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Patto per la salute: la posizione delle Regioni del Mezzogiorno

da sudnews

http://www.sudnews.it/notizia/34993.html

Di seguito, il documento approvato dalle Regioni del Mezzogiorno sul Patto della Salute, dopo la riunione che si è tenuta oggi presso la sede della Regione Puglia a Roma. Il documento è stato firmato dagli assessori alla Sanità di Puglia, Sicilia, Campania, Sardegna, Calabria, Molise e Basilicata.

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Se si interpreta il processo di attuazione del federalismo, avviato dalla modifica del titolo V della Costituzione, come un necessario percorso di modernizzazione del paese, non si può non considerare la necessità di un impegno comune delle regioni per la realizzazione di un programma che garantisca la tenuta dei sistemi territoriali, quale condizione imprescindibile per lo sviluppo complessivo del paese. Il sistema sanitario nazionale è considerato tra i migliori nel panorama internazionale per il suo carattere universalistico e solidale nonché per la sua equità; valori questi che si concretizzano nel modello organizzativo con il quale le regioni assicurano una funzione assistenziale che coniuga la autonomia decisionale delle stesse con l’affermazione della unicità del servizio sanitario nazionale.
In questo contesto va rilevato, senza alcuna ipocrisia, che il sistema sanitario nazionale è tuttavia fortemente caratterizzato dalla divaricazione strutturale nord-sud, fenomeno questo comune a tutti gli altri settori della vita sociale e maturata all’interno del processo storico del paese. Non vi è dubbio, quindi, che per difendere il diritto alla tutela della salute di tutti i cittadini, sancito dalla costituzione, e per garantire l’unicità del sistema sanitario sia necessario attuare scelte politiche che, in linea con quanto più volte sottolineato dal Presidente della Repubblica sulla necessità di colmare il divario Nord – Sud, favoriscano un progressivo adeguamento dei sistemi sanitari del mezzogiorno rispetto a quelli in esercizio nelle aree più sviluppate del paese.
A questo proposito va detto che la rete di offerta dei servizi sanitari delle regioni settentrionali si è andata consolidando nel tempo grazie a scelte di riorganizzazione e ammodernamento tempestive ed appropriate realizzate attraverso opportuni investimenti. Negli ultimi anni gli elementi utilizzati ai fini del riparto del fondo sanitario nazionale, che hanno disatteso gli stessi principi previsti dal legislatore con la Legge 662/96, non hanno aiutato a ridurre il gap ma anzi hanno determinato un progressivo allargamento della forbice nord-sud. La lettura dei bisogni sanitari, infatti, è stata fatta quasi esclusivamente sulla rilevazione della popolazione pesata per età misconoscendo il fondamentale rilievo degli altri indici che misurano l’accesso ai servizi sanitari in ragione di valutazioni di ordine socio economico.
Quest’ultimo criterio giustifica la più alta richiesta di prestazioni in quelle aree del paese che soffrono condizioni di indubbio disagio socio-economico. L’altro criterio che deve trovare piena applicazione fa riferimento alla necessità di garantire la piena funzionalità del sistema in tutte quelle condizioni di scarsa crescita o addirittura di decremento della popolazione, che rischiano di compromettere la sostenibilità del sistema regionale e parallelamente la tenuta complessiva del sistema sanitario nazionale. La correzione dei criteri di finanziamento del sistema sanitario delle regioni meridionali non solo rappresenta l’adempimento di un dovere di solidarietà, ma costituisce un comune obiettivo cui deve tendere l’intero sistema sanitario del Paese sia dal punto di vista dell’efficienza che della efficacia. E’ interesse comune, quindi, trovare un’ intesa per sostenere il percorso necessario a alla sua realizzazione. D’altro canto, la stessa Conferenza delle Regioni e delle Provincie Autonome nel documento approvato il 23 ottobre 2009 ha posto l’accento sulla necessità di riequilibrare la capacità di fornire servizi di eguale qualità ed efficacia su tutto il territorio nazionale e di dare certezza di risorse per il SSN su un arco pluriennale, in attesa della entrata in vigore del federalismo fiscale di cui alla legge 42 del 2009.
La volontà di aderire al Patto della Salute 2010-2012 da parte delle regioni del mezzogiorno, pur in presenza di alcuni elementi penalizzanti, costituisce un atto di responsabilità nel contesto di un progressivo adeguamento alla architettura di uno stato federale che contemperi le esigenze di ammodernamento del Sistema Sanitario Nazionale (al quale contribuiscono tutti i Sistema Sanitari Regionali) con la equità dell’accesso e il valore dell’universalismo del modello organizzativo. Tale adesione va tuttavia correttamente connessa alla individuazione di un meccanismo di riparto che tenga conto della necessità di assicurare appropriate risorse finanziarie in grado da una parte di soddisfare i bisogni di salute espressi dalla popolazione e dall’altra di sostenere i sistemi regionali nella loro conformazione strutturale e organizzativa. Si tratta, in vero, di garantire a ciascun cittadino il diritto alla parità delle prestazioni.
A tal fine, le regioni del mezzogiorno valutano ineludibile la considerazione che per la realizzazione degli obiettivi citati è necessario adottare criteri che tengano conto: 1) che nel riparto finanziario del Fondo Sanitario Nazionale si introducano criteri che implicano una allocazione delle risorse più equa e solidale; 2) che per i fenomeni di disagio socio-economico si concordino parametri di aggiustamento indispensabili per assicurare il corretto finanziamento dei relativi sistemi regionali; 3) che siano riconosciute modalità di riequilibrio per le situazioni che presentino diseconomie di scala. In un momento di forti cambiamenti ordinamentali e di continua evoluzione del contesto sociale, peraltro caratterizzato da una congiuntura economica che presenta oggettive criticità, appare responsabile da parte di tutti condividere un percorso solidale e sostenibile.
Firmato gli Assessori alla Sanità: Tommaso Fiore Regione Puglia Massimo Russo Regione Sicilia Mario Santangelo Regione Campania Antonio Angelo Liori Regione Sardegna Domenico Cersosimo Regione Calabria Nicola Passarelli Regione Molise Antonio Potenza Regione Basilicata

03/12/2009

Add comment Dicembre 3, 2009

influenzometro

Valuta i tuoi sintomi con questa tabella

SINTOMI INFLUENZA RAFFREDDORE
Insorgenza dei primi sintomi Generalmente brusca ed improvvisa, accompagnata da brividi e sudorazione Può essere graduale
Febbre Superiore ai 38°C, dura circa 3-4 giorni Rara e, in genere, non elevata
Mal di testa Sì, forte Raro
Malessere e dolori generali Quasi sempre presenti e spesso forti Non gravi
Affaticamento e debolezza Possono durare fino a due-tre settimane Accennati
Naso chiuso A volte Comune
Starnuti A volte Frequenti
Mal di gola A volte Comune
Dolori al petto durante la respirazione e la tosse Comuni. Possono divenire molto forti Comuni. Possono divenire molto forti
Complicanze Bronchiti e polmoniti Otite

Add comment Novembre 3, 2009

Infuenza A: in Usa stato d’emergenza, in Italia medici freddi davanti alla vaccinazione

Dal Giornale del Medico Online
http://www.gdmonline.it/portal_aree/portal_aree_attualita/portal_aree_attualita_politica_e_sanita/article-19585.view?dummy=1256629093779
27.10.2009
di Alessandro Santoro
Messe assieme, le due notizie fanno a pugni: mentre negli Stati Uniti il presidente Barack Obama proclama lo stato d’emergenza per l’epidemia da influenza A, in Italia: più della metà dei medici, generalisti compresi, “diserta” la campagna vaccinale lanciata dal Ministero per la profilassi delle categorie a rischio, quelle cioè che per ragioni sociali e professionali non possono correre il rischio di ammalarsi. Una notizia sulla quale la stampa nazionale si è gettata a corpo morto, soprattutto dopo la conferma del viceministro alla Salute, Ferruccio Fazio, secondo il quale non più del 40% dei medici si sarebbe sottoposto a vaccinazione. «Forse» è il commento riportato dalle principali agenzie di stampa «da parte nostra non è stato comunicato con sufficiente chiarezza perché è utile la profilassi».
Morale, dai servizi dei media “laici” (ossia indirizzati al grande pubblico) la classe medica esce maluccio: incosciente o pressapochista se si presta fede al mea culpa di Fazio, addirittura incosciente se si guarda a ciò che sta accadendo negli Usa.
E se la verità fosse un’altra? Se l’assenza di “entusiasmo” per la vaccinazione ministeriale fosse dovuta ad altre considerazioni? Ricordiamo le cifre dell’epidemia, per esempio: secondo il sito del Ministero a oggi risulterebbero nel mondo poco più di 400mila casi confermati (e 5mila decessi), 55mila in Europa (con 174 morti) e tremila in Italia (quattro i decessi). «Premesso che vaccinarsi sarebbe comunque opportuno» è il commento di Saffi Ettore Giustini, responsabile area farmaco della Simg «è probabile che la freddezza di tanti medici nei confronti della profilassi sia legata all’esperienza sul campo: che l’influenza A sia ormai arrivata anche in Italia è un dato di fatto, ma allora perché vaccinarsi ora, quando è troppo tardi? E poi finora il livello di mortalità e morbilità del virus rimane ampiamente al di sotto della soglia di allarme». «Io ho avuto diversi pazienti colpiti dall’influenza A» conferma Giulio Titta, presidente di Fimmg Piemonte «e la maggior parte di loro neanche s’era resa conto, pensava a un’influenza stagionale». «Ad alimentare le perplessità dei medici c’è anche l’incoerenza e l’incompletezza dell’informazione» fa eco Domenico Crisarà, segretario provinciale di Fimmg Padova «come faccio a scegliere o consigliare la vaccinazione ai miei pazienti quando la somministrazione presuppone un’informativa all’interessato lunga 4 pagine? Come posso fare una scelta quando sono vittima di una campagna mediatica emotiva e confusa, che getta sospetti sulle multinazionali del farmaco oppure fa allarmismo inutile, come a proposito della decisione di Obama di proclamare lo stato d’emergenza, una misura preventiva che i nostri giornali hanno presentato come un indizio dell’imminente catastrofe?». Di qui la scelta di molti medici veneti di assumere una posizione neutrale rispetto alla profilassi: «troppe ombre» conclude Crisarà «mancano gli elementi per una posizione consapevole»

Add comment Ottobre 27, 2009

SALUTE: MALATTIE REUMATICHE, IL DECALOGO PER LA DIAGNOSI PRECOCE

Ecco il decalogo per la diagnosi precoce delle malattie reumatiche presentato oggi dalla Fondazione Italiana per la Ricerca sull’Artrite (FIRA), in occasione della Giornata Mondiale delle Malattie Reumatiche. In presenza di uno o piu’ di questi sintomi e’ bene rivolgersi al medico di famiglia che decidera’ per un’eventuale visita specialistica reumatologica.

1. Dolore e gonfiore alle articolazioni delle mani e/o dei polsi che persiste da piu’ di tre settimane.

2. Rigidita’ articolare che dura piu’ di 1 ora al mattino, dopo il risveglio.

3. Gonfiore improvviso, associato o meno a dolore e arrossamento locale, di una o piu’ articolazioni in assenza di trauma.

4. Nel giovane: dolore di tipo sciatico fino al ginocchio che va e viene, cambiando anche di lato, che aumenta durante il riposo notturno e si attenua con l’attivita’ fisica.

5. Sbiancamento delle dita delle mani all’esposizione al freddo o per variazioni climatiche o per emozioni.

6. Sensazione di secchezza o di sabbia negli occhi associata a secchezza della bocca e a dolori articolari o muscolari.

7. Arrossamento al viso, su naso e guance o attorno agli occhi, peggiorato dall’esposizione solare anche lieve e associato a dolori articolari.

8. Nell’ultracinquantenne: improvvisa comparsa di dolore ad entrambe le spalle, con impossibilita’ di pettinarsi o allacciare il reggiseno, ed alle anche con difficolta’ ad alzarsi da una poltrona, specie se accompagnato da mal di testa e calo di peso.

9. Nella donna in post-menopausa o nel paziente che assume cortisone: dolore improvviso alla schiena particolarmente dopo uno sforzo o il sollevamento di un peso.

10. Nei soggetti affetti da psoriasi o con familiari affetti da psoriasi: comparsa di dolore alle articolazioni o alla colonna vertebrale o al tallone.

http://www.asca.it/news-SALUTE__MALATTIE_REUMATICHE__IL_DECALOGO_PER_LA_DIAGNOSI_PRECOCE-866144-ORA-.html

Add comment Ottobre 12, 2009

IL TEMPO DELL’EPIDEMIA MEDIATICA

di Donato Greco

Consulente, Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute, ISS

da LaVoce.info del 9 Ottobre 2009

http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001324.html

La paura dell’epidemia è radicata nell’essere umano e prevale sulla comunicazione basata sull’evidenza e sugli elementi scientifici disponibili. Esempio eclatante quanto accaduto con l’influenza aviaria. Una storia che rischia di ripetersi con il virus H1N1, anche se nei paesi già colpiti la sua incidenza è stata bassissima. E se gli allarmi del passato hanno permesso l’avvio di reti di sorveglianza adeguate e la crescita della cultura della prevenzione, speriamo che in futuro diminuiscano i falsi allarmi e si possa comunicare il rischio reale senza provocare allarmismo.

Credit © European Communities, 2009


L’influenza è un problema importante e ogni anno si ripresenta con i suoi altissimi costi sanitari e sociali. Quest’anno poi c’è una ulteriore brutta sorpresa: a fianco ai “normali” virus stagionali, se ne è aggiunto uno assolutamente nuovo, che è stato capace di acquisire geni dai virus influenzali degli uccelli e da quelli dei suini

Quali i possibili imminenti scenari per il nostro paese?

SCENARIO N. 1

Il virus suino si diffonde molto rapidamente nella popolazione giovane e adulta, fino a raggiungere un picco nel mese di dicembre per poi scemare nel mese successivo, quando inizia l’epidemia stagionale che permane, come di consueto, fino agli inizi di aprile. La velocizzazione dei contagi favorisce la crescita di virulenza del virus, casomai anche sviluppando qualche ulteriore mutazione. Si procede quindi a una intensiva campagna di vaccinazione di massa, a partire da fine ottobre fino a dicembre. La vaccinazione, insieme alle altre misure, riesce ad attutire l’impatto dell’epidemia riducendo la mortalità e la morbosità delle complicanze.

SCENARIO N. 2

Continua a esaurimento la trasmissione modesta del virus suino, le infezioni restano clinicamente molto moderate, non vi sono nuove mutazioni virali, l’incidenza dell’influenza è da 10 a 30 volte inferiore della ricorrente “stagionale”, l’epidemia si spegne a Natale per far posto al virus stagionale che inizia il suo consueto percorso. La vaccinazione contro il virus suino non viene fatta e il trattamento antivirale viene riservato ai casi di infezione nei soggetti ad alto rischio di complicanze batteriche.

COSA FARE, ALLORA?

Il principio di precauzione richiederebbe di sposare lo scenario peggiore e di prepararsi a una epidemia violenta: limitazioni agli spostamenti e riduzione degli eventi di comunità; campagna per il lavaggio delle mani e per le misure di distacco sociale; acquisizione di farmaci e vaccini in quantità e preparazione di piani urgenti specifici.

Ma nella maggioranza degli oltre cento paesi dove, da febbraio a oggi, il virus si è trasmesso, l’epidemia suina è ormai finita. L’incidenza è stata bassissima: da dieci a trenta volte inferiore a quella “stagionale”. Anche in Messico, primo paese colpito, l’epidemia è terminata a fine luglio. Ed è in fase calante anche negli Usa e in Inghilterra. In tanti mesi, pochi casi: decine di migliaia, confrontati con i milioni dell’abituale influenza stagionale. E senza vaccinazione e drastiche misure sociali.

Appare quindi chiaro che il nuovo virus ha un andamento analogo ad altri virus influenzali epidemici: nelle fasi interepidemiche si trasmette in maniera strisciante mentre esplode in epidemia per circa due mesi, ma con una “forza” molto più moderata di quella “normale” dell’influenza stagionale. (1)

È indubbio che sia necessario essere pronti, ma anche considerare la molto probabile ipotesi che la stragrande maggioranza delle contromisure epidemiche non saranno necessarie: non chiuderemo scuole, né comunità, non useremo farmaci profilattici né ci vaccineremo, anche perché, speriamo, l’epidemia andrà al suo termine prima che il vaccino sia realmente disponibile.

In conclusione: tanta cautela, drastica riduzione della comunicazione terroristica, continua e cauta sorveglianza, continua preparazione silenziosa al peggio, ma anche concreta visione di un fenomeno “morbido” analogo ad altri del passato trascorsi in silenzio.

FALSI ALLARMI E AFFARI

L’allarme epidemico è, ed è sempre stato, un formidabile propagatore di paura: ben al di là degli elementi scientifici disponibili, la paura dell’epidemia appare ben radicata nell’essere umano e prevale sulla comunicazione basata sull’evidenza.

Ma se la paura era razionale nelle epoche in cui le epidemie erano ricorrenti e mortali per intere fette di popolazione, meno logica è oggi, quando le tecnologie, le conoscenze, i sistemi di sorveglianza garantiscono da improbabili catastrofiche epidemie. E invece sistematicamente assistiamo a epidemie mediatiche, ove l’allarme va ben al di là del rischio reale, con conseguenze nefaste per la popolazione e per l’economia.
Solo negli ultimi dieci anni, in Italia, ne abbiamo viste parecchie.
L’allarme mucca pazza, che ha fatto crollare il mercato delle carni per un bel periodo senza che la nuova variante di morbo di creutsfell-jacob abbia fatto registrare un singolo caso nel nostro paese.
L’allarme Sars, il nostro comunissimo virus del raffreddore, che ha prodotto una catastrofe economica (commerci interrotti, aeroporti chiusi, viaggi proibiti) ma per fortuna solo quattro casi importati in Italia, tutti guariti.
L’allarme più grande è stato senza dubbio quello dell’influenza aviaria: un cataclisma mediatico durato sei mesi senza che vi sia stata alcuna trasmissione del virus H5N1 da uomo a uomo.
Abbiamo assistito a teatrini che oggi appaiono in tutta la loro comicità: un ministro della Salute che si precipita in soccorso a poveri cigni in cattive condizioni di salute; gli ombrellini anti pioggia fecale da stormi di anatre migranti in vendita a Napoli; l’astensione dal consumo di carne di pollo; centinaia di prime pagine dei quotidiani per mesi; un inferno di trasmissioni televisive; grande disorientamento della popolazione e anche dei medici.
Certo, c’è stato chi ha gongolato molto e, molto verosimilmente, non è stato estraneo all’epidemia mediatica. Industrie farmaceutiche sull’orlo della crisi sono state capaci di coinvolgere i politici dei paese ricchi alla corsa di “chi compra di più”, offrendo all’opinione pubblica la falsa assicurazione che il farmaco avrebbe protetto dall’epidemia. Istituzioni specializzate, laboratori, reparti infettivi, veterinari, hanno avuto una splendida occasione per auto-valorizzarsi e ottenere risorse, posti, dipartimenti.
Gli allarmi citati hanno però fatto bene anche all’intero sistema salute. Finalmente sono state avviate adeguate reti di sorveglianza, è drasticamente migliorata la capacità diagnostica clinica e di  laboratorio, è cresciuta la cultura della prevenzione.
C’è da sperare che tutto questo contribuisca anche a diminuire falsi allarmi futuri, che diventi meno impunibile la speculazione mediatica e commerciale, che si possa comunicare il rischio reale senza provocare allarmismo. Una cosa difficile in un mondo dove l’informazione è globalizzata e quindi poco governabile.

(1) Vedi ultimo aggiornamento www.ECDC.europa.eu

Add comment Ottobre 9, 2009

Catania: Unità di crisi aziendale per la Pandemia influenzale (Ucap)

CATANIA – l’Unità di crisi aziendale per la Pandemia influenzale (Ucap):
L’Asp etnea recependo le linee di indirizzo regionale – predisposte sulla base degli indirizzi generali dell’analogo Piano nazionale approvato con Accordo dalla Conferenza Stato-Regioni – assicurerà così il coordinamento delle attività a livello locale in accordo con il “Comitato regionale per le Pandemie”, che opera come unità di crisi regionale per l’influenza A/N1H1. «L’Unità si occuperà delle attività di prevenzione, diagnosi e cura, seguendo le indicazioni regionali e facilitando l’attuazione della formazione degli operatori sanitari e del volontariato di protezione civile – spiega il direttore Calaciura – pianificherà le azioni di sorveglianza epidemiologica, clinica e virologica sia in campo umano che veterinario; coordinerà ed effettuerà, secondo quanto stabilito, le attività di vaccinazione, predisponendo la gestione degli antivirali ad uso preventivo».
Inoltre, l’Ucap attiverà i protocolli operativi per le azioni di sorveglianza attraverso il sistema dei “medici sentinella”, predisponendo l’attività di assistenza dei medici di medicina generale, dei pediatri di libera scelta e dei medici di continuità assistenziale. Questi ultimi, a loro volta, dovranno garantire il trattamento e l’assistenza dei casi domiciliari e controllare l’eventuale diffusione della pandemia nella comunità.

Unità di Crisi Aziendale per la Pandemia (UCAP) Catania

Domenico Barbagallo (Dipartimento prevenzione), sost. da Cuccia in quanto ora Direttore Sanitario

Salvatore Vitale (Unità Operativa Servizio di protezione e prevenzione e Ufficio tecnico),

Giuseppe Longo (Settore ospedalità),

Salvatore Garozzo (Sistemi informativi),

Concetta Ferlazzo (U.O. Farmacia),

Domenica Pulvirenti (Responsabile di distretto),

Alfio Merennino (Attività infermieristiche),

Pietro Bellissima (U.O. Malattie infettive),

Paolo Calafiore (Terapie intensive)

Franco Carullo (Pronto soccorso),

Salvatore Strano (U.O. Acquisti)

Domenico Grimaldi (rappresentante medici medicina generale)

Giuseppe Mazzola (rappresentante pediatri libera scelta).

Add comment Ottobre 9, 2009

Vaccinazione influenza A(H1N1) Regione Sicilia

http://www.regione.sicilia.it/sanita/default.asp?pg=694

Palermo, 8 ottobre 2009

NUOVA INFLUENZA, DEFINITE LE DIRETTIVE PER LE AZIENDE SANITARIE

PALERMO – L’assessorato regionale alla Sanità ha predisposto le direttive per le aziende sanitarie sulla campagna di vaccinazione antinfluenzale in Sicilia.

Il programma è stato approvato oggi dal comitato regionale per la pandemia e fornisce le linee guida sulla base delle raccomandazioni che il ministero della Salute ha impartito alle regioni.

In particolare, le ASP vengono invitate a organizzare le attività legate alla organizzazione della campagna (pianificazione, informazione, accordi con i MMG ecc.) affinché l’offerta vaccinale avvenga con modalità e tempistica prevista dalle direttive ministeriali.

La normale vaccinazione antinfluenzale stagionale partirà dunque entro il mese di ottobre. La somministrazione del vaccino pandemico partirà invece dal momento della sua effettiva disponibilità e sarà rivolto alle categorie a rischio espressamente previste dalle ordinanze ministeriali.

La direttiva impartisce alle Asp le raccomandazioni sullo stoccaggio e la distribuzione delle dosi che in Sicilia avverrà in proporzione alla popolazione residente nelle varie provincie.

Il coordinamento generale del programma vaccinale nel territorio provinciale è affidato ai dipartimenti di prevenzione, che costituiscono le strutture di sanità pubblica delle ASP e che hanno il compito e la responsabilità di sovrintendere alla gestione operativa della campagna in questione, curando tutti gli aspetti logistici e organizzativi dell’offerta sul territorio.

I dipartimenti di prevenzione di ciascuna ASP stanno definendo la lista dei centri di vaccinazione a cui nei prossimi giorni verrà data massima diffusione.

In questi giorni sono stati effettuati numerosi incontri con le rappresentanze dei medici di base e gli operatori per definire gli ultimi aspetti operativi.

Sono in programma per i prossimi giorni incontri con rappresentanti delle istituzioni, delle forze dell’ordine e dei servizi pubblici essenziali a livello regionale per illustrare le strategie di intervento.

Add comment Ottobre 9, 2009

Sicilia: Comitato Regionale per le Pandemie

COMPONENTI ENTE
-     Dr. Maurizio Guizzardi, n.q. Dirigente Generale del Dipartimento per la Pianificazione Strategica;

-     Dr.ssa Maria Antonietta Bullara, n.q. Dirigente Generale del Dipartimento per le Attività Sanitarie e Osservatorio Epidemiologico;

-     Il Capo della Segreteria tecnica dell’Assessore

-     Il Dirigente del Servizio 1 – Igiene Pubblica – del Dipartimento per le Attività Sanitarie e Osservatorio Epidemiologico;

-     Il Dirigente del Servizio 4 – Programmazione Ospedaliera – del Dipartimento per la Pianificazione Strategica

-     Il Dirigente del Servizio 6 – Programmazione dell’Emergenza – del Dipartimento per la Pianificazione Strategica

-     Il Dirigente del Servizio 7 – Farmaceutica – del Dipartimento per la Pianificazione Strategica

-     Il Dirigente del Servizio 8 – Programmazione territoriale ed integrazione socio-sanitaria – del Dipartimento per la Pianificazione Strategica

-     Il Dirigente del Servizio 9 – Sanità Veterinaria – del Dipartimento per le Attività Sanitarie e Osservatorio Epidemiologico;

-     Dr. Luigi Aprea, n.q. Direttore Sanitario dell’Azienda Policlinico “P. Giaccone” di Palermo;

-     Prof. Francesco Vitale, n.q. Direttore del Laboratorio di Analisi Chimico-cliniche dell’Azienda Policlinico “P. Giaccone” di Palermo;

-     Prof.ssa Lucina Titone, n.q. Direttore UOC Malattie Infettive Azienda Policlinico “P. Giaccone” di Palermo;

-     Dr.ssa Gabriella Filippazzo, n.q. Direttore Sanitario di Presidio dell’A.O. “V. Cervello” di Palermo;

-     Dr. Massimo Farinella, n.q. Direttore UOC Malattie Infettive dell’A.O. “V. Cervello” di Palermo;

-     Dr. Giuseppe Giammanco, n.q. Direttore Sanitario di Presidio P.O. Nesima dell’A.O. “G. Garibaldi” di Catania;

-     Prof. Rosario Russo, n.q. Direttore UOC Malattie Infettive dell’A.O. “G. Garibaldi” di Catania;

-     Dr. Tullio Prestileo,  n.q. responsabile UOS di Infettivologia AUSL 6 Palermo

-     Dr. Domenico Barbagallo, n.q. Direttore Dipartimento di Prevenzione AUSL 3 Catania

-     Dr. Michele Stornello, Direttore UOC Medicina Interna A.O. Umberto I Siracusa e n.q. Presidente Regionale Fadoi

Comitato Regionale per le Pandemie

Regione Siciliana –

Assessorato Sanità

- Settore Sistema Regionale di Protezione Civile

- Agenzia per le attività di informazione degli organi di governo della Regione

Regione Siciliana -  Presidenza
- Ufficio Sanità Marittima Aerea e di Frontiera (ufficio di Palermo e Catania) USMAF
- Dott.ssa Linda Pasta – dirigente medico dell’Azienda Ospedaliera V.Cervello di Palermo

Partecipano inoltre alla redazione del presente Piano Regionale pandemico, (n.q. componente dello Staff dell’Assessore),  il dott. Giannobile Filippo rappresentante dei Medici di Medicina Generale .

Add comment Ottobre 8, 2009

“Dibattito degli esperti sul vaccino adiuvato” dal NYTimes 22/9/2009

http://www.nytimes.com/2009/09/22/health/22vacc.html?_r=3&hpw=&pagewanted=all

Benefici e dubbi sul vaccino adiuvato

By ANDREW POLLACK

gardasil_vaccino_papilloma

Gli americani sono obbligati a usare un vaccino non sperimentato per aiutare a proteggere la gente dalla pandemia influenzale negli altri paesi?

Questo e’ il punto cruciale del dibattito sugli adiuvanti – una classe di sostanze che in qualche misterioso modo aumenta la potenza del vaccino. Gli studi preliminari suggeriscono che gli adiuvanti potrebbero permettere di immunizzare contro l’influenza pandemica H1N1 con una sola dose di vaccino un numero quattro volte maggiore di persone. Pertanto, con il mondo che deve far fronte a gravi carenze di vaccino, l’Organizzazione Mondiale della Sanita’ (WHO) ed alcuni esperti hanno chiesto l’impiego di coadiuvanti per aumentare la fornitura del vaccino. “Abbiamo sempre sostenuto che il ricorso al vaccino adiuvato lascerebbe più vaccino per i poveri,” ha detto Marie-Paule kieny, direttore delle iniziative per la ricerca sul vaccino dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. I Paesi ricchi hanno contrattato per la maggior parte della produzione del vaccino previsto per la pandemia, lasciandone cosi’ molto poco per i Paesi poveri. Ma mentre il Canada ed alcune Nazioni Europee useranno vaccini contenenti adiuvanti, i funzionari americani hanno stabilito il contrario per adesso. Sostengono che hanno abbastanza vaccino e che la sicurezza degli additivi non e’ stata dimostrata. “Questi sono prodotti che potenzialmente possono essere somministrati a milioni di persone sane,” ha detto il Dr. Jesse Goodman, Ricercatore Capo presso il Food and Drug Administration. “non ci sono note specifiche di sicurezza, pericolo o rilascio” con i coadiuvanti, ha riconosciuto Dr. Goodman. “c’è soltanto più incertezza”.

I Funzionari temono anche che utilizzando un coadiuvante avrebbero sollevato i timori dell’opinione pubblica sulla sicurezza del vaccino n un momento in cui loro sfida potrebbe essere sul punto di procurare abbastanza vaccino per convincere le persone a usarlo. “Se si aggiunge che il pubblico avrebbe percepito come un altra incognita, c’è la preoccupazione che le persone sarebbero riluttanti a farsi vaccinare,” ha detto il Dr. Anthony S. Fauci, Direttore dell’Istituto Nazionale delle Allergie e delle Malattie Infettive. Inoltre, dicono i funzionari, una ragione per usare gli adiuvanti è che essi possono aumentare la potenza di un vaccino contro un virus a cui è scarsamente abbinato. Ma il vaccino per la swine flu si sposa bene al virus, che non e’ mutato. Nelle ultime due settimane, nuovi dati hanno sollevato alcune pressioni sul governo per utilizzare gli adiuvanti. I primi studi indicano che, anche senza un adiuvante, una singola iniezione di vaccino — anziché le due previste — conferirà una protezione adeguata in adulti e bambini di dieci anni almeno. Cio’ effettivamente raddoppia il numero di persone che possono essere immunizzate, e la scorsa settimana il governo ha affermato che metterebbe a disposizione degli altri paesi il 10 per cento dei sui approssimativamente 200 milioni dosi di vaccino. Altre otto nazioni stanno rilasciando alcuni vaccini. Ancora, il Dr. tadataka Yamada, presidente del programma di salute globale alla Fondazione Bill and Melinda Gates, ha detto che la maggior parte della popolazione mondiale di sei miliardi di persone, principalmente in paesi più poveri, sarebbe comunque senza vaccino, specialmente nei primi mesi della pandemia. E’ stato prodotto finora meno vaccino del previsto a causa di problemi di fabbricazione. “oltre tutto, c’è ancora chiaramente una carenza di rifornimenti del vaccino” ha detto Dr. andrin Oswald, capo dell’esecutivo della vaccine business della Novartis. eccetto che per gli Stati Uniti, ha detto il Dr. Oswald, la maggior parte paesi che hanno commissionato la Novartis hanno preso vaccino con adiuvante. La Dott.ssa kieny, della WHO, ha detto che quasi tre bilioni di dosi di vaccino potrebbero essere prodotti in un anno. Ma lei ha detto che i governi che hanno ordinato il vaccino adiuvato non dovrebbero abbandonarlo “non c’e’ ragione di pensare che questi vaccini non saranno sicuri”. Anche se l’adiuvante non salva oggi in questa pandemia, gli esperti affermano che diventerà sempre più importante per i vaccini contro ogni forma di malattie. Questo perche’ molti vaccini in fase di sviluppo “semplicemente non lavorano cosi’ bene senza un adiuvante,” ha detto il Dr. Thomas Monath, che opera come Responsabile medico della Juvaris, azienda produttrice di adiuvanti.

I vaccini una volta contenevano normalmente virus indeboliti o uccisi patogeno per stimolare una risposta immunitaria. Alcuni recenti vaccini consistono solo proteine o frammenti di proteine dell’agente patogeno, che li rende più puri, più sicuri e più rapidi da produrre. Ma questo allontana quelle parti dell’agente patogeno che contribuisce a scuotere il sistema immunitario; senza di quelle, un coadiuvante è necessario. Le industrie ed i laboratori accademici stanno gareggiando per sviluppare adiuvanti, “principalmente perché tutti riconoscono che l’utilizzo dell’adiuvante potrebbe essere il componente make-or-break di un vaccino”. L’Intercell, società austriaca, sta sviluppando un adiuvante per l’influenza su un cerottino da porre sul sito di iniezione per alcune ore. I ricercatori stanno anche studiando come l’adiuvante lavori e come elaborarlo razionalmente piuttosto che attraverso tentativi ed errori. “Per lungo tempo, gli adiuvanti erano una sorta di miscellanea di sostanze, progettati empiricamente,” ha detto Bali Pulendran, professore di patologia alla Emory University: “Ciò che era una volta una scatola nera venendo attualmente illuminata a livello meccanicistico dai nuovi progressi in immunologia”.

Il termine adiuvante, dal latino “per aiuto”, è stato coniato negli anni Venti da Gaston Ramon, un veterinario presso l’Istituto Pasteur in Francia, che osservo’ come i cavalli a cui aveva somministrato la tossina della diphteria sviluppavano una risposta immunitaria più forte se avevano una infiammazione nel sito di iniezione. Fra i suoi primi coadiuvanti vi erano pane grattugiato e tapioca. Nel giro di pochi anni, gli scienziati hanno scoperto che i Sali di alluminio potevano indurre una risposta immunitaria. L’Allume, come spesso e’ chiamato questo adiuvante, è oggi utilizzato in vari vaccini, compresi quelli del tetano ed epatite B. E’ un adiuvante relativamente debole, ma che, circa 80 anni dopo la sua scoperta, è e’ ancora l’unico usato nei vaccini negli Stati Uniti. Tutto questo potrebbe presto cambiare, un comitato consultivo recentemente raccomandava alla F. D. A. l’approvazione del Cervarix, un vaccino contro il virus che provoca il cancro cervicale, l’HPV. Il vaccino, effettuato da GlaxoSmithKline, utilizza un adiuvante contenente un lipide batterico (Il Gardasil, vaccino per l’HPV della Merck che e’ già in uso, ha un adiuvante alluminio). L’allume non viene usato nell’influenza perché ha scarso effetto. Ma Novartis e GlaxoSmithKline stanno vendendo per la pandemia influenzale vaccini contenenti i piu’ nuovi coadiuvanti che loro hanno sviluppato. Sono emulsioni olio in acqua di squale, un lipide che si trova nel corpo. Quello della Glaxo contiene anche la vitamina E. Un vaccino antinfluenzale stagionale contenente l’adiuvante della Novartis l’MF59 è stato utilizzato in Europa dal 1997. L’adiuvante della Glaxo, chiamato AS03, è in un vaccino approvato in Europa per l’uso contro l’H5N1 dell?Influenza aviaria, che ha sollevato i timori di una pandemia pochi anni fa. Per l’influenza dei polli, l’adiuvante era essenziale perché vaccini senza adiuvanti non funzionavano bene nei tests e richiedevano dosi enormi. Il vaccino della Glaxo richiedeva per il vaccino solo la ventiquattresima quantita’ di antigene rispetto al vaccino di un’altra azienda che non conteneva un adiuvante.

Ritenendo che l’influenza suina poteva porre lo stesso problema, i funzionari federali adiuvante dalla Novartis e dalla Glaxo per un valore di 700 milioni di dollari. Se i coadiuvanti venissero utilizzati, essi dovrebbero essere combinati con il vaccino prima dell’iniezione. E Poiché i coadiuvanti non sono stati approvati dalla F. D. A., essi dovrebbero rientrare sotto una cosiddetta autorizzazione per uso d’emergenza. Ma nelle ultime due settimane si e’ appreso che i vaccini contro il virus H1N1 stimolano una risposta forte per conto loro. Una dose singola contenente 15 microgrammi di antigene — la stessa quantita’ utilizzata per ogni ceppo in un vaccino antinfluenzale stagionale — dovrebbe conferire un’adeguata protezione per la maggior parte delle persone. Dati preliminari della GlaxoSmithKline mostrano che un vaccino con adiuvante potrebbe utilizzare solo un quarto dell’antigene. Ma i funzionari federali sostengono che i risparmi non sono abbastanza elevati da compensare gli eventuali rischi e le complessità extra per l’uso degli adiuvanti.

Mentre gli adiuvanti tendono ad aumentare il temporaneo dolore, il gonfiore o la stanchezza causati da un vaccino, la preoccupazione principale è se essi possano provocare una malattie autoimmune, come artrite reumatoide, in cui il sistema immunitario attacca i propri tessuti dell’organismo. Qualche studio sull’animale ha suggerito questa possibilita’. L’anno scorso, L’F. D. A. ha bloccato una sperimentazione clinica di un vaccino per l’epatite B contenente un adiuvante nuovo, dopo che un partecipante ha sviluppato una forma di vasculite considerata come una malattia autoimmune. Ma l’agenzia lo ha smentito questo mese, apparentemente soddisfatta perche’ il vaccino, fatto dalla Dynavax Tecnologie, non ne era stato la causa. I produttori di adiuvante sostengono che non c’è motivo di preoccupazione per quanto riguarda il vaccino influenzale, il Dr. Bruce Innis, direttore del gruppo clinico per il vaccino antinfluenzale della GlaxoSmithKline, ha detto che la risposta immunitaria stimolata dall’adiuvante della sua Azienda era diretta solo verso l’antigene nel vaccino “non c’e’ nessuna generale sovraregolazione della risposta immunitaria nell’organismo” che sarebbe necessaria per una malattia autoimmune. La Novartis sostiene che sono state utilizzate in Europa più di quaranta milioni di dosi di vaccino con il suo adiuvante, senza alcun problema. Ma il Dr. Fauci, dell’Istituto Nazionale delle Allergie e delle Malattie Infettive, ha detto che i vaccini adiuvati della Novartis erano stati utilizzati principalmente tra gli anziani, che tendono ad avere un sistema immunitario più debole. Ci sono meno dati sul loro uso tra i bambini, giovani adulti e le donne gravide.

Add comment Settembre 22, 2009

Influenza A: raccomandazioni pratiche

Immagine2Misure preventive generali:

  • evitare i luoghi affollati
  • lavare regolarmente e frequentemente le mani con acqua e sapone; in alternativa possono essere usate soluzioni detergenti a base di alcol o salviettine disinfettanti (non ci fissiamo sull”amuchina!)
  • evitare di portare le mani non pulite a contatto con occhi, naso e bocca
  • coprire la bocca e il naso con un fazzoletto di carta quando si tossisce e starnutisce e gettare il fazzoletto usato nella spazzatura ( http://www.guardian.co.uk/world/video/2009/apr/30/swine-flu-advice )
  • aerare regolarmente le stanze di soggiorno
  • in caso di febbre superiore a 38°C, tosse, mal di gola, malessere, consultare telefonicamente il medico.

Consigli per i malati:

  • Restare in isolamento in una stanza o rispettare la distanza di 1 metro dalle altre persone fino a 24 ore dopo che la febbre è scomparsa senza l’uso di antipiretici (Tachipirina ecc.); in alternativa indossare una mascherina
  • Lavare spesso le mani accuratamente con acqua e sapone (insegnare ai bambini a contare fino a 20 durante l’insaponamento)
  • Coprire la bocca e il naso quando si starnutisce e tossisce usando un fazzoletto di carta
  • Eliminare il fazzoletto di carta gettandolo in un cestino dei rifiuti lavandosi in seguito le mani accuratamente con acqua e sapone
  • Se non si ha a disposizione un fazzoletto di carta quando si tossisce o starnutisce coprire la bocca e il naso con l’avambraccio. È importante evitare di coprirsi la bocca con le mani perché in questo modo vengono contaminate e rappresentano quindi una importante fonte di trasmissione
  • Misurare la temperatura 2 volte al giorno o tutte le volte che si ha la sensazione di avere la febbre
  • Evitare i contatti con persone che presentano fattori di rischio quali: portatori di malattie croniche cardiache e polmonari, diabetici, immunodepressi, donne in gravidanza o che allattano, soggetti con grave sovrappeso, anziani debilitati e bambini molto piccoli.

Consigli per i contatti dei malati:

Ai contatti stretti dei malati si consiglia di ridurre i rapporti sociali e di controllare la temperatura una volta al giorno per rilevare prima possibile l’eventuale comparsa della sintomatologia influenzale.

L’uso di antivirali per prevenire la malattia non è attualmente consigliato. A tale proposito si ribadisce che un uso non appropriato  degli antivirali e non prescritto dopo un’attenta valutazione medica, può rendere inefficace la loro azione in caso di reale necessità di trattamento, a meno che non si tratti di un soggetto gravemente immunodepresso.

Norme igieniche per i conviventi del malato:

  • Rispettare la distanza di 1 metro dal malato, avvicinarsi a distanza inferiore solo se il malato indossa una mascherina
  • Lavarsi spesso le mani con acqua e sapone
  • Arieggiare adeguatamente gli ambienti di casa
  • Evitare il contatto diretto con le secrezioni del malato (muco, catarro, saliva, vomito)
  • Indossare guanti a perdere per pulire oggetti e materiali usati dal malato e per toccare superfici od oggetti contaminati da secrezioni del malato
  • Dopo la rimozione dei guanti e la loro eliminazione, lavarsi le mani
  • Non utilizzare asciugamani, lenzuola etc. utilizzati dal malato; questi potranno essere tranquillamente riutilizzati dopo lavaggio a 70°
  • La pulizia delle superfici, degli oggetti, etc., venuti a contatti col malato o con le sue secrezioni deve essere fatta regolarmente e con i correnti prodotti detergenti/disinfettanti di uso domestico
  • I rifiuti contaminati dalle secrezioni del malato ( fazzoletti di carta, salviette, guanti) vanno introdotti e chiusi in un sacchetto di plastica, utilizzando guanti a perdere ed eliminati coi normali rifiuti non riciclabili; subito dopo è raccomandato il lavaggio delle mani.

Qui un’interessante aggiornamento dell’ACP (Associazione Culturale Pediatri)

http://www.quaderniacp.it/blog/H1N1Quaderni.pdf

ed altri links utili:

http://www.cdc.gov/h1n1flu/
http://www.ecdc.europa.eu/en/healthtopics/Pages/Influenza_A%28H1N1%29_Outbreak.aspx
http://www.who.int/csr/don/2009_09_18/en/index.html
http://www.phac-aspc.gc.ca/alert-alerte/h1n1/vacc/vacc-eng.php
http://search.medscape.com/medscapecme-search?newSearch=1&queryText=h1n1
http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=6235
http://www.attentiallebufale.it/qualita/pandemia_4.html
http://www.attentiallebufale.it/qualita/intervista_9_en.html
http://www.businessweek.com/globalbiz/content/sep2009/gb20090915_042430.htm

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