di gola | A volte | Comune |
| Dolori al petto durante la respirazione e la tosse | Comuni. Possono divenire molto forti | Comuni. Possono divenire molto forti |
| Complicanze | Bronchiti e polmoniti | Otite |
Add comment Novembre 3, 2009
Infuenza A: in Usa stato d’emergenza, in Italia medici freddi davanti alla vaccinazione
Morale, dai servizi dei media “laici” (ossia indirizzati al grande pubblico) la classe medica esce maluccio: incosciente o pressapochista se si presta fede al mea culpa di Fazio, addirittura incosciente se si guarda a ciò che sta accadendo negli Usa.
E se la verità fosse un’altra? Se l’assenza di “entusiasmo” per la vaccinazione ministeriale fosse dovuta ad altre considerazioni? Ricordiamo le cifre dell’epidemia, per esempio: secondo il sito del Ministero a oggi risulterebbero nel mondo poco più di 400mila casi confermati (e 5mila decessi), 55mila in Europa (con 174 morti) e tremila in Italia (quattro i decessi). «Premesso che vaccinarsi sarebbe comunque opportuno» è il commento di Saffi Ettore Giustini, responsabile area farmaco della Simg «è probabile che la freddezza di tanti medici nei confronti della profilassi sia legata all’esperienza sul campo: che l’influenza A sia ormai arrivata anche in Italia è un dato di fatto, ma allora perché vaccinarsi ora, quando è troppo tardi? E poi finora il livello di mortalità e morbilità del virus rimane ampiamente al di sotto della soglia di allarme». «Io ho avuto diversi pazienti colpiti dall’influenza A» conferma Giulio Titta, presidente di Fimmg Piemonte «e la maggior parte di loro neanche s’era resa conto, pensava a un’influenza stagionale». «Ad alimentare le perplessità dei medici c’è anche l’incoerenza e l’incompletezza dell’informazione» fa eco Domenico Crisarà, segretario provinciale di Fimmg Padova «come faccio a scegliere o consigliare la vaccinazione ai miei pazienti quando la somministrazione presuppone un’informativa all’interessato lunga 4 pagine? Come posso fare una scelta quando sono vittima di una campagna mediatica emotiva e confusa, che getta sospetti sulle multinazionali del farmaco oppure fa allarmismo inutile, come a proposito della decisione di Obama di proclamare lo stato d’emergenza, una misura preventiva che i nostri giornali hanno presentato come un indizio dell’imminente catastrofe?». Di qui la scelta di molti medici veneti di assumere una posizione neutrale rispetto alla profilassi: «troppe ombre» conclude Crisarà «mancano gli elementi per una posizione consapevole»
Add comment Ottobre 27, 2009
SALUTE: MALATTIE REUMATICHE, IL DECALOGO PER LA DIAGNOSI PRECOCE
Ecco il decalogo per la diagnosi precoce delle malattie reumatiche presentato oggi dalla Fondazione Italiana per la Ricerca sull’Artrite (FIRA), in occasione della Giornata Mondiale delle Malattie Reumatiche. In presenza di uno o piu’ di questi sintomi e’ bene rivolgersi al medico di famiglia che decidera’ per un’eventuale visita specialistica reumatologica.
1. Dolore e gonfiore alle articolazioni delle mani e/o dei polsi che persiste da piu’ di tre settimane.
2. Rigidita’ articolare che dura piu’ di 1 ora al mattino, dopo il risveglio.
3. Gonfiore improvviso, associato o meno a dolore e arrossamento locale, di una o piu’ articolazioni in assenza di trauma.
4. Nel giovane: dolore di tipo sciatico fino al ginocchio che va e viene, cambiando anche di lato, che aumenta durante il riposo notturno e si attenua con l’attivita’ fisica.
5. Sbiancamento delle dita delle mani all’esposizione al freddo o per variazioni climatiche o per emozioni.
6. Sensazione di secchezza o di sabbia negli occhi associata a secchezza della bocca e a dolori articolari o muscolari.
7. Arrossamento al viso, su naso e guance o attorno agli occhi, peggiorato dall’esposizione solare anche lieve e associato a dolori articolari.
8. Nell’ultracinquantenne: improvvisa comparsa di dolore ad entrambe le spalle, con impossibilita’ di pettinarsi o allacciare il reggiseno, ed alle anche con difficolta’ ad alzarsi da una poltrona, specie se accompagnato da mal di testa e calo di peso.
9. Nella donna in post-menopausa o nel paziente che assume cortisone: dolore improvviso alla schiena particolarmente dopo uno sforzo o il sollevamento di un peso.
10. Nei soggetti affetti da psoriasi o con familiari affetti da psoriasi: comparsa di dolore alle articolazioni o alla colonna vertebrale o al tallone.
http://www.asca.it/news-SALUTE__MALATTIE_REUMATICHE__IL_DECALOGO_PER_LA_DIAGNOSI_PRECOCE-866144-ORA-.html
Add comment Ottobre 12, 2009
IL TEMPO DELL’EPIDEMIA MEDIATICA
di Donato Greco
Consulente, Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute, ISS
da LaVoce.info del 9 Ottobre 2009
http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001324.html
La paura dell’epidemia è radicata nell’essere umano e prevale sulla comunicazione basata sull’evidenza e sugli elementi scientifici disponibili. Esempio eclatante quanto accaduto con l’influenza aviaria. Una storia che rischia di ripetersi con il virus H1N1, anche se nei paesi già colpiti la sua incidenza è stata bassissima. E se gli allarmi del passato hanno permesso l’avvio di reti di sorveglianza adeguate e la crescita della cultura della prevenzione, speriamo che in futuro diminuiscano i falsi allarmi e si possa comunicare il rischio reale senza provocare allarmismo.
Credit © European Communities, 2009
L’influenza è un problema importante e ogni anno si ripresenta con i suoi altissimi costi sanitari e sociali. Quest’anno poi c’è una ulteriore brutta sorpresa: a fianco ai “normali” virus stagionali, se ne è aggiunto uno assolutamente nuovo, che è stato capace di acquisire geni dai virus influenzali degli uccelli e da quelli dei suini
Quali i possibili imminenti scenari per il nostro paese?
SCENARIO N. 1
Il virus suino si diffonde molto rapidamente nella popolazione giovane e adulta, fino a raggiungere un picco nel mese di dicembre per poi scemare nel mese successivo, quando inizia l’epidemia stagionale che permane, come di consueto, fino agli inizi di aprile. La velocizzazione dei contagi favorisce la crescita di virulenza del virus, casomai anche sviluppando qualche ulteriore mutazione. Si procede quindi a una intensiva campagna di vaccinazione di massa, a partire da fine ottobre fino a dicembre. La vaccinazione, insieme alle altre misure, riesce ad attutire l’impatto dell’epidemia riducendo la mortalità e la morbosità delle complicanze.
SCENARIO N. 2
Continua a esaurimento la trasmissione modesta del virus suino, le infezioni restano clinicamente molto moderate, non vi sono nuove mutazioni virali, l’incidenza dell’influenza è da 10 a 30 volte inferiore della ricorrente “stagionale”, l’epidemia si spegne a Natale per far posto al virus stagionale che inizia il suo consueto percorso. La vaccinazione contro il virus suino non viene fatta e il trattamento antivirale viene riservato ai casi di infezione nei soggetti ad alto rischio di complicanze batteriche.
COSA FARE, ALLORA?
Il principio di precauzione richiederebbe di sposare lo scenario peggiore e di prepararsi a una epidemia violenta: limitazioni agli spostamenti e riduzione degli eventi di comunità; campagna per il lavaggio delle mani e per le misure di distacco sociale; acquisizione di farmaci e vaccini in quantità e preparazione di piani urgenti specifici.
Ma nella maggioranza degli oltre cento paesi dove, da febbraio a oggi, il virus si è trasmesso, l’epidemia suina è ormai finita. L’incidenza è stata bassissima: da dieci a trenta volte inferiore a quella “stagionale”. Anche in Messico, primo paese colpito, l’epidemia è terminata a fine luglio. Ed è in fase calante anche negli Usa e in Inghilterra. In tanti mesi, pochi casi: decine di migliaia, confrontati con i milioni dell’abituale influenza stagionale. E senza vaccinazione e drastiche misure sociali.
Appare quindi chiaro che il nuovo virus ha un andamento analogo ad altri virus influenzali epidemici: nelle fasi interepidemiche si trasmette in maniera strisciante mentre esplode in epidemia per circa due mesi, ma con una “forza” molto più moderata di quella “normale” dell’influenza stagionale. (1)
È indubbio che sia necessario essere pronti, ma anche considerare la molto probabile ipotesi che la stragrande maggioranza delle contromisure epidemiche non saranno necessarie: non chiuderemo scuole, né comunità, non useremo farmaci profilattici né ci vaccineremo, anche perché, speriamo, l’epidemia andrà al suo termine prima che il vaccino sia realmente disponibile.
In conclusione: tanta cautela, drastica riduzione della comunicazione terroristica, continua e cauta sorveglianza, continua preparazione silenziosa al peggio, ma anche concreta visione di un fenomeno “morbido” analogo ad altri del passato trascorsi in silenzio.
FALSI ALLARMI E AFFARI
L’allarme epidemico è, ed è sempre stato, un formidabile propagatore di paura: ben al di là degli elementi scientifici disponibili, la paura dell’epidemia appare ben radicata nell’essere umano e prevale sulla comunicazione basata sull’evidenza.
Ma se la paura era razionale nelle epoche in cui le epidemie erano ricorrenti e mortali per intere fette di popolazione, meno logica è oggi, quando le tecnologie, le conoscenze, i sistemi di sorveglianza garantiscono da improbabili catastrofiche epidemie. E invece sistematicamente assistiamo a epidemie mediatiche, ove l’allarme va ben al di là del rischio reale, con conseguenze nefaste per la popolazione e per l’economia.
Solo negli ultimi dieci anni, in Italia, ne abbiamo viste parecchie.
L’allarme mucca pazza, che ha fatto crollare il mercato delle carni per un bel periodo senza che la nuova variante di morbo di creutsfell-jacob abbia fatto registrare un singolo caso nel nostro paese.
L’allarme Sars, il nostro comunissimo virus del raffreddore, che ha prodotto una catastrofe economica (commerci interrotti, aeroporti chiusi, viaggi proibiti) ma per fortuna solo quattro casi importati in Italia, tutti guariti.
L’allarme più grande è stato senza dubbio quello dell’influenza aviaria: un cataclisma mediatico durato sei mesi senza che vi sia stata alcuna trasmissione del virus H5N1 da uomo a uomo.
Abbiamo assistito a teatrini che oggi appaiono in tutta la loro comicità: un ministro della Salute che si precipita in soccorso a poveri cigni in cattive condizioni di salute; gli ombrellini anti pioggia fecale da stormi di anatre migranti in vendita a Napoli; l’astensione dal consumo di carne di pollo; centinaia di prime pagine dei quotidiani per mesi; un inferno di trasmissioni televisive; grande disorientamento della popolazione e anche dei medici.
Certo, c’è stato chi ha gongolato molto e, molto verosimilmente, non è stato estraneo all’epidemia mediatica. Industrie farmaceutiche sull’orlo della crisi sono state capaci di coinvolgere i politici dei paese ricchi alla corsa di “chi compra di più”, offrendo all’opinione pubblica la falsa assicurazione che il farmaco avrebbe protetto dall’epidemia. Istituzioni specializzate, laboratori, reparti infettivi, veterinari, hanno avuto una splendida occasione per auto-valorizzarsi e ottenere risorse, posti, dipartimenti.
Gli allarmi citati hanno però fatto bene anche all’intero sistema salute. Finalmente sono state avviate adeguate reti di sorveglianza, è drasticamente migliorata la capacità diagnostica clinica e di laboratorio, è cresciuta la cultura della prevenzione.
C’è da sperare che tutto questo contribuisca anche a diminuire falsi allarmi futuri, che diventi meno impunibile la speculazione mediatica e commerciale, che si possa comunicare il rischio reale senza provocare allarmismo. Una cosa difficile in un mondo dove l’informazione è globalizzata e quindi poco governabile.
(1) Vedi ultimo aggiornamento www.ECDC.europa.eu
Add comment Ottobre 9, 2009
Catania: Unità di crisi aziendale per la Pandemia influenzale (Ucap)
CATANIA – l’Unità di crisi aziendale per la Pandemia influenzale (Ucap):
L’Asp etnea recependo le linee di indirizzo regionale – predisposte sulla base degli indirizzi generali dell’analogo Piano nazionale approvato con Accordo dalla Conferenza Stato-Regioni – assicurerà così il coordinamento delle attività a livello locale in accordo con il “Comitato regionale per le Pandemie”, che opera come unità di crisi regionale per l’influenza A/N1H1. «L’Unità si occuperà delle attività di prevenzione, diagnosi e cura, seguendo le indicazioni regionali e facilitando l’attuazione della formazione degli operatori sanitari e del volontariato di protezione civile – spiega il direttore Calaciura – pianificherà le azioni di sorveglianza epidemiologica, clinica e virologica sia in campo umano che veterinario; coordinerà ed effettuerà, secondo quanto stabilito, le attività di vaccinazione, predisponendo la gestione degli antivirali ad uso preventivo».
Inoltre, l’Ucap attiverà i protocolli operativi per le azioni di sorveglianza attraverso il sistema dei “medici sentinella”, predisponendo l’attività di assistenza dei medici di medicina generale, dei pediatri di libera scelta e dei medici di continuità assistenziale. Questi ultimi, a loro volta, dovranno garantire il trattamento e l’assistenza dei casi domiciliari e controllare l’eventuale diffusione della pandemia nella comunità.
Unità di Crisi Aziendale per la Pandemia (UCAP) Catania
Domenico Barbagallo (Dipartimento prevenzione), sost. da Cuccia in quanto ora Direttore Sanitario
Salvatore Vitale (Unità Operativa Servizio di protezione e prevenzione e Ufficio tecnico),
Giuseppe Longo (Settore ospedalità),
Salvatore Garozzo (Sistemi informativi),
Concetta Ferlazzo (U.O. Farmacia),
Domenica Pulvirenti (Responsabile di distretto),
Alfio Merennino (Attività infermieristiche),
Pietro Bellissima (U.O. Malattie infettive),
Paolo Calafiore (Terapie intensive)
Franco Carullo (Pronto soccorso),
Salvatore Strano (U.O. Acquisti)
Domenico Grimaldi (rappresentante medici medicina generale)
Giuseppe Mazzola (rappresentante pediatri libera scelta).
Add comment Ottobre 9, 2009
Vaccinazione influenza A(H1N1) Regione Sicilia
http://www.regione.sicilia.it/sanita/default.asp?pg=694
Palermo, 8 ottobre 2009
NUOVA INFLUENZA, DEFINITE LE DIRETTIVE PER LE AZIENDE SANITARIE
PALERMO – L’assessorato regionale alla Sanità ha predisposto le direttive per le aziende sanitarie sulla campagna di vaccinazione antinfluenzale in Sicilia.
Il programma è stato approvato oggi dal comitato regionale per la pandemia e fornisce le linee guida sulla base delle raccomandazioni che il ministero della Salute ha impartito alle regioni.
In particolare, le ASP vengono invitate a organizzare le attività legate alla organizzazione della campagna (pianificazione, informazione, accordi con i MMG ecc.) affinché l’offerta vaccinale avvenga con modalità e tempistica prevista dalle direttive ministeriali.
La normale vaccinazione antinfluenzale stagionale partirà dunque entro il mese di ottobre. La somministrazione del vaccino pandemico partirà invece dal momento della sua effettiva disponibilità e sarà rivolto alle categorie a rischio espressamente previste dalle ordinanze ministeriali.
La direttiva impartisce alle Asp le raccomandazioni sullo stoccaggio e la distribuzione delle dosi che in Sicilia avverrà in proporzione alla popolazione residente nelle varie provincie.
Il coordinamento generale del programma vaccinale nel territorio provinciale è affidato ai dipartimenti di prevenzione, che costituiscono le strutture di sanità pubblica delle ASP e che hanno il compito e la responsabilità di sovrintendere alla gestione operativa della campagna in questione, curando tutti gli aspetti logistici e organizzativi dell’offerta sul territorio.
I dipartimenti di prevenzione di ciascuna ASP stanno definendo la lista dei centri di vaccinazione a cui nei prossimi giorni verrà data massima diffusione.
In questi giorni sono stati effettuati numerosi incontri con le rappresentanze dei medici di base e gli operatori per definire gli ultimi aspetti operativi.
Sono in programma per i prossimi giorni incontri con rappresentanti delle istituzioni, delle forze dell’ordine e dei servizi pubblici essenziali a livello regionale per illustrare le strategie di intervento.
Add comment Ottobre 9, 2009
Sicilia: Comitato Regionale per le Pandemie
| COMPONENTI | ENTE |
| - Dr. Maurizio Guizzardi, n.q. Dirigente Generale del Dipartimento per la Pianificazione Strategica;
- Dr.ssa Maria Antonietta Bullara, n.q. Dirigente Generale del Dipartimento per le Attività Sanitarie e Osservatorio Epidemiologico; - Il Capo della Segreteria tecnica dell’Assessore - Il Dirigente del Servizio 1 – Igiene Pubblica – del Dipartimento per le Attività Sanitarie e Osservatorio Epidemiologico; - Il Dirigente del Servizio 4 – Programmazione Ospedaliera – del Dipartimento per la Pianificazione Strategica - Il Dirigente del Servizio 6 – Programmazione dell’Emergenza – del Dipartimento per la Pianificazione Strategica - Il Dirigente del Servizio 7 – Farmaceutica – del Dipartimento per la Pianificazione Strategica - Il Dirigente del Servizio 8 – Programmazione territoriale ed integrazione socio-sanitaria – del Dipartimento per la Pianificazione Strategica - Il Dirigente del Servizio 9 – Sanità Veterinaria – del Dipartimento per le Attività Sanitarie e Osservatorio Epidemiologico; - Dr. Luigi Aprea, n.q. Direttore Sanitario dell’Azienda Policlinico “P. Giaccone” di Palermo; - Prof. Francesco Vitale, n.q. Direttore del Laboratorio di Analisi Chimico-cliniche dell’Azienda Policlinico “P. Giaccone” di Palermo; - Prof.ssa Lucina Titone, n.q. Direttore UOC Malattie Infettive Azienda Policlinico “P. Giaccone” di Palermo; - Dr.ssa Gabriella Filippazzo, n.q. Direttore Sanitario di Presidio dell’A.O. “V. Cervello” di Palermo; - Dr. Massimo Farinella, n.q. Direttore UOC Malattie Infettive dell’A.O. “V. Cervello” di Palermo; - Dr. Giuseppe Giammanco, n.q. Direttore Sanitario di Presidio P.O. Nesima dell’A.O. “G. Garibaldi” di Catania; - Prof. Rosario Russo, n.q. Direttore UOC Malattie Infettive dell’A.O. “G. Garibaldi” di Catania; - Dr. Tullio Prestileo, n.q. responsabile UOS di Infettivologia AUSL 6 Palermo - Dr. Domenico Barbagallo, n.q. Direttore Dipartimento di Prevenzione AUSL 3 Catania - Dr. Michele Stornello, Direttore UOC Medicina Interna A.O. Umberto I Siracusa e n.q. Presidente Regionale Fadoi |
Comitato Regionale per le Pandemie
Regione Siciliana – Assessorato Sanità |
| - Settore Sistema Regionale di Protezione Civile
- Agenzia per le attività di informazione degli organi di governo della Regione |
Regione Siciliana - Presidenza |
| - Ufficio Sanità Marittima Aerea e di Frontiera (ufficio di Palermo e Catania) | USMAF |
| - Dott.ssa Linda Pasta – dirigente medico dell’Azienda Ospedaliera V.Cervello di Palermo |
Partecipano inoltre alla redazione del presente Piano Regionale pandemico, (n.q. componente dello Staff dell’Assessore), il dott. Giannobile Filippo rappresentante dei Medici di Medicina Generale .
Add comment Ottobre 8, 2009
“Dibattito degli esperti sul vaccino adiuvato” dal NYTimes 22/9/2009
http://www.nytimes.com/2009/09/22/health/22vacc.html?_r=3&hpw=&pagewanted=all
Benefici e dubbi sul vaccino adiuvato
By ANDREW POLLACK

Gli americani sono obbligati a usare un vaccino non sperimentato per aiutare a proteggere la gente dalla pandemia influenzale negli altri paesi?
Questo e’ il punto cruciale del dibattito sugli adiuvanti – una classe di sostanze che in qualche misterioso modo aumenta la potenza del vaccino. Gli studi preliminari suggeriscono che gli adiuvanti potrebbero permettere di immunizzare contro l’influenza pandemica H1N1 con una sola dose di vaccino un numero quattro volte maggiore di persone. Pertanto, con il mondo che deve far fronte a gravi carenze di vaccino, l’Organizzazione Mondiale della Sanita’ (WHO) ed alcuni esperti hanno chiesto l’impiego di coadiuvanti per aumentare la fornitura del vaccino. “Abbiamo sempre sostenuto che il ricorso al vaccino adiuvato lascerebbe più vaccino per i poveri,” ha detto Marie-Paule kieny, direttore delle iniziative per la ricerca sul vaccino dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. I Paesi ricchi hanno contrattato per la maggior parte della produzione del vaccino previsto per la pandemia, lasciandone cosi’ molto poco per i Paesi poveri. Ma mentre il Canada ed alcune Nazioni Europee useranno vaccini contenenti adiuvanti, i funzionari americani hanno stabilito il contrario per adesso. Sostengono che hanno abbastanza vaccino e che la sicurezza degli additivi non e’ stata dimostrata. “Questi sono prodotti che potenzialmente possono essere somministrati a milioni di persone sane,” ha detto il Dr. Jesse Goodman, Ricercatore Capo presso il Food and Drug Administration. “non ci sono note specifiche di sicurezza, pericolo o rilascio” con i coadiuvanti, ha riconosciuto Dr. Goodman. “c’è soltanto più incertezza”.
I Funzionari temono anche che utilizzando un coadiuvante avrebbero sollevato i timori dell’opinione pubblica sulla sicurezza del vaccino n un momento in cui loro sfida potrebbe essere sul punto di procurare abbastanza vaccino per convincere le persone a usarlo. “Se si aggiunge che il pubblico avrebbe percepito come un altra incognita, c’è la preoccupazione che le persone sarebbero riluttanti a farsi vaccinare,” ha detto il Dr. Anthony S. Fauci, Direttore dell’Istituto Nazionale delle Allergie e delle Malattie Infettive. Inoltre, dicono i funzionari, una ragione per usare gli adiuvanti è che essi possono aumentare la potenza di un vaccino contro un virus a cui è scarsamente abbinato. Ma il vaccino per la swine flu si sposa bene al virus, che non e’ mutato. Nelle ultime due settimane, nuovi dati hanno sollevato alcune pressioni sul governo per utilizzare gli adiuvanti. I primi studi indicano che, anche senza un adiuvante, una singola iniezione di vaccino — anziché le due previste — conferirà una protezione adeguata in adulti e bambini di dieci anni almeno. Cio’ effettivamente raddoppia il numero di persone che possono essere immunizzate, e la scorsa settimana il governo ha affermato che metterebbe a disposizione degli altri paesi il 10 per cento dei sui approssimativamente 200 milioni dosi di vaccino. Altre otto nazioni stanno rilasciando alcuni vaccini. Ancora, il Dr. tadataka Yamada, presidente del programma di salute globale alla Fondazione Bill and Melinda Gates, ha detto che la maggior parte della popolazione mondiale di sei miliardi di persone, principalmente in paesi più poveri, sarebbe comunque senza vaccino, specialmente nei primi mesi della pandemia. E’ stato prodotto finora meno vaccino del previsto a causa di problemi di fabbricazione. “oltre tutto, c’è ancora chiaramente una carenza di rifornimenti del vaccino” ha detto Dr. andrin Oswald, capo dell’esecutivo della vaccine business della Novartis. eccetto che per gli Stati Uniti, ha detto il Dr. Oswald, la maggior parte paesi che hanno commissionato la Novartis hanno preso vaccino con adiuvante. La Dott.ssa kieny, della WHO, ha detto che quasi tre bilioni di dosi di vaccino potrebbero essere prodotti in un anno. Ma lei ha detto che i governi che hanno ordinato il vaccino adiuvato non dovrebbero abbandonarlo “non c’e’ ragione di pensare che questi vaccini non saranno sicuri”. Anche se l’adiuvante non salva oggi in questa pandemia, gli esperti affermano che diventerà sempre più importante per i vaccini contro ogni forma di malattie. Questo perche’ molti vaccini in fase di sviluppo “semplicemente non lavorano cosi’ bene senza un adiuvante,” ha detto il Dr. Thomas Monath, che opera come Responsabile medico della Juvaris, azienda produttrice di adiuvanti.
I vaccini una volta contenevano normalmente virus indeboliti o uccisi patogeno per stimolare una risposta immunitaria. Alcuni recenti vaccini consistono solo proteine o frammenti di proteine dell’agente patogeno, che li rende più puri, più sicuri e più rapidi da produrre. Ma questo allontana quelle parti dell’agente patogeno che contribuisce a scuotere il sistema immunitario; senza di quelle, un coadiuvante è necessario. Le industrie ed i laboratori accademici stanno gareggiando per sviluppare adiuvanti, “principalmente perché tutti riconoscono che l’utilizzo dell’adiuvante potrebbe essere il componente make-or-break di un vaccino”. L’Intercell, società austriaca, sta sviluppando un adiuvante per l’influenza su un cerottino da porre sul sito di iniezione per alcune ore. I ricercatori stanno anche studiando come l’adiuvante lavori e come elaborarlo razionalmente piuttosto che attraverso tentativi ed errori. “Per lungo tempo, gli adiuvanti erano una sorta di miscellanea di sostanze, progettati empiricamente,” ha detto Bali Pulendran, professore di patologia alla Emory University: “Ciò che era una volta una scatola nera venendo attualmente illuminata a livello meccanicistico dai nuovi progressi in immunologia”.
Il termine adiuvante, dal latino “per aiuto”, è stato coniato negli anni Venti da Gaston Ramon, un veterinario presso l’Istituto Pasteur in Francia, che osservo’ come i cavalli a cui aveva somministrato la tossina della diphteria sviluppavano una risposta immunitaria più forte se avevano una infiammazione nel sito di iniezione. Fra i suoi primi coadiuvanti vi erano pane grattugiato e tapioca. Nel giro di pochi anni, gli scienziati hanno scoperto che i Sali di alluminio potevano indurre una risposta immunitaria. L’Allume, come spesso e’ chiamato questo adiuvante, è oggi utilizzato in vari vaccini, compresi quelli del tetano ed epatite B. E’ un adiuvante relativamente debole, ma che, circa 80 anni dopo la sua scoperta, è e’ ancora l’unico usato nei vaccini negli Stati Uniti. Tutto questo potrebbe presto cambiare, un comitato consultivo recentemente raccomandava alla F. D. A. l’approvazione del Cervarix, un vaccino contro il virus che provoca il cancro cervicale, l’HPV. Il vaccino, effettuato da GlaxoSmithKline, utilizza un adiuvante contenente un lipide batterico (Il Gardasil, vaccino per l’HPV della Merck che e’ già in uso, ha un adiuvante alluminio). L’allume non viene usato nell’influenza perché ha scarso effetto. Ma Novartis e GlaxoSmithKline stanno vendendo per la pandemia influenzale vaccini contenenti i piu’ nuovi coadiuvanti che loro hanno sviluppato. Sono emulsioni olio in acqua di squale, un lipide che si trova nel corpo. Quello della Glaxo contiene anche la vitamina E. Un vaccino antinfluenzale stagionale contenente l’adiuvante della Novartis l’MF59 è stato utilizzato in Europa dal 1997. L’adiuvante della Glaxo, chiamato AS03, è in un vaccino approvato in Europa per l’uso contro l’H5N1 dell?Influenza aviaria, che ha sollevato i timori di una pandemia pochi anni fa. Per l’influenza dei polli, l’adiuvante era essenziale perché vaccini senza adiuvanti non funzionavano bene nei tests e richiedevano dosi enormi. Il vaccino della Glaxo richiedeva per il vaccino solo la ventiquattresima quantita’ di antigene rispetto al vaccino di un’altra azienda che non conteneva un adiuvante.
Ritenendo che l’influenza suina poteva porre lo stesso problema, i funzionari federali adiuvante dalla Novartis e dalla Glaxo per un valore di 700 milioni di dollari. Se i coadiuvanti venissero utilizzati, essi dovrebbero essere combinati con il vaccino prima dell’iniezione. E Poiché i coadiuvanti non sono stati approvati dalla F. D. A., essi dovrebbero rientrare sotto una cosiddetta autorizzazione per uso d’emergenza. Ma nelle ultime due settimane si e’ appreso che i vaccini contro il virus H1N1 stimolano una risposta forte per conto loro. Una dose singola contenente 15 microgrammi di antigene — la stessa quantita’ utilizzata per ogni ceppo in un vaccino antinfluenzale stagionale — dovrebbe conferire un’adeguata protezione per la maggior parte delle persone. Dati preliminari della GlaxoSmithKline mostrano che un vaccino con adiuvante potrebbe utilizzare solo un quarto dell’antigene. Ma i funzionari federali sostengono che i risparmi non sono abbastanza elevati da compensare gli eventuali rischi e le complessità extra per l’uso degli adiuvanti.
Mentre gli adiuvanti tendono ad aumentare il temporaneo dolore, il gonfiore o la stanchezza causati da un vaccino, la preoccupazione principale è se essi possano provocare una malattie autoimmune, come artrite reumatoide, in cui il sistema immunitario attacca i propri tessuti dell’organismo. Qualche studio sull’animale ha suggerito questa possibilita’. L’anno scorso, L’F. D. A. ha bloccato una sperimentazione clinica di un vaccino per l’epatite B contenente un adiuvante nuovo, dopo che un partecipante ha sviluppato una forma di vasculite considerata come una malattia autoimmune. Ma l’agenzia lo ha smentito questo mese, apparentemente soddisfatta perche’ il vaccino, fatto dalla Dynavax Tecnologie, non ne era stato la causa. I produttori di adiuvante sostengono che non c’è motivo di preoccupazione per quanto riguarda il vaccino influenzale, il Dr. Bruce Innis, direttore del gruppo clinico per il vaccino antinfluenzale della GlaxoSmithKline, ha detto che la risposta immunitaria stimolata dall’adiuvante della sua Azienda era diretta solo verso l’antigene nel vaccino “non c’e’ nessuna generale sovraregolazione della risposta immunitaria nell’organismo” che sarebbe necessaria per una malattia autoimmune. La Novartis sostiene che sono state utilizzate in Europa più di quaranta milioni di dosi di vaccino con il suo adiuvante, senza alcun problema. Ma il Dr. Fauci, dell’Istituto Nazionale delle Allergie e delle Malattie Infettive, ha detto che i vaccini adiuvati della Novartis erano stati utilizzati principalmente tra gli anziani, che tendono ad avere un sistema immunitario più debole. Ci sono meno dati sul loro uso tra i bambini, giovani adulti e le donne gravide.
Add comment Settembre 22, 2009
Influenza A: raccomandazioni pratiche
Misure preventive generali:
- evitare i luoghi affollati
- lavare regolarmente e frequentemente le mani con acqua e sapone; in alternativa possono essere usate soluzioni detergenti a base di alcol o salviettine disinfettanti (non ci fissiamo sull”amuchina!)
- evitare di portare le mani non pulite a contatto con occhi, naso e bocca
- coprire la bocca e il naso con un fazzoletto di carta quando si tossisce e starnutisce e gettare il fazzoletto usato nella spazzatura ( http://www.guardian.co.uk/world/video/2009/apr/30/swine-flu-advice )
- aerare regolarmente le stanze di soggiorno
- in caso di febbre superiore a 38°C, tosse, mal di gola, malessere, consultare telefonicamente il medico.
Consigli per i malati:
- Restare in isolamento in una stanza o rispettare la distanza di 1 metro dalle altre persone fino a 24 ore dopo che la febbre è scomparsa senza l’uso di antipiretici (Tachipirina ecc.); in alternativa indossare una mascherina
- Lavare spesso le mani accuratamente con acqua e sapone (insegnare ai bambini a contare fino a 20 durante l’insaponamento)
- Coprire la bocca e il naso quando si starnutisce e tossisce usando un fazzoletto di carta
- Eliminare il fazzoletto di carta gettandolo in un cestino dei rifiuti lavandosi in seguito le mani accuratamente con acqua e sapone
- Se non si ha a disposizione un fazzoletto di carta quando si tossisce o starnutisce coprire la bocca e il naso con l’avambraccio. È importante evitare di coprirsi la bocca con le mani perché in questo modo vengono contaminate e rappresentano quindi una importante fonte di trasmissione
- Misurare la temperatura 2 volte al giorno o tutte le volte che si ha la sensazione di avere la febbre
- Evitare i contatti con persone che presentano fattori di rischio quali: portatori di malattie croniche cardiache e polmonari, diabetici, immunodepressi, donne in gravidanza o che allattano, soggetti con grave sovrappeso, anziani debilitati e bambini molto piccoli.
Consigli per i contatti dei malati:
Ai contatti stretti dei malati si consiglia di ridurre i rapporti sociali e di controllare la temperatura una volta al giorno per rilevare prima possibile l’eventuale comparsa della sintomatologia influenzale.
L’uso di antivirali per prevenire la malattia non è attualmente consigliato. A tale proposito si ribadisce che un uso non appropriato degli antivirali e non prescritto dopo un’attenta valutazione medica, può rendere inefficace la loro azione in caso di reale necessità di trattamento, a meno che non si tratti di un soggetto gravemente immunodepresso.
Norme igieniche per i conviventi del malato:
- Rispettare la distanza di 1 metro dal malato, avvicinarsi a distanza inferiore solo se il malato indossa una mascherina
- Lavarsi spesso le mani con acqua e sapone
- Arieggiare adeguatamente gli ambienti di casa
- Evitare il contatto diretto con le secrezioni del malato (muco, catarro, saliva, vomito)
- Indossare guanti a perdere per pulire oggetti e materiali usati dal malato e per toccare superfici od oggetti contaminati da secrezioni del malato
- Dopo la rimozione dei guanti e la loro eliminazione, lavarsi le mani
- Non utilizzare asciugamani, lenzuola etc. utilizzati dal malato; questi potranno essere tranquillamente riutilizzati dopo lavaggio a 70°
- La pulizia delle superfici, degli oggetti, etc., venuti a contatti col malato o con le sue secrezioni deve essere fatta regolarmente e con i correnti prodotti detergenti/disinfettanti di uso domestico
- I rifiuti contaminati dalle secrezioni del malato ( fazzoletti di carta, salviette, guanti) vanno introdotti e chiusi in un sacchetto di plastica, utilizzando guanti a perdere ed eliminati coi normali rifiuti non riciclabili; subito dopo è raccomandato il lavaggio delle mani.
Qui un’interessante aggiornamento dell’ACP (Associazione Culturale Pediatri)
http://www.quaderniacp.it/blog/H1N1Quaderni.pdf
ed altri links utili:
http://www.cdc.gov/h1n1flu/
http://www.ecdc.europa.eu/en/healthtopics/Pages/Influenza_A%28H1N1%29_Outbreak.aspx
http://www.who.int/csr/don/2009_09_18/en/index.html
http://www.phac-aspc.gc.ca/alert-alerte/h1n1/vacc/vacc-eng.php
http://search.medscape.com/medscapecme-search?newSearch=1&queryText=h1n1
http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=6235
http://www.attentiallebufale.it/qualita/pandemia_4.html
http://www.attentiallebufale.it/qualita/intervista_9_en.html
http://www.businessweek.com/globalbiz/content/sep2009/gb20090915_042430.htm
Add comment Settembre 17, 2009
DI FRONTE ALL’INFLUENZA A, PAZIENZA E TRANQUILLITÀ
dal sito: http://www.equipocesca.org/actividades-preventivas/gripe-a-paciencia-y-tranquilidad/
la traduzione in italiano del Dott. Gianluigi Passerini (MMG, Sondrio)
http://www.equipocesca.org/wp-content/uploads/2009/08/gripe-italiano.doc
RDr. Juan Gérvas jgervasc@meditex.es www.equipocesca.org
Medico di Medicina Generale (Canencia de la Sierra, Garganta de los Montes e El Cuadron, Madrid, Spagna). Professore Onorario di Salute Pubblica, Facoltà di Medicina, Università Autonoma di Madrid e Visiting Professore di Medicina Generale in Salute Internazionale della Scuola Nazionale di Sanità (Madrid).
Riassunto:
- L’influenza A è molto contagiosa ma molto leggera, più leggera che la normale influenza di tutti gli anni (influenza stagionale).
- Di fronte all’influenza A conviene tenere un comportamento prudente e tranquillo, simile a quello che teniamo di fronte all’influenza stagionale. Ci si deve far visitare dal medico solo in caso di malattia importante (ad. es tosse con sangue, gravi disturbi respiratori).
- I farmaci antivirali (Tamiflu e Relenza) non servono a prevenire l’influenza A e hanno effetti collaterali importanti. Non servono neanche, a parte eccezioni, per la cura di pazienti sani. Essi debbono essere riservati alla cura di casi gravi.
- La vaccinazione contro l’influenza A è sperimentale e, sino ad ora, non si sa nulla nè della sua sicurezza nè della sua efficacia.
- Le precedenti pandemie non hanno provocato molti decessi, in quanto erano già disponibili gli antibiotici per curare le polmoniti, che sono la principale complicanza dell’influenza. Inoltre le precedenti pandemie non sono state seguite da una seconda ondata di epidemia.
- Di fronte all’influenza A i Servizi Sanitari devono prendersi cura di migliaia di soggetti routinari, sia acuti che cronici, per cui conviene non riempire l’attività dei medici e delle infermiere per curare i casi leggeri di influenza A.
Il problema
L’influenza è una malattia virale che si può diffondere durante l’inverno, in forma epidemica (epidemia stagionale) e che colpisce tutta la popolazione.
Un detto medico dice che: “l’influenza dura sette giorni con le cure e una settimana senza cure”. E’ una malattia lieve, con febbre e sintomi vari, come mal di testa e dolori muscolari, malessere generale, tosse, nausea, diarrea e di solito costringe a letto per un paio di giorni. Non conviene abbassare la febbre (neppure nei bambini) e le cure servono solo per i dolori ed il malessere.
Nonostante la malattia sia lieve, è dimostrato che la mortalità nella popolazione aumenta con due picchi all’anno, uno d’estate quando la temperatura è massima ed uno d’inverno, in concomitanza con l’epidemia influenzale. Per questo motivo si consiglia la vaccinazione antiinfluenzale, nonostante tuttora si discuta circa la sua utilità.
L’epidemia di influenza A, che è iniziata in Messico nel 2009, è di minor gravità rispetto a quella dell’influenza stagionale. Siccome il contagio si diffonde molto facilmente, la si definisce “pandemia” perchè può arrivare a contagiare la metà della popolazione. Tuttavia la contagiosità non significa nulla rispetto alla sua gravità, che è minore di qualunque altra influenza del passato, che ci sono state sinora. Colpisce più persone, ma provoca meno morti di qualunque altra influenza passata. Le cifre variano in base alla fonte dei dati, per esempio in Gran Bretagna sono stati registrati 30 morti su centomila casi e negli USA solo 302 su un milione di casi.
Nell’inverno australe (che coincide con l’estate in Spagna ed in Italia) in Argentina sono morte circa 350 persone, in Cile 128 ed in Nuova Zelanda 16. Quasi alla fine dell’inverno australe, sinora nel mondo intero si sono avuti 2501 decessi. Per fare un paragone, si calcola che in Spagna, durante un inverno “normale” i decessi per influenza stagionale sono circa 1500-3000.
La mortalità per influenza A riguarda prevalentemente persone di età minore di 65 anni, in quanto i soggetti di età superiore sembrano avere un certo grado di protezione, a seguito di epidemie passate dovute a virus simili.
Il 90% dei morti per influenza stagionale ha più di 65 anni, mentre per l’influenza A solo il 10% riguarda questa fascia d’età. Ciò significa che il 90% della mortalità per influenza A è a carico di persone di età minore di 65 anni.
Nonostante tutto, in numero assoluto, l’influenza A provoca pochi decessi nei giovani; per esempio, negli USA ogni anno muoiono circa 3600 persone di età minore di 65 anni per influenza stagionale, mentre sinora, per influenza A, sono morte 324 persone dello stesso gruppo d’età. Secondo dati certi, negli USA muoiono circa 36000 persone all’anno per influenza stagionale. L’alta mortalità negli USA probabilmente dipende dalla mancanza di copertura sanitaria per coloro che ne hanno più bisogno (i poveri ed i soggetti ammalati).
In Australia, dove ogni anno per influenza stagionale muoiono circa 310 persone minori di 65 anni, con l’inverno ormai terminato, sono morte 132 per influenza A, di cui circa 119 di età minore di 65 anni.
I fattori di rischio dicono poco rispetto alla mortalità per influenza, sia per quella stagionale che per la A. Per esempio, negli USA il 67% dei bambini che sono morti per influenza stagionale nel 2003-2004 non avevano alcun fattore di rischio.
Si sono avute diverse pandemie, e la più letale è stata la “spagnola” del 1918, che ha provocato molte morti, soprattutto per polmonite batterica, tra i poveri ( mal alimentati, che vivevano in case affollate, insalubri e fredde). Nelle altre due grandi pandemie, del 1957 e del 1968, la letalità non è stata tale, tra l’altro per la disponibilità ddegli antibiotici per trattare le polmoniti batteriche.
Lo studio delle pandemie degli ultimi secoli (dal 1510 ad ora) dimostra che mai il contagio ha colpito simultaneamente tutta la popolazione ( il 100% nello stesso tempo) e che, se c’è stata una seconda “ ondata” di pandemia, l’influenza ha avuto un carattere più lieve anche nella seconda. La proiezione di varie ondate di gravità progressiva è pura fantasia, senza alcun riferimento alla realtà.
La fantasia stà riuscendo a diffondere il panico nella popolazione per: 1. L’impiego di grandi numeri (“centinaia, milioni di casi”) e 2. l’impiego di impattanti correlati, la descrizione quasi dal vivo e in diretta di ogni caso di morte. Questi due elementi portano il lettore/ chi ascolta/ chi vede la TV ad immaginarsi, sè stessi ed i propri cari, colpiti e gravemente ammalati o morti. Questo rappresenta un esercizio classico di “invenzione delle malattie” (disease mongering), di trasformazione irreale di un’influenza A, contagiosa ma non grave, in una influenza A virulenta e letale.
Nel passato recente il Governo del Canada si è proposto un doppio obiettivo nei confronti dell’influenza aviaria: a. Ridurre il numero dei decessi e b. Mantenere il controllo della struttura sociale. Nel caso dell’influenza A il problema non sembra essere quello di raggiungere il primo di questi obiettivi, data la sua letalità minima. Il secondo obiettivo sembra ignorato, mentre si propaga un’epidemia di panico.
Cosa si può fare di fronte all’influenza A?
Quando nel 2005 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ( OMS) aveva previsto che sarebbero potuti morire fino a sette milioni di persone per influenza aviaria, nel mondo si diffuse il panico. Alla fine i morti furono solo 262. Fu, come dire, un gravissimo errore prognostico. Nel 2009, con l’influenza A, conviene non ripetere lo stesso errore. Perciò è fondamentale evitare il panico. E’ assurdo averlo di fronte all’influenza A, semplicemente perchè arriverà a colpire (leggermente) molte persone. Sembra che i messaggi dell’OMS e di molti governi, istituzioni e medici abbiano uno stile tipo “invenzione di malattie”, soprattutto uno stile che va in senso opposto rispetto a ciò che già sappiamo a seguito dell’esperienza dell’emisfero australe.
Di fronte all’influenza A conviene fare ciò che normalmente si fa di fronte all’influenza: curarsi con prudenza e tranquillità. Una buona idratazione, una buona alimentazione, una buona igiene e rivolgersi al medico solo se compaiono sintomi importanti, come la tosse con sangue o un grave disturbo della respirazione. Non si deve “tossire” di fronte agli altri, non toccarsi il naso, tapparsi la bocca mentre si starnutisce e lavarsi le mani prima di mangiare, dopo essere andati in bagno ed ogni volta che si viene a contatto con muco nasale o bronchiale. Il virus viene eliminato attraverso il muco nasale, all’incirca per cinque giorni dall’inizio della malattia. Non sembra dimostrato che l’uso di mascherine serva a limitare la propagazione dell’epidemia. Conviene non fare molta vita sociale durante questi primi giorni, come sempre si dovrebbe fare quando si ha l’influenza.
Rispetto alla gravidanza non si sa cosa dire, fa bene alla la salute in ogni caso, l’influenza A non la impedisce per nulla nè la può aggravare durante l’epidemia. Le differenze tra essere gravide o no è marginale, per esempio la differenza di rischio di essere contagiate per donne gravide è di tre casi per milione se lo si è e di un caso per milione se non lo si è. L’essere in cinta non fa aumentare la probavilità di influenza A. Il virus dell’influenza A non è peggiore per il feto di quello dell’influenza stagionale. Se siete incinte, fate una vita normalmente sana, sia personale che familiare che professionale.
Non esiste alcun trattamento preventivo: i farmaci contro l’influenza non prevengono la malattia (nè il Tamiflu/ oseltamivir nè il Relenza/ zanamivir). Una volta che ci si ammala questi stessi farmaci sono anche quasi inutili (accorciano di mezza giornata la durata dei sintomi della malattia). Neppure esistono studi che dimostrino la sua efficacia nell’influenza A. Inoltre hanno effetti avversi; ad esempio, durante l’epidemia di influenza A a Londra, la metà dei bambini curati con Tamiflu/ oseltamivir subirono degli effetti collaterali, generalmente vomito e nel 18% dei casi dei disturbi neuropsichiatrici.
Forse potrebbe valere la pena di usarli come terapia in alcuni casi particolari, ad esempio in caso di persone già gravemente ammalate o con malattie croniche importanti, però non sono utili nei bambini e negli adulti sani.
Il vaccino è poco utile nei bambini e negli adolescenti, l’efficacia è del 33% e assolutamente inutile nei minori di due anni. Esistono dubbi circa la sua efficacia negli adulti e negli anziani. Non sappiamo nulla sul vaccino per .l’influenza A, tranne che nel 1976 negli USA è stato prodotto un vaccino simile, anche allora con una gran fretta per un pericolo di pandemia ed il risultato fu un’epidemia di effetti collaterali gravi (sindrome di Guillan-Barrè, una malattia neurologica), per cui la campagna di vaccinazione fu subito sospesa. La fretta non è mai utile a nessuno, tanto più per fermare un’influenza come quella A, la cui mortalità è così bassa. Conviene non ripetere l’errore del 1976. In ogni caso deve essere richiesta la firma di un “consenso informato, con informativa sui rischi”. Data l’urgenza di produrre il vaccino, e per evitare le conseguenze legali dei problemi di sicurezza, saranno i Governi e non l’industria farmaceutica responsabili in caso di reclami o di danni.
Qualcos’altro?
I test rapidi per identificare il virus dell’influenza A hanno poca sensibilità (dal 10 al 60%). E’ come dire che non vale la pena di fare l’esame, per sapere se una persona è affetta proprio da influenza A. L’esame non garantisce con certezza di avere preso l’influenza A ed in ogni caso i consigli e la terapia non cambiano.
Sia il virus A che quello stagionale possono modificarsi, rendendo totalmente inutile l’efficacia della vaccinazione.
La vaccinazione per l’influenza stagionale non protegge verso la A.
Conviene non dimenticare che un bambino (o un adulto) possono aver contratto anche un’altra malattia, oltre che l’influenza A. In Gran Bretagna ci sono stati casi di bambini, morti per meningite, dopo che era stata erroneamente posta loro la diagnosi di influenza A.
Durante la pandemia di influenza A la popolazione continuerà ad ammalarsi di infarto miocardico, appendicite, insufficienza cardiaca, diabete, asma, tentativi di suicidio, frattura del femore, depressione, schizofrenia e delle altre mille possibili malattie che richiedono assistenza medica.
Un atteggiamento sereno, paziente e tranquillo dei pazienti con influenza A è essenziale perchè i servizi sanitari funzionino bene e affinchè i medici possano continuare ad utilizzare bene il loro tempo per curare i malati che più lo richiedano, con o senza l’influenza A.
Nota
L’autore, nello scrivere questo testo, non ha altro scopo che quello di esprimere con chiarezza lo stato delle conoscenze rispetto all’influenza A e per fare questo ha analizzato la letteratura medica mondiale sull’argomento. L’autore deplora il fatto che molti degli organismi pubblici, le società scientifiche e i mezzi di comunicazione trasmettano altri messaggi: avranno le loro ragioni.
Traduzione italiana a cura di Gianluigi Passerini (MMG, Sondrio).
La traduzione di questo testo in inglese, francese e portoghese è disponibile su:
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Add comment Settembre 3, 2009
Credit © European Communities, 2009