“Dibattito degli esperti sul vaccino adiuvato” dal NYTimes 22/9/2009
http://www.nytimes.com/2009/09/22/health/22vacc.html?_r=3&hpw=&pagewanted=all
Benefici e dubbi sul vaccino adiuvato
By ANDREW POLLACK

Gli americani sono obbligati a usare un vaccino non sperimentato per aiutare a proteggere la gente dalla pandemia influenzale negli altri paesi?
Questo e’ il punto cruciale del dibattito sugli adiuvanti – una classe di sostanze che in qualche misterioso modo aumenta la potenza del vaccino. Gli studi preliminari suggeriscono che gli adiuvanti potrebbero permettere di immunizzare contro l’influenza pandemica H1N1 con una sola dose di vaccino un numero quattro volte maggiore di persone. Pertanto, con il mondo che deve far fronte a gravi carenze di vaccino, l’Organizzazione Mondiale della Sanita’ (WHO) ed alcuni esperti hanno chiesto l’impiego di coadiuvanti per aumentare la fornitura del vaccino. “Abbiamo sempre sostenuto che il ricorso al vaccino adiuvato lascerebbe più vaccino per i poveri,” ha detto Marie-Paule kieny, direttore delle iniziative per la ricerca sul vaccino dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. I Paesi ricchi hanno contrattato per la maggior parte della produzione del vaccino previsto per la pandemia, lasciandone cosi’ molto poco per i Paesi poveri. Ma mentre il Canada ed alcune Nazioni Europee useranno vaccini contenenti adiuvanti, i funzionari americani hanno stabilito il contrario per adesso. Sostengono che hanno abbastanza vaccino e che la sicurezza degli additivi non e’ stata dimostrata. “Questi sono prodotti che potenzialmente possono essere somministrati a milioni di persone sane,” ha detto il Dr. Jesse Goodman, Ricercatore Capo presso il Food and Drug Administration. “non ci sono note specifiche di sicurezza, pericolo o rilascio” con i coadiuvanti, ha riconosciuto Dr. Goodman. “c’è soltanto più incertezza”.
I Funzionari temono anche che utilizzando un coadiuvante avrebbero sollevato i timori dell’opinione pubblica sulla sicurezza del vaccino n un momento in cui loro sfida potrebbe essere sul punto di procurare abbastanza vaccino per convincere le persone a usarlo. “Se si aggiunge che il pubblico avrebbe percepito come un altra incognita, c’è la preoccupazione che le persone sarebbero riluttanti a farsi vaccinare,” ha detto il Dr. Anthony S. Fauci, Direttore dell’Istituto Nazionale delle Allergie e delle Malattie Infettive. Inoltre, dicono i funzionari, una ragione per usare gli adiuvanti è che essi possono aumentare la potenza di un vaccino contro un virus a cui è scarsamente abbinato. Ma il vaccino per la swine flu si sposa bene al virus, che non e’ mutato. Nelle ultime due settimane, nuovi dati hanno sollevato alcune pressioni sul governo per utilizzare gli adiuvanti. I primi studi indicano che, anche senza un adiuvante, una singola iniezione di vaccino — anziché le due previste — conferirà una protezione adeguata in adulti e bambini di dieci anni almeno. Cio’ effettivamente raddoppia il numero di persone che possono essere immunizzate, e la scorsa settimana il governo ha affermato che metterebbe a disposizione degli altri paesi il 10 per cento dei sui approssimativamente 200 milioni dosi di vaccino. Altre otto nazioni stanno rilasciando alcuni vaccini. Ancora, il Dr. tadataka Yamada, presidente del programma di salute globale alla Fondazione Bill and Melinda Gates, ha detto che la maggior parte della popolazione mondiale di sei miliardi di persone, principalmente in paesi più poveri, sarebbe comunque senza vaccino, specialmente nei primi mesi della pandemia. E’ stato prodotto finora meno vaccino del previsto a causa di problemi di fabbricazione. “oltre tutto, c’è ancora chiaramente una carenza di rifornimenti del vaccino” ha detto Dr. andrin Oswald, capo dell’esecutivo della vaccine business della Novartis. eccetto che per gli Stati Uniti, ha detto il Dr. Oswald, la maggior parte paesi che hanno commissionato la Novartis hanno preso vaccino con adiuvante. La Dott.ssa kieny, della WHO, ha detto che quasi tre bilioni di dosi di vaccino potrebbero essere prodotti in un anno. Ma lei ha detto che i governi che hanno ordinato il vaccino adiuvato non dovrebbero abbandonarlo “non c’e’ ragione di pensare che questi vaccini non saranno sicuri”. Anche se l’adiuvante non salva oggi in questa pandemia, gli esperti affermano che diventerà sempre più importante per i vaccini contro ogni forma di malattie. Questo perche’ molti vaccini in fase di sviluppo “semplicemente non lavorano cosi’ bene senza un adiuvante,” ha detto il Dr. Thomas Monath, che opera come Responsabile medico della Juvaris, azienda produttrice di adiuvanti.
I vaccini una volta contenevano normalmente virus indeboliti o uccisi patogeno per stimolare una risposta immunitaria. Alcuni recenti vaccini consistono solo proteine o frammenti di proteine dell’agente patogeno, che li rende più puri, più sicuri e più rapidi da produrre. Ma questo allontana quelle parti dell’agente patogeno che contribuisce a scuotere il sistema immunitario; senza di quelle, un coadiuvante è necessario. Le industrie ed i laboratori accademici stanno gareggiando per sviluppare adiuvanti, “principalmente perché tutti riconoscono che l’utilizzo dell’adiuvante potrebbe essere il componente make-or-break di un vaccino”. L’Intercell, società austriaca, sta sviluppando un adiuvante per l’influenza su un cerottino da porre sul sito di iniezione per alcune ore. I ricercatori stanno anche studiando come l’adiuvante lavori e come elaborarlo razionalmente piuttosto che attraverso tentativi ed errori. “Per lungo tempo, gli adiuvanti erano una sorta di miscellanea di sostanze, progettati empiricamente,” ha detto Bali Pulendran, professore di patologia alla Emory University: “Ciò che era una volta una scatola nera venendo attualmente illuminata a livello meccanicistico dai nuovi progressi in immunologia”.
Il termine adiuvante, dal latino “per aiuto”, è stato coniato negli anni Venti da Gaston Ramon, un veterinario presso l’Istituto Pasteur in Francia, che osservo’ come i cavalli a cui aveva somministrato la tossina della diphteria sviluppavano una risposta immunitaria più forte se avevano una infiammazione nel sito di iniezione. Fra i suoi primi coadiuvanti vi erano pane grattugiato e tapioca. Nel giro di pochi anni, gli scienziati hanno scoperto che i Sali di alluminio potevano indurre una risposta immunitaria. L’Allume, come spesso e’ chiamato questo adiuvante, è oggi utilizzato in vari vaccini, compresi quelli del tetano ed epatite B. E’ un adiuvante relativamente debole, ma che, circa 80 anni dopo la sua scoperta, è e’ ancora l’unico usato nei vaccini negli Stati Uniti. Tutto questo potrebbe presto cambiare, un comitato consultivo recentemente raccomandava alla F. D. A. l’approvazione del Cervarix, un vaccino contro il virus che provoca il cancro cervicale, l’HPV. Il vaccino, effettuato da GlaxoSmithKline, utilizza un adiuvante contenente un lipide batterico (Il Gardasil, vaccino per l’HPV della Merck che e’ già in uso, ha un adiuvante alluminio). L’allume non viene usato nell’influenza perché ha scarso effetto. Ma Novartis e GlaxoSmithKline stanno vendendo per la pandemia influenzale vaccini contenenti i piu’ nuovi coadiuvanti che loro hanno sviluppato. Sono emulsioni olio in acqua di squale, un lipide che si trova nel corpo. Quello della Glaxo contiene anche la vitamina E. Un vaccino antinfluenzale stagionale contenente l’adiuvante della Novartis l’MF59 è stato utilizzato in Europa dal 1997. L’adiuvante della Glaxo, chiamato AS03, è in un vaccino approvato in Europa per l’uso contro l’H5N1 dell?Influenza aviaria, che ha sollevato i timori di una pandemia pochi anni fa. Per l’influenza dei polli, l’adiuvante era essenziale perché vaccini senza adiuvanti non funzionavano bene nei tests e richiedevano dosi enormi. Il vaccino della Glaxo richiedeva per il vaccino solo la ventiquattresima quantita’ di antigene rispetto al vaccino di un’altra azienda che non conteneva un adiuvante.
Ritenendo che l’influenza suina poteva porre lo stesso problema, i funzionari federali adiuvante dalla Novartis e dalla Glaxo per un valore di 700 milioni di dollari. Se i coadiuvanti venissero utilizzati, essi dovrebbero essere combinati con il vaccino prima dell’iniezione. E Poiché i coadiuvanti non sono stati approvati dalla F. D. A., essi dovrebbero rientrare sotto una cosiddetta autorizzazione per uso d’emergenza. Ma nelle ultime due settimane si e’ appreso che i vaccini contro il virus H1N1 stimolano una risposta forte per conto loro. Una dose singola contenente 15 microgrammi di antigene — la stessa quantita’ utilizzata per ogni ceppo in un vaccino antinfluenzale stagionale — dovrebbe conferire un’adeguata protezione per la maggior parte delle persone. Dati preliminari della GlaxoSmithKline mostrano che un vaccino con adiuvante potrebbe utilizzare solo un quarto dell’antigene. Ma i funzionari federali sostengono che i risparmi non sono abbastanza elevati da compensare gli eventuali rischi e le complessità extra per l’uso degli adiuvanti.
Mentre gli adiuvanti tendono ad aumentare il temporaneo dolore, il gonfiore o la stanchezza causati da un vaccino, la preoccupazione principale è se essi possano provocare una malattie autoimmune, come artrite reumatoide, in cui il sistema immunitario attacca i propri tessuti dell’organismo. Qualche studio sull’animale ha suggerito questa possibilita’. L’anno scorso, L’F. D. A. ha bloccato una sperimentazione clinica di un vaccino per l’epatite B contenente un adiuvante nuovo, dopo che un partecipante ha sviluppato una forma di vasculite considerata come una malattia autoimmune. Ma l’agenzia lo ha smentito questo mese, apparentemente soddisfatta perche’ il vaccino, fatto dalla Dynavax Tecnologie, non ne era stato la causa. I produttori di adiuvante sostengono che non c’è motivo di preoccupazione per quanto riguarda il vaccino influenzale, il Dr. Bruce Innis, direttore del gruppo clinico per il vaccino antinfluenzale della GlaxoSmithKline, ha detto che la risposta immunitaria stimolata dall’adiuvante della sua Azienda era diretta solo verso l’antigene nel vaccino “non c’e’ nessuna generale sovraregolazione della risposta immunitaria nell’organismo” che sarebbe necessaria per una malattia autoimmune. La Novartis sostiene che sono state utilizzate in Europa più di quaranta milioni di dosi di vaccino con il suo adiuvante, senza alcun problema. Ma il Dr. Fauci, dell’Istituto Nazionale delle Allergie e delle Malattie Infettive, ha detto che i vaccini adiuvati della Novartis erano stati utilizzati principalmente tra gli anziani, che tendono ad avere un sistema immunitario più debole. Ci sono meno dati sul loro uso tra i bambini, giovani adulti e le donne gravide.
Add comment Settembre 22, 2009
Influenza A: raccomandazioni pratiche
Misure preventive generali:
- evitare i luoghi affollati
- lavare regolarmente e frequentemente le mani con acqua e sapone; in alternativa possono essere usate soluzioni detergenti a base di alcol o salviettine disinfettanti (non ci fissiamo sull”amuchina!)
- evitare di portare le mani non pulite a contatto con occhi, naso e bocca
- coprire la bocca e il naso con un fazzoletto di carta quando si tossisce e starnutisce e gettare il fazzoletto usato nella spazzatura ( http://www.guardian.co.uk/world/video/2009/apr/30/swine-flu-advice )
- aerare regolarmente le stanze di soggiorno
- in caso di febbre superiore a 38°C, tosse, mal di gola, malessere, consultare telefonicamente il medico.
Consigli per i malati:
- Restare in isolamento in una stanza o rispettare la distanza di 1 metro dalle altre persone fino a 24 ore dopo che la febbre è scomparsa senza l’uso di antipiretici (Tachipirina ecc.); in alternativa indossare una mascherina
- Lavare spesso le mani accuratamente con acqua e sapone (insegnare ai bambini a contare fino a 20 durante l’insaponamento)
- Coprire la bocca e il naso quando si starnutisce e tossisce usando un fazzoletto di carta
- Eliminare il fazzoletto di carta gettandolo in un cestino dei rifiuti lavandosi in seguito le mani accuratamente con acqua e sapone
- Se non si ha a disposizione un fazzoletto di carta quando si tossisce o starnutisce coprire la bocca e il naso con l’avambraccio. È importante evitare di coprirsi la bocca con le mani perché in questo modo vengono contaminate e rappresentano quindi una importante fonte di trasmissione
- Misurare la temperatura 2 volte al giorno o tutte le volte che si ha la sensazione di avere la febbre
- Evitare i contatti con persone che presentano fattori di rischio quali: portatori di malattie croniche cardiache e polmonari, diabetici, immunodepressi, donne in gravidanza o che allattano, soggetti con grave sovrappeso, anziani debilitati e bambini molto piccoli.
Consigli per i contatti dei malati:
Ai contatti stretti dei malati si consiglia di ridurre i rapporti sociali e di controllare la temperatura una volta al giorno per rilevare prima possibile l’eventuale comparsa della sintomatologia influenzale.
L’uso di antivirali per prevenire la malattia non è attualmente consigliato. A tale proposito si ribadisce che un uso non appropriato degli antivirali e non prescritto dopo un’attenta valutazione medica, può rendere inefficace la loro azione in caso di reale necessità di trattamento, a meno che non si tratti di un soggetto gravemente immunodepresso.
Norme igieniche per i conviventi del malato:
- Rispettare la distanza di 1 metro dal malato, avvicinarsi a distanza inferiore solo se il malato indossa una mascherina
- Lavarsi spesso le mani con acqua e sapone
- Arieggiare adeguatamente gli ambienti di casa
- Evitare il contatto diretto con le secrezioni del malato (muco, catarro, saliva, vomito)
- Indossare guanti a perdere per pulire oggetti e materiali usati dal malato e per toccare superfici od oggetti contaminati da secrezioni del malato
- Dopo la rimozione dei guanti e la loro eliminazione, lavarsi le mani
- Non utilizzare asciugamani, lenzuola etc. utilizzati dal malato; questi potranno essere tranquillamente riutilizzati dopo lavaggio a 70°
- La pulizia delle superfici, degli oggetti, etc., venuti a contatti col malato o con le sue secrezioni deve essere fatta regolarmente e con i correnti prodotti detergenti/disinfettanti di uso domestico
- I rifiuti contaminati dalle secrezioni del malato ( fazzoletti di carta, salviette, guanti) vanno introdotti e chiusi in un sacchetto di plastica, utilizzando guanti a perdere ed eliminati coi normali rifiuti non riciclabili; subito dopo è raccomandato il lavaggio delle mani.
Qui un’interessante aggiornamento dell’ACP (Associazione Culturale Pediatri)
http://www.quaderniacp.it/blog/H1N1Quaderni.pdf
ed altri links utili:
http://www.cdc.gov/h1n1flu/
http://www.ecdc.europa.eu/en/healthtopics/Pages/Influenza_A%28H1N1%29_Outbreak.aspx
http://www.who.int/csr/don/2009_09_18/en/index.html
http://www.phac-aspc.gc.ca/alert-alerte/h1n1/vacc/vacc-eng.php
http://search.medscape.com/medscapecme-search?newSearch=1&queryText=h1n1
http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=6235
http://www.attentiallebufale.it/qualita/pandemia_4.html
http://www.attentiallebufale.it/qualita/intervista_9_en.html
http://www.businessweek.com/globalbiz/content/sep2009/gb20090915_042430.htm
Add comment Settembre 17, 2009
Niente panico è solo influenza!
http://www.dica33.it/cont/interviste/0909/1100/niente-panico-solo-influenza.asp
L’influenza rappresenta ogni anno un momento importante per il medico di medicina generale, in considerazione del fatto che da novembre a marzo le infezioni delle vie aeree con febbre, mal di gola e tosse comportano dal 5 al 10% delle visite ambulatoriali e domiciliari. Quest’anno lo scenario si prospetta ancora più impegnativo in virtù di un nuovo virus antinfluenzale, per di più pandemico. Una novità assoluta. E’ per questo che la Società Italiana di Medicina Generale (SIMG) ha predisposto un documento operativo per preparare gli ambulatori in corso di pandemia influenzale. Per fare un po’ di chiarezza sul nuovo virus influenzale Dica33 ha intervistato Aurelio Sessa, Presidente Regionale Lombardia della SIMG.
Cos’è la nuova influenza provocata da virus A/H1N1?
La nuova influenza A/H1N1 è un’infezione virale acuta dell’apparato respiratorio con sintomi fondamentalmente simili a quelli classici dell’influenza: febbre ad esordio rapido, tosse, mal di gola, malessere generale. Come per l’influenza classica sono possibili complicazioni gravi, quali la polmonite, e casi mortali. I primi casi di questa nuova influenza umana da virus A/H1N1 sono stati legati a contatti ravvicinati tra maiali e uomo; il nuovo virus A/H1N1 è infatti un virus di derivazione suina. Nell’uomo infezioni da virus influenzali suini sono state riscontrate occasionalmente fin dagli anni 50 e sono legati ad esposizione e contatti ravvicinati (1-2 metri) con suini, ma il nuovo virus A/H1N1 si è ora adattato all’uomo ed è diventato trasmissibile da persona a persona. L’influenza non viene trasmessa attraverso il cibo e si sottolinea come, anche se i primi casi siano stati legati a suini, non vi sia alcun rischio di infezione attraverso il consumo di carne suina cotta o prodotti a base di carne suina. Trattandosi di un nuovo virus influenzale, la vaccinazione con i tradizionali vaccini antinfluenzali (vaccini stagionali) molto probabilmente non è efficace; la vaccinazione contro l’influenza classica è comunque una misura raccomandata in caso di viaggi.
Quali sono i sintomi della nuova influenza umana da virus A/H1N1?
I sintomi della nuova influenza umana da virus A/H1N1 sono simili a quelli della “classica” influenza stagionale e comprendono: febbre, sonnolenza, perdita d’appetito, tosse. Alcune persone hanno manifestato anche raffreddore, mal di gola, nausea, vomito e diarrea.
Quanto è grave l’influenza da virus A/H1N1 nell’uomo?
Come l’influenza stagionale, l’influenza da virus influenzale A/H1N1 nell’uomo può presentarsi in forma lieve ma può causare un peggioramento di patologie croniche pre-esistenti e in passato sono stati segnalati casi di complicazioni gravi (polmonite e insufficienza respiratoria) e decessi associati ad infezione da virus A/H1N1. La gravità dell’influenza è quindi in genere legata alla gravità delle malattie di cui si è affetti o all’età.
Come deve comportarsi un paziente che presenti i sintomi?
In generale l’influenza è una malattia ad evoluzione benigna e si risolve nell’arco di 3-5 giorni. La terapia si basa fondamentalmente sul riposo e sull’uso di farmaci sintomatici che aiutano a controllare i sintomi come la febbre, il mal di gola e il malessere generale. Solo nel caso che, dopo 3 giorni, non ci sia un miglioramento clinico è utile consultare il medico che è in grado di stabilire se vi sono complicanze. Una particolare attenzione deve essere riservata ai bambini molto piccoli, ai grandi anziani e a tutti coloro che sono portatori di malattie croniche, categorie queste che presentano un rischio elevato di sviluppare complicanze sistemica in particolare a carico dell’apparato respiratorio e cardiovascolare.
Marco Malagutti
Add comment Settembre 15, 2009
DI FRONTE ALL’INFLUENZA A, PAZIENZA E TRANQUILLITÀ
dal sito: http://www.equipocesca.org/actividades-preventivas/gripe-a-paciencia-y-tranquilidad/
la traduzione in italiano del Dott. Gianluigi Passerini (MMG, Sondrio)
http://www.equipocesca.org/wp-content/uploads/2009/08/gripe-italiano.doc
RDr. Juan Gérvas jgervasc@meditex.es www.equipocesca.org
Medico di Medicina Generale (Canencia de la Sierra, Garganta de los Montes e El Cuadron, Madrid, Spagna). Professore Onorario di Salute Pubblica, Facoltà di Medicina, Università Autonoma di Madrid e Visiting Professore di Medicina Generale in Salute Internazionale della Scuola Nazionale di Sanità (Madrid).
Riassunto:
- L’influenza A è molto contagiosa ma molto leggera, più leggera che la normale influenza di tutti gli anni (influenza stagionale).
- Di fronte all’influenza A conviene tenere un comportamento prudente e tranquillo, simile a quello che teniamo di fronte all’influenza stagionale. Ci si deve far visitare dal medico solo in caso di malattia importante (ad. es tosse con sangue, gravi disturbi respiratori).
- I farmaci antivirali (Tamiflu e Relenza) non servono a prevenire l’influenza A e hanno effetti collaterali importanti. Non servono neanche, a parte eccezioni, per la cura di pazienti sani. Essi debbono essere riservati alla cura di casi gravi.
- La vaccinazione contro l’influenza A è sperimentale e, sino ad ora, non si sa nulla nè della sua sicurezza nè della sua efficacia.
- Le precedenti pandemie non hanno provocato molti decessi, in quanto erano già disponibili gli antibiotici per curare le polmoniti, che sono la principale complicanza dell’influenza. Inoltre le precedenti pandemie non sono state seguite da una seconda ondata di epidemia.
- Di fronte all’influenza A i Servizi Sanitari devono prendersi cura di migliaia di soggetti routinari, sia acuti che cronici, per cui conviene non riempire l’attività dei medici e delle infermiere per curare i casi leggeri di influenza A.
Il problema
L’influenza è una malattia virale che si può diffondere durante l’inverno, in forma epidemica (epidemia stagionale) e che colpisce tutta la popolazione.
Un detto medico dice che: “l’influenza dura sette giorni con le cure e una settimana senza cure”. E’ una malattia lieve, con febbre e sintomi vari, come mal di testa e dolori muscolari, malessere generale, tosse, nausea, diarrea e di solito costringe a letto per un paio di giorni. Non conviene abbassare la febbre (neppure nei bambini) e le cure servono solo per i dolori ed il malessere.
Nonostante la malattia sia lieve, è dimostrato che la mortalità nella popolazione aumenta con due picchi all’anno, uno d’estate quando la temperatura è massima ed uno d’inverno, in concomitanza con l’epidemia influenzale. Per questo motivo si consiglia la vaccinazione antiinfluenzale, nonostante tuttora si discuta circa la sua utilità.
L’epidemia di influenza A, che è iniziata in Messico nel 2009, è di minor gravità rispetto a quella dell’influenza stagionale. Siccome il contagio si diffonde molto facilmente, la si definisce “pandemia” perchè può arrivare a contagiare la metà della popolazione. Tuttavia la contagiosità non significa nulla rispetto alla sua gravità, che è minore di qualunque altra influenza del passato, che ci sono state sinora. Colpisce più persone, ma provoca meno morti di qualunque altra influenza passata. Le cifre variano in base alla fonte dei dati, per esempio in Gran Bretagna sono stati registrati 30 morti su centomila casi e negli USA solo 302 su un milione di casi.
Nell’inverno australe (che coincide con l’estate in Spagna ed in Italia) in Argentina sono morte circa 350 persone, in Cile 128 ed in Nuova Zelanda 16. Quasi alla fine dell’inverno australe, sinora nel mondo intero si sono avuti 2501 decessi. Per fare un paragone, si calcola che in Spagna, durante un inverno “normale” i decessi per influenza stagionale sono circa 1500-3000.
La mortalità per influenza A riguarda prevalentemente persone di età minore di 65 anni, in quanto i soggetti di età superiore sembrano avere un certo grado di protezione, a seguito di epidemie passate dovute a virus simili.
Il 90% dei morti per influenza stagionale ha più di 65 anni, mentre per l’influenza A solo il 10% riguarda questa fascia d’età. Ciò significa che il 90% della mortalità per influenza A è a carico di persone di età minore di 65 anni.
Nonostante tutto, in numero assoluto, l’influenza A provoca pochi decessi nei giovani; per esempio, negli USA ogni anno muoiono circa 3600 persone di età minore di 65 anni per influenza stagionale, mentre sinora, per influenza A, sono morte 324 persone dello stesso gruppo d’età. Secondo dati certi, negli USA muoiono circa 36000 persone all’anno per influenza stagionale. L’alta mortalità negli USA probabilmente dipende dalla mancanza di copertura sanitaria per coloro che ne hanno più bisogno (i poveri ed i soggetti ammalati).
In Australia, dove ogni anno per influenza stagionale muoiono circa 310 persone minori di 65 anni, con l’inverno ormai terminato, sono morte 132 per influenza A, di cui circa 119 di età minore di 65 anni.
I fattori di rischio dicono poco rispetto alla mortalità per influenza, sia per quella stagionale che per la A. Per esempio, negli USA il 67% dei bambini che sono morti per influenza stagionale nel 2003-2004 non avevano alcun fattore di rischio.
Si sono avute diverse pandemie, e la più letale è stata la “spagnola” del 1918, che ha provocato molte morti, soprattutto per polmonite batterica, tra i poveri ( mal alimentati, che vivevano in case affollate, insalubri e fredde). Nelle altre due grandi pandemie, del 1957 e del 1968, la letalità non è stata tale, tra l’altro per la disponibilità ddegli antibiotici per trattare le polmoniti batteriche.
Lo studio delle pandemie degli ultimi secoli (dal 1510 ad ora) dimostra che mai il contagio ha colpito simultaneamente tutta la popolazione ( il 100% nello stesso tempo) e che, se c’è stata una seconda “ ondata” di pandemia, l’influenza ha avuto un carattere più lieve anche nella seconda. La proiezione di varie ondate di gravità progressiva è pura fantasia, senza alcun riferimento alla realtà.
La fantasia stà riuscendo a diffondere il panico nella popolazione per: 1. L’impiego di grandi numeri (“centinaia, milioni di casi”) e 2. l’impiego di impattanti correlati, la descrizione quasi dal vivo e in diretta di ogni caso di morte. Questi due elementi portano il lettore/ chi ascolta/ chi vede la TV ad immaginarsi, sè stessi ed i propri cari, colpiti e gravemente ammalati o morti. Questo rappresenta un esercizio classico di “invenzione delle malattie” (disease mongering), di trasformazione irreale di un’influenza A, contagiosa ma non grave, in una influenza A virulenta e letale.
Nel passato recente il Governo del Canada si è proposto un doppio obiettivo nei confronti dell’influenza aviaria: a. Ridurre il numero dei decessi e b. Mantenere il controllo della struttura sociale. Nel caso dell’influenza A il problema non sembra essere quello di raggiungere il primo di questi obiettivi, data la sua letalità minima. Il secondo obiettivo sembra ignorato, mentre si propaga un’epidemia di panico.
Cosa si può fare di fronte all’influenza A?
Quando nel 2005 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ( OMS) aveva previsto che sarebbero potuti morire fino a sette milioni di persone per influenza aviaria, nel mondo si diffuse il panico. Alla fine i morti furono solo 262. Fu, come dire, un gravissimo errore prognostico. Nel 2009, con l’influenza A, conviene non ripetere lo stesso errore. Perciò è fondamentale evitare il panico. E’ assurdo averlo di fronte all’influenza A, semplicemente perchè arriverà a colpire (leggermente) molte persone. Sembra che i messaggi dell’OMS e di molti governi, istituzioni e medici abbiano uno stile tipo “invenzione di malattie”, soprattutto uno stile che va in senso opposto rispetto a ciò che già sappiamo a seguito dell’esperienza dell’emisfero australe.
Di fronte all’influenza A conviene fare ciò che normalmente si fa di fronte all’influenza: curarsi con prudenza e tranquillità. Una buona idratazione, una buona alimentazione, una buona igiene e rivolgersi al medico solo se compaiono sintomi importanti, come la tosse con sangue o un grave disturbo della respirazione. Non si deve “tossire” di fronte agli altri, non toccarsi il naso, tapparsi la bocca mentre si starnutisce e lavarsi le mani prima di mangiare, dopo essere andati in bagno ed ogni volta che si viene a contatto con muco nasale o bronchiale. Il virus viene eliminato attraverso il muco nasale, all’incirca per cinque giorni dall’inizio della malattia. Non sembra dimostrato che l’uso di mascherine serva a limitare la propagazione dell’epidemia. Conviene non fare molta vita sociale durante questi primi giorni, come sempre si dovrebbe fare quando si ha l’influenza.
Rispetto alla gravidanza non si sa cosa dire, fa bene alla la salute in ogni caso, l’influenza A non la impedisce per nulla nè la può aggravare durante l’epidemia. Le differenze tra essere gravide o no è marginale, per esempio la differenza di rischio di essere contagiate per donne gravide è di tre casi per milione se lo si è e di un caso per milione se non lo si è. L’essere in cinta non fa aumentare la probavilità di influenza A. Il virus dell’influenza A non è peggiore per il feto di quello dell’influenza stagionale. Se siete incinte, fate una vita normalmente sana, sia personale che familiare che professionale.
Non esiste alcun trattamento preventivo: i farmaci contro l’influenza non prevengono la malattia (nè il Tamiflu/ oseltamivir nè il Relenza/ zanamivir). Una volta che ci si ammala questi stessi farmaci sono anche quasi inutili (accorciano di mezza giornata la durata dei sintomi della malattia). Neppure esistono studi che dimostrino la sua efficacia nell’influenza A. Inoltre hanno effetti avversi; ad esempio, durante l’epidemia di influenza A a Londra, la metà dei bambini curati con Tamiflu/ oseltamivir subirono degli effetti collaterali, generalmente vomito e nel 18% dei casi dei disturbi neuropsichiatrici.
Forse potrebbe valere la pena di usarli come terapia in alcuni casi particolari, ad esempio in caso di persone già gravemente ammalate o con malattie croniche importanti, però non sono utili nei bambini e negli adulti sani.
Il vaccino è poco utile nei bambini e negli adolescenti, l’efficacia è del 33% e assolutamente inutile nei minori di due anni. Esistono dubbi circa la sua efficacia negli adulti e negli anziani. Non sappiamo nulla sul vaccino per .l’influenza A, tranne che nel 1976 negli USA è stato prodotto un vaccino simile, anche allora con una gran fretta per un pericolo di pandemia ed il risultato fu un’epidemia di effetti collaterali gravi (sindrome di Guillan-Barrè, una malattia neurologica), per cui la campagna di vaccinazione fu subito sospesa. La fretta non è mai utile a nessuno, tanto più per fermare un’influenza come quella A, la cui mortalità è così bassa. Conviene non ripetere l’errore del 1976. In ogni caso deve essere richiesta la firma di un “consenso informato, con informativa sui rischi”. Data l’urgenza di produrre il vaccino, e per evitare le conseguenze legali dei problemi di sicurezza, saranno i Governi e non l’industria farmaceutica responsabili in caso di reclami o di danni.
Qualcos’altro?
I test rapidi per identificare il virus dell’influenza A hanno poca sensibilità (dal 10 al 60%). E’ come dire che non vale la pena di fare l’esame, per sapere se una persona è affetta proprio da influenza A. L’esame non garantisce con certezza di avere preso l’influenza A ed in ogni caso i consigli e la terapia non cambiano.
Sia il virus A che quello stagionale possono modificarsi, rendendo totalmente inutile l’efficacia della vaccinazione.
La vaccinazione per l’influenza stagionale non protegge verso la A.
Conviene non dimenticare che un bambino (o un adulto) possono aver contratto anche un’altra malattia, oltre che l’influenza A. In Gran Bretagna ci sono stati casi di bambini, morti per meningite, dopo che era stata erroneamente posta loro la diagnosi di influenza A.
Durante la pandemia di influenza A la popolazione continuerà ad ammalarsi di infarto miocardico, appendicite, insufficienza cardiaca, diabete, asma, tentativi di suicidio, frattura del femore, depressione, schizofrenia e delle altre mille possibili malattie che richiedono assistenza medica.
Un atteggiamento sereno, paziente e tranquillo dei pazienti con influenza A è essenziale perchè i servizi sanitari funzionino bene e affinchè i medici possano continuare ad utilizzare bene il loro tempo per curare i malati che più lo richiedano, con o senza l’influenza A.
Nota
L’autore, nello scrivere questo testo, non ha altro scopo che quello di esprimere con chiarezza lo stato delle conoscenze rispetto all’influenza A e per fare questo ha analizzato la letteratura medica mondiale sull’argomento. L’autore deplora il fatto che molti degli organismi pubblici, le società scientifiche e i mezzi di comunicazione trasmettano altri messaggi: avranno le loro ragioni.
Traduzione italiana a cura di Gianluigi Passerini (MMG, Sondrio).
La traduzione di questo testo in inglese, francese e portoghese è disponibile su:
Bibliografia selezionata
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Add comment Settembre 3, 2009
SANITÀ IN SICILIA tra riforma, casi e prevenzione
http://giornale.lasicilia.it/giornale/0209/CT0209/ILFATTO/MO03/navipdf.html
INTERVISTA CON L’ASSESSORE REGIONALE MASSIMO RUSSO
di ANDREA LODATO
«Rispettati tempi e regole ora più servizi e più qualità» «Per l’emergenza centri di eccellenza e più piattaforme di elisoccorso»
26 LE VECCHIE AZIENDE SANITARIE La riforma in Sicilia ha mandato in soffitta ben 9 aziende sanitarie snellendo l’apparto burocratico
17 LE AZIENDE ATTIVE DA IERI Si sono già insediati i nuovi direttori generali a cui sarà affidato il cambiamento del sistema sanitario
40 ELISUPERFICI ATTUALEMENTE DISPONIBILI Il programma prevede la costruzione di altre basi per raggiungere qualsiasi punto della Sicilia entro 30 minuti.
L’assessore Massimo Russo gongola sempre moderatamente e poco si esalta,anche quando, in fondo, può celebrare un avvenimento: «Il 1° settembre, come avevamo assicurato, abbiamo dato alla Sicilia ed ai siciliani una sanità profondamente riformata. Qualcuno non ci credeva, pensava che rimanessimo nel guado, impaludati perché c’erano resistenze, parecchie resistenze, a superare le vecchie logiche. Non è andata così. E da oggi apriamo un nuovo capitolo per l’assistenza sanitaria siciliana. Sono nate le 17 aziende sanitarie di cui il territorio ha bisogno, si sono insediati i nuovi direttori generali. Puntiamo su di loro, sulle professionalità, sulla serietà, sul fatto che abbiano colto già da ora il profondo senso di cambiamento che bisogna dare al sistema». Per niente facile arrivare sin qui, tutt’altro che agevole sarà andare avanti, perché gli ostacoli sono tanti, le strade delle riforme quasi tutte accidentate. Soprattutto in un mondo come quello della sanità, dove vanno invertite radicate culture, che riguardano quasi indistintamente politici, medici, malati. «Abbiamo voluto mettere un punto a quel concetto che il sistema sanitario dovesse o potesse essere finalizzato agli interessi degli operatori, perché è esattamente il contrario: l’intera organizzazione del sistema e gli operatori devono essere costantemente al servizio dei cittadini ». L’assessore si spinge oltre. C’è la questione delle professionalità e delle energie umane da valorizzare. «Direi ancora prima da liberare, da recuperare, da rendere protagoniste della nostra sanità. Perché in Sicilia troppi operatori bravi sono stati sacrificati. Quindi vogliamo partire dal loro effettivo recupero, così come voglio dire ai tanti bravi medici che se ne sono andati dalla nostra regione, non ritenendo ci fossero le condizioni per svolgere al meglio il loro lavoro, che noi aspettiamo che tornino a lavorare in Sicilia, ad offrire il loro contributo al sistema sanitario dell’Isola, a contribuire a fare di ogni struttura un’eccellenza ».
L’assessore Russo insiste su questo punto, perché ciò che con la riforma, con la valorizzazione delle risorse presenti e con quelle di ritorno, vorrebbe abbattere ulteriormente le fughe sanitarie dei siciliani: «I nostri pazienti devono sapere che in Sicilia potranno trovare sempre più strutture efficienti, personale medico e paramedico preparato, tecnologie all’avanguardia, un’assistenza di qualità competitiva con quelle di qualsiasi altra regione italiana». Ovviamente nessuno insegue la chimera di potere avere ogni tipo di assistenza di eccellenza, visto che ci sono luoghi ed esperienze in qualche caso irripetibili, qualcuna in Sicilia, del resto, altre fuori com’è naturale. E questo concetto, però, serve ad introdurre un altro passaggio importante dell’intervento dell’assessore Russo, legato in qualche modo alla tragedia di Mazzarino e alla richiesta che su tutto il territorio sia spalmata l’assistenza, la rete ospedaliera, la capacità di intervenire sull’emergenza. «Su questo vorrei essere chiaro, perché il messaggio che i cittadini devono recepire è semplice e logico: non è il posto più vicino che bisogna cercare quando ci si trova di fronte ad un’emergenza, ma il presidio migliore, quello più adeguato e che offre i servizi che possono effettivamente consentire interventi determinanti per salvare vite umane. Con la nostra riforma, come ho sempre detto e lo voglio ribadire oggi, la presenza sul territorio del sistema sanitario è garantito, ma dobbiamo provare a superare anche il concetto per cui è necessario avere un ospedale sotto casa. Anche perché, come insegna l’esperienza nostra, ma anche quella di molti altri paesi che ci hanno preceduto in questo genere di riforme, gli ospedali piccoli spesso si rivelano pericolosi e poco efficienti e funzionali sia per chi vi opera sia per chi vi ricorre. Ci siamo molto occupati di questo nuovo sistema di assistenza nel territorio e uno dei punti cardine per quanto riguarda l’emergenza è, ripeto, la capacità e la lucidità che deve ispirare l’azione di chi interviene nel trasferire nel minor tempo possibile un malato nel centro migliore dove possa ricevere cure adeguate. Avere un ospedale vicino, in qualche caso, può essere persino controproducente se la struttura non è in grado di prestare l’assistenza specialistica richiesta. Per questo anche con il 118 stiamo lavorando e lavoreremo ancora nelle prossime settimane, affinché gli operatori dell’emergenza siano sempre in grado di trasferire i malati nelle strutture migliori». C’è, naturalmente, il problema della logistica del trasferimento. Non sfugge all’assessore Russo la problematica, pesante, legata ai ritardi infrastrutturali, al fatto, in poche parole, che ci sono ancora non paesini sperduti, ma città e grandi paesi della Sicilia che hanno un pessimo sistema viario. In questo caso, chiediamo, l’assistenza nel posto migliore, dove è garantita un’assistenza di alto profilo, come può essere assicurata? «Stiamo studiando una nuova mappa delle superfici degli eliporti dove potere far atterrare l’elisoccorso. La nuova mappa, studiata a tavolino, dovrà avere elisuperfici sparse sul territorio in modo tale che nel caso di gravi emergenze che richiedono interventi molto veloci, si possa utilizzare il servizio aereo e che gli elicotteri trovino basi per atterrare utili per potere coprire la maggior parte del territorio dell’Isola, in particolare, naturalmente, proprio quelle aree più difficilmente raggiungibili dalle strade».
Add comment Settembre 2, 2009
CAMBIA IL SISTEMA IN SICILIA, IN VIGORE LA RIFORMA
Si riducono le aziende sanitarie, si istituiscono i distretti
http://salute.agi.it/primapagina/notizie/200909011227-hpg-rsa0022-cambia_il_sistema_in_sicilia_in_vigore_la_riforma
(AGI) – Palermo, 1 set. – La sanita’ cambia volto da oggi in Sicilia con l’entrata in vigore della riforma che riduce da 29 a 17 le aziende sanitarie e istituisce i distretti ospedalieri. Per attuare la svolta, il governo regionale ha nominato 17 nuovi manager, senza confermare nessuno degli uscenti, e ai dirigenti che si sono insediati stamani ha assegnato precisi obiettivi che saranno sottoposti a verifica trimestrale. La riforma “rappresenta un segnale di forte discontinuita’ con il passato. Il nostro motto deve essere: regole, regole, regole”, ha detto l’assessore regionale alla Sanita’, Massimo Russo, che ieri ha incontrato i manager. “Nel piu’ breve tempo possibile -ha spiegato- dovremo procedere alla fase degli accorpamenti, migliorando i servizi territoriali, offrendo ai cittadini piu’ servizi e piu’ qualita’, eliminando sprechi e privilegi, abbattendo le liste d’attesa, potenziando i pronto soccorso e la rete dell’emergenza urgenza del 118, e occupandoci perfino di quello che nella legge viene definito il decoro ambientale. Piu’ in generale, dovremo pian piano ricreare quel clima di fiducia nei confronti della sanita’ siciliana che si e’ progressivamente perso negli ultimi anni”. La riforma e’ stata approvata il 25 marzo scorso dall’Assemblea regionale siciliana a conclusione di un iter segnato da aspre contrapposizioni interne alla maggioranza, in uno scontro culminato nella presentazione di un testo alternativo a quello del governo da parte del Pdl e dell’Udc, che all’epoca era in giunta. Uno dei capitoli piu’ acuti delle tensioni poi sfociate nella nascita del Lombardo bis, con l’esclusione dell’Udc. Altri punti chiave del riassetto sono la deospedalizzazione e il potenziamento dei servizi territoriali, il passaggio del servizio di emergenza-urgenza del 118 sotto controllo interamente pubblico, assistenza a tutti, cittadini italiani e non, senza distinzione di razza, lingua e religione e senza alcun tipo di segnalazione alle autorita’ di polizia. Una cura necessaria per la sanita’ siciliana che aveva accumulato un deficit di circa 900 milioni di euro, 250 dei quali per pagare la cosiddetta “mobilita’ passiva”, ossia le cure che i siciliani hanno ricevuto nelle strutture di altre regioni. La Sicilia ha tre anni di tempo per arrivare al pareggio. Nel 2008 si sono recuperati circa 400 milioni e altrettanti dovranno rientrare entro il 2009.
Add comment Settembre 1, 2009
Russo: «Indegne strumentalizzazioni» L’assessore: «Aperte due inchieste, già inviati gli ispettori ma c’è chi racconta cose non vere»
L’ospedale Santo Stefano non è mai stato chiuso; in ogni caso non è struttura adeguata a trattare casi di tale complessità e non certo per effetto della recente rimodulazione
ANTONIO FIASCONARO PALERMO. A Mazzarino monta la protesta, a Palermo, invece, si pensa a fronteggiare le polemiche. L’assessore alla Sanità, Massimo Russo, in questi giorni in vacanza, ha deciso di intervenire duramente sulle polemiche seguite alla morte di Filippo Li Gambi. «Sono molto amareggiato – sottolinea l’assessore –, la morte di un giovane in seguito a un incidente stradale non può essere utilizzata per indegne strumentalizzazioni. Quella di Mazzarino è una protesta gravissima perché vengono raccontate ai cittadini cose non vere». Russo, che ha subito deciso di inviare gli ispettori dell’assessorato a verificare quanto avvenuto all’ospedale Santo Stefano, aggiunge: «E’ in corso un’inchiesta della magistratura. Una indagine parallela per verificare se sono state seguite tutte le corrette procedure e se il successivo trasferimento all’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta è avvenuto con la tempestività necessaria. In tempi brevi sarà fatta chiarezza sulle reali responsabilità della morte del giovane Li Gambi, ma nel frattempo è da irresponsabili sobillare i cittadini, dicendo o facendo credere cose che non corrispondono alla realtà. L’ospedale Santo Stefano non è mai stato chiuso ma in ogni caso, con i suoi 32 posti letto, non è una struttura adeguata a trattare casi di tale complessità e non certo per effetto dell’ultima rimodulazione della rete ospedaliera, che peraltro è ancora da eseguire». L’assessore va avanti e amareggiato sottolinea che «non mi presto a queste strumentalizzazioni. Se qualcuno vuole continuare a creare allarmismo sociale, scrivendo perfino che questo giovane è la prima vittima del “decreto Russo”, se ne assumerà tutte le responsabilità nelle sedi opportune. I cittadini sappiano che stiamo lavorando per migliorare e aumentare l’assistenza sul territorio in relazione alle reali esigenze della popolazione e che proprio ieri (mercoledì, ndr) in assessorato è stato ricevuto il sindaco di Mazzarino, D’Asaro, per una seria analisi della situazione». Sulla stessa vicenda è intervenuto anche il presidente della Regione, Raffaele Lombardo: «Un sistema sanitario in cui le sale operatorie chiudono per ferie, deve essere smontato e rimontato daccapo. Ed è proprio quello che stiamo facendo. Ma dinanzi a certi episodi lo sconcerto è inevitabile. Ho già concordato con l’assessore alla Sanità, Massimo Russo, le opportune ispezioni per accertare le cause dei disservizi sanitari segnalati in questi giorni in provincia di Caltanissetta, che hanno portato alla morte di un giovane. E faremo di tutto per identificare e perseguire duramente responsabili e responsabilità». Il governatore dell’Isola ha pure annunciato: «Sarò nei prossimi giorni a Mazzarino per incontrare gli amministratori locali e i cittadini. L’obiettivo della recente riforma sanitaria è quello di limitare gli sprechi, tagliando i servizi inutili e destinare risorse umane e finanziarie al potenziamento dei servizi essenziali». http://giornale.lasicilia.it/giornale/2808/CT2808/ILFATTO/MO03/navipdf.html
Add comment Agosto 28, 2009
Lettera aperta al Codacons in riferimento all’articolo “INCHIESTA CODACONS SU MEDICI DI FAMIGLIA: SOLO IL 15 % HA RISPOSTO ALLE CHIAMATE DEL CODACONS”
Scrivo in riferimento all’articolo “INCHIESTA CODACONS SU MEDICI DI FAMIGLIA: SOLO IL 15 % HA RISPOSTO ALLE CHIAMATE DEL CODACONS” http://www.codacons.it/articolo.asp?idInfo=115192
In genere, sono la prima a denunciare disservizi riguardante sanità e soprattutto soprusi nei riguardi degli assistiti, ma leggere un articolo del genere da parte del Codacons è particolarmente irritante, in quanto una inchiesta del genere prima di essere pubblicata con i risultati – qualunque essi siano – necessita di dati corposi e verificabili. Non vengono riportati quanti casi sono stati considerati sul numero globale dei medici, nè sulle singole normative regionali, etc. etc. ma viene pubblicato online un articolo con un titolo assolutamente deviante, per non citare tutti gli altri articoli che hanno fatto seguito da altre Agenzie di stampa. Infatti, un titolo del genere tende a dare l’idea che di TUTTI i Medici di Medicina Generale solo il 15% risponda al telefono o al cellulare (e non può essere sufficiente scrivere “… Il campione non ha valore statistico, considerato il numero delle chiamate effettuate, ma certo i risultati sono decisamente sconfortanti.”), è assolutamente fuorviante ed offensivo nei riguardi di tutti quei Medici di Famiglia che si dedicano con passione e grande correttezza alla propria attività.
Qui, in Sicilia, risulta che sono pochi i colleghi che hanno preso ferie in agosto e comunque quando sono assenti lasciano i sostituti o i riferimenti dei colleghi delle rispettive associazioni, è inoltre davvero difficile che non risponda una segreteria telefonica e che non venga riportato il cellulare nelle fasce orarie previste (8.00- 20.00 ad eccezione dei prefestivi e festivi). Se eventi simili sono accaduti è giusto denunciarlo sia all’ASL di competenza che all’Ordine dei Medici della Provincia (previa conoscenza delle normative regionali di quel territorio che regolamentano i rapporti con i MMG), ma da qui ad avere fretta di pubblicare un articolo così incompleto e scarso di dati è un passaggio ben diverso.
Sperando in collaborazioni più proficue e nel vero interesse dei cittadini, invio cordiali saluti
Maria Concetta Giuliano, Medico di Famiglia – Gravina di Catania
Add comment Agosto 23, 2009
Vaccino HPV: dibattito sui vantaggi, sul marketing e su i nuovi dati degli eventi avversi
DA Medscape Medical News http://www.medscape.com/viewarticle/707634?src=mpnews&spon=34&uac=65232MY
di Zosia Chustecka
18 Agosto 2009 – I benefici della vaccinazione contro il virus del papilloma umano (HPV) per prevenire il cancro della cervice vengono messi in discussione in un editoriale del Journal of the American Medical Association ( http://jama.ama-assn.org/cgi/content/full/302/7/795 ): “La teoria che sta dietro il vaccino e’ solida: se l’infezione HPV può essere prevenuta il cancro non verrà”, scrive l’editorialista Charlotte Haug, MD, PhD, dal Journal of the Norwegian Medical Association. “Ma in pratica la questione è più complessa”. L’HPV è l’infezione sessualmente trasmessa a maggiore prevalenza, “ ma, spiega, il virus non sembra essere molto nocivo perché quasi tutte le infezioni HPV vengono eliminate dal sistema immunitario”. In alcune donne l’infezione HPV persiste e qualcuna può sviluppare lesioni precancerose ed infine il cancro. La Dottoressa Haug scrive: “ ma è attualmente impossibile predire in quali donne questo avverrà”. “ Il beneficio netto della vaccinazione HPV è incerto”, commenta la Dottoressa Haug. “ Anche se persistentemente infettata da HPV, una donna molto probabilmente non svilupperà il cancro se è controllata regolarmente (con i PAP test)”. La dottoressa Haug si è già espressa in precedenza contro la vaccinazione HPV, l’anno scorso ha invitato alla prudenza sui programmi sulla vaccinazione su larga scala in un editoriale nel New England Journal of Medicine (2008;359:861–862), come riportato al tempo da Medscape Oncology (http://www.medscape.com.viewarticle/579364 ).
Quest’ultimo editoriale si accompagna a 2 articoli pubblicati nella stessa edizione del JAMA. Uno degli articoli è critico sul marketing del vaccino HPV Gardasil (Merck & Co) negli Stati Uniti, e l’altro sui dettagli degli eventi avversi che sono stati riportati con il vaccino fin da quando è stato lì commercializzato nel 2006. La Dottoressa Haug commenta che, in vista dell’incerto beneficio dal vaccino HPV, “ soltanto un piccolo rischio di effetti nocivi da vaccino “ è accettabile. Il bilancio tra i rischi ed i benefici della vaccinazione HPV dovrebbero poggiare solo su evidenze mediche e scientifiche, afferma la Dottoressa Haug. Tuttavia, lei avvisa che questo bilancio è “facilmente deviato” se vi si poggiano su altri fattori; per esempio, il profitto per una compagnia o i guadagni per i medici – argomenti che vengono analizzati nell’articolo sul marketing. “Il bilancio sarà alterato se gli eventi avversi non verranno calcolati correttamente”, commenta la dottoressa, ed il suo editoriale mette in rilievo le limitazioni del sistema usato per raccogliere i report degli eventi avversi, descritte in dettaglio nell’altro articolo.
Censura della promozione commerciale del Gardasil
L’articolo che discute sul marketing del Gardasil è stato scritto da Sheila Rothman, ricercatrice di Scienze Medico-Sociali, e da David Rothman, ricercatore di Medicina Sociale, entrambi della Columbia College of Physicians and Surgeons, New York City. Merck & Co ha soprattutto promosso il Gardasil a “guardia” contro il cancro della cervice, piuttosto che promuoverlo come vaccino contro i virus HPV o le malattie sessualmente trasmesse, evidenziano gli autori. (Il vaccino è attivo contro 4 sottotipi virali: HPV-6, HPV-11, HPV-16 ed, HPV-18; HPV-16 e HPV-18 sono responsabili per circa il 70 % di tutti i cancri cervicali e possono anche causare altri tumori ano genitali, invece HPV-6 ed HPV-11 sono le più comuni cause di verruche genitali). La promozione commerciale è stata di così grande successo che nel suo primo anno, il Gardasil è stato nominato dal giornale di industria Pharmaceutical Executive come “marca dell’anno” per la costruzione di un “mercato di aria sottile”, accusano gli autori.
Essi scrivono “nel fare di questo vaccino il target per le malattie neoplastiche della cervice, la trasmissione sessuale dell’HPV è stata minimizzata, la minaccia di cancro della cervice nelle adolescenti veniva amplificata, e le sottopopolazioni più a rischio praticamente ignorate. Piuttosto che concentrarsi sulle popolazioni in aree geografiche con un eccesso di mortalità per cancro della cervice, inclusi Africani, Sudamericani, Latini lungo il confine del Texas, ed i bianchi in Appalachia, la campagna promozionale postulava che ogni ragazza fosse ad egual rischio” scrivono la Dottoressa ed il Dottor Rothman. “Che questi argomenti siano stati consegnati dalla Associazione Professioni Mediche (PMAs) è motivo di preoccupazione” aggiungono.
La Merck & Co ha finanziato attività all’ American College of Obstetricians and Gynecologists, all’ American Society for Colposcopy and Cervical Pathology, alla Society for Gynecologic Oncologists, e all’ American College Health Association. Tra le attività finanziato dalla compagnia vi erano kit di conferenze per i relatori e pannelli di risorse educazionali, con esempi di risposte alle domande dei pazienti, oltre che esempi di comunicati stampa e lettere a genitori e studenti che spiegavano perché avrebbero dovuto avere il vaccino. Gli autori descrivono in dettaglio le occasioni specifiche in cui il messaggio diffuso dalla PMAs era influenzato dalla Merck & Co.
“essi sono stati manifestamente esuberanti nella speranza per la vaccinazione…”
Intervistata la Dottoressa Diane Harper, MD, della University of Missouri-Kansas City School of Medicine, Kansas City Missouri, rispondeva al Medscape Oncology che la PMAs “ deve confessare a entrambi, sia i soci che le donne la cui salute essi proteggono, che essi sono stati manifestamente esuberanti nella speranza per la vaccinazione e che sono colpevoli di presentare essenzialmente solo le informazioni che la Merck voleva fossero presentate”, ha aggiunto che “nell’intento di superare questo errore, la PMAs deve lavorare con ricercatori clinici per sviluppare consensi informati che includano benefici e rischi dettagliati della vaccinazione e dello screening.” La Dottoressa Harper ha anche affermato che ora che sono stati documentati gravi eventi avversi, deve essere data piena divulgazione dei rischi e dei benefici attraverso tutte le conferenze educative. La Dottoressa Harper è professore e vice-direttore della Obstetrics and Gynecology, Community and Family Medicine and Informatics and Personalized Medicine, ed ha condotto la sperimentazione fase 2 e la fase 3 per il Gardasil, scrivendone le pubblicazioni. Ha detto anche in precedenza ciò che pensa chiaramente sul vaccino HPV e la sua campagna promozionale ed al Medscape Oncology ha espresso la sua opinione su come il messaggio sulla necessità di un regolare striscio cervicale fosse stato coperto da una “aggressiva ed inappropriata promozione del vaccino”. Ha anche commentato che a tutt’oggi in nessuna delle informazioni sul Gardasil è stato evidenziato che nei paesi sviluppati quali gli Stati Uniti, dove sono diffusi i programmi di screening Papanicolaou (PAP), il vaccino HPV farà poco per diminuire la già molto bassa percentuale di cancro, ma permetterà soprattutto di allungare con sicurezza gli intervalli degli screening.
Raggiunto da Medscape Oncology per un commento anche Maurie Markmann, MD, professore di oncologia medica ginecologica al Anderson Cancer Center, Houston, Texas, interrogato sulla credibilità dell’articolo sul marketing, pubblicato come una “comunicazione speciale”. “Gli autori sono studiosi del sociale” ha evidenziato “ed essi citano opinioni da editoriali come se fossero equivalenti ai fatti”.Ha enfatizzato la necessità di distinguere un’opinione dai dati ed ha puntualizzato che non c’era nessun riferimento ad alcuno degli innumerevoli articoli sulle ricerche peer-review sul vaccino HPV, che hanno raccolto dati da migliaia di pazienti. Il Dr Markman ha detto che non può commentare direttamente sulle critiche fatte nell’articolo, ma ha aggiunto che avrebbe voluto essere coinvolto se ci fosse stato qualcosa di vero nell’ipotesi che la PMAs non avesse agito appropriatamente. Tuttavia discordava fortemente con uno dei punti principali evidenziati nell’articolo – l’implicita critica alla Merck & Co per la campagna promozionale del vaccino nella prevenzione del cancro della cervice. “Io non posso esprimere quanto io fortemente dissenta con ciò – infatti, sono inorridito” ha detto il Dr Markman a Medscape Oncology. Questo vaccino previene il cancro della cervice, ha sottolineato, sulle basi di tutti i dati che sono disponibili, e “tu non puoi avere studi migliori, nè migliore strategia”, ha aggiunto. “Questo articolo è un’opinione camuffata come dati” ha detto il Dr Markman, ed ha aggiunto che questo era “potenzialmente dannoso in quanto può far pensare alle persone che già hanno ricevuto il vaccino che possono aver commesso un errore”. (Infatti il Gardasil è autorizzato per la prevenzione del cancro ed è solo il secondo vaccino ad avere questa indicazione, segnalano gli autori dall’altro articolo, tra quelli che provengono sia dai Centri per il controllo e prevenzione delle malattie [CDC] che dalla Food and Drug Administration [FDA] americana. Il primo è stato il vaccino per l’epatite B contro il cancro del fegato, anch’esso commercializzato dalla Merck & Co. La Dottoressa ed il Dottor Rothman suggeriscono che la Compagnia ha imparato preziose lezioni per la commercializzazione di questo primo vaccino, che li ha aiutati a fare una commercializzazione del Gardasil così tanto di successo).
La dottoressa Harper afferma che la vaccinazione HPV gioca un ruolo nella prevenzione del cancro cervicale, tuttavia lei enfatizza la necessità di un regolare striscio cervicale ed evidenzia che anche le donne vaccinate necessitano avere strisci periodici, in quanto altrimenti esse sono ancora a rischio per sviluppare un cancro. In aggiunta, donne che non ricevono il vaccino possono ancora proteggersi ugualmente bene sottoponendosi a regolari Pap tests. La dottoressa Harper ha inoltre commentato che alcuni paesi in via di sviluppo senza screening, hanno una incidenza di cancro della cervice che è da 5 a 12 volte più alto di quello visto negli Stati Uniti. Poiché la percentuale di mortalità da cancro della cervice in queste popolazioni è così tanto più alta, esse possono anche tollerare un’alta percentuale di eventi avversi gravi, compresa la morte, che sono stati associati al Gardasil. Tuttavia, negli Stati Uniti, l’utilità del vaccino è quella di incrementare la possibilità che il prossimo Pap test di una donna sarà normale. Le donne devono ancora avere Pap tests dopo la vaccinazione, e la vaccinazione soltanto negli Stati Uniti ridurrà solo incrementalmente la percentuale di cancro della cervice, il suo maggior beneficio è quello di aumentare gli intervalli di screening per i controlli, e quindi di essere un elemento di risparmio. In effetti, se le donne che sono state vaccinate smettono di andare per lo striscio Pap, l’incidenza per il cancro della cervice aumenterebbe. La dottoressa Harper ha evidenziato che negli Stati Uniti la percentuale dei decessi per cancro della cervice (3/100.000 donne secondo le statistiche del CDC) è attualmente simile alla percentuale degli eventi avversi gravi riportati per il Gardasil (3-4 / 100.000 dosi distribuite). “questa è una realtà che fa riflettere” ha commentato” un genitore accetterebbe un tale percentuale di eventi avversi gravi se la stessa prevenzione del cancro può ottenersi con uno Pap screening continuato? E’ accettabile un qualsiasi livello di rischio di eventi avversi gravi, inclusa la morte, per prevenire le verruche genitali?” afferma la dottoressa, riferendosi ad uno degli altri benefici del vaccino.
ultimi dati sugli eventi avversi
Gli ultimi dati sugli eventi avversi con il Gardasil pubblicati nello stesso articolo del giornale, provengono dal VAERS (Vaccine Adverse Event Reporting System) degli USA. In totale, 12424 eventi avversi dopo vaccinazione sono stati riportati negli Stati Uniti tra giugno 2006 e dicembre 2008, durante il quale periodo sono stati distribuiti circa 23 milioni di dosi (con un ciclo raccomandato di 3 dosi per persona). Questo rappresenta una percentuale di rapporto di 53.9 casi per 100000 dosi distribuite. Di questi 772 casi (6.2% del totale) sono stati descritti come gravi, comprendendo 32 casi di decesso. Gli autori, diretti da Barbara Slade, MD del CDC, commenta che la maggior percentuale degli eventi avversi dopo immunizzazione erano “ non più grandi delle percentuali del contesto comparate ad altri vaccini” con l’eccezione di sincope ed eventi trombo embolici venosi, che sono stati più elevati per il vaccino HPV. Questi due eventi, sincope ed eventi trombo embolici, sono stati riportati anche per l’HPV vaccino ad alte percentuali durante questo periodo post-registrazione, periodo in cui si hanno le sperimentazioni cliniche prima della commercializzazione, notano gli autori. Sincope o sindrome vasovagale è stata citata in 1896 casi, vertigini sono state citate in 1572 e nausea in 1164 casi. Le percentuali di rapporto erano 8.2 casi su 100000 dosi distribuite. Gli autori fanno notare che la maggioranza (>90% – 95%) di questi casi erano classificati come non gravi, tuttavia alcuni dei casi citati regredisce ed alcuni di questi conducono a fratture, commozioni cerebrali, emorragie e lacerazioni. Gli eventi trombo embolici venosi sono stati menzionati in 56 casi, dando un rapporto percentuale di 0.2 casi per 100000 dosi distribuite. Di questi, 19 casi comprendevano embolismo polmonare e 4 di questi esitarono in decesso.
Non si può concludere che non ci sia alcuna associazione
Altri effetti collaterali includevano reazioni locali (rapporto percentuale 7.5 casi per 100000 dosi distribuite), cefalea, (4.1 casi per 100000 dosi distribuite) , reazioni di ipersensibilità (3.1 per 100000 dosi distribuite) orticaria (2.6 casi per 100000 dosi distribuite), reazioni autoimmuni (0.2 casi per 100000 dosi distribuite), sindrome di Guillain-Barrè (0.2 casi per 100000 dosi distribuite), anafilassi (0.1 casi per 100000 dosi distribuite), morte (0.1 casi per 100000 dosi distribuite), mielite trasversa (0.04 casi per 100000 dosi distribuite), pancreatite (0.04 casi per 100000 dosi distribuite) e malattia del motoneurone (0.009) . Il Dottor Markman commentava al Medscape Oncology che non ha visto nulla di molto nuovo o sorprendente in questo articolo e ha detto che la sorveglianza mostra che il vaccino è “ in generale abbastanza sicuro”. La dottoressa Harper ha concordato che “la vaccinazione HPV è in genere sicura per la maggior parte di donne e ragazze”, ma lei ha commentato anche che gli eventi avversi sono “abbastanza significativi”. Tuttavia la dottoressa Harper e’ stata molto critica per il metodo con cui i casi erano stati riportati “VAERS, a quanto si dice, è un sistema di raccolta dati inadeguato le cui funzioni in questa forma sono deviate verso una non dimostrata casualità”. La definizione del denominatore (gli esposti al vaccino) è molto ampia – ed aggiunge che se questo schema fosse stata divise da 3 per donne che ricevevano tutte e tre le dosi allora il rapporto percentuale sarebbe aumentato. “Se fosse dimostrata una associazione statistica con questo livello di imprecisione, allora c’è davvero” ha commentato “ma di contro, se non si è vista alcuna associazione statistica non si può concludere che vi sia alcuna associazione”. Questo appunto è stato fatto anche dalla Dottoressa Haug nel suo editoriale, lei evidenzia le limitazioni del metodo di reporting del VAERS, che gli stessi autori enfatizzano dicendo che “ i dati devono essere interpretati con cautela e non possono in genere essere usati per dedurre associazioni causali”. Tuttavia la dottoressa Haug aggiunge che “queste limitazioni lavorano su entrambe le vie: è anche difficile concludere che un evento grave non è causato dal vaccino”. La dottoressa Harper ha evidenziato anche un altro problema nei riguardi dei dati del VAERS, la maggior parte dei reports (68%) sono stati presentati dai fabbricanti ( Merck & Co) che gli autori affermano aver messo a confronto con una percentuale del 40% dei produttori di altri vaccini. Ma per circa il 90 % di questi reports, la Merck & Co non prevederebbe alcun follow up del CDC per investigare su possibili collegamenti a causalità statistiche. Durante lo stesso periodo dei reports i fabbricanti riportavano solo il 14.5 % di reazioni avverse associate con il Menactra (vaccino per la meningite della Sanofi-Pasteur) e soltanto 7.5 % di reazioni avverse associate con l’ Adacel (vaccino polio della Sanofi-Pasteur). “perché la merck farebb un controllato tentativo di riportare quasi il 70 % degli eventi avversi per il Gardasil se non hanno voluto controllare l’informazione?” commenta la dottoressa Harper, “la legge deve essere emanata per richiedere i reports sugli eventi avversi dei farmaci per includere informazioni mediche e contatti per i potenziali follow up da parte del CDC”
L’editorialista e gli Autori degli articoli hanno dichiarato di non aver nessuna rilevante relazione economica
La Dottoressa Harper riferisce di aver ricevuto onorari dalla Merck & Co e dalla Glaxo SmithKline, e istituzioni con cui lei ha lavorato hanno ricevuto fianziamenti da entrambe le compagnie per supportare sperimentazioni cliniche sui vaccini HPV
Il Dottor Markman riferisce di aver ricevuto supporti per attività educazionali dalla Eli Lilly e di svolgere attività di consigliere e medico consulente per la Gentech, Celgene Corporation, Tibotec e Boheringer Ingelheim
JAMA. 2009;302:750–757, 795–796, 781–786.
Autori e informazioni aggiuntive
giornalista Zosia Chustecka : capocronista del Medscape Hematology-Oncology e in precedenza del prima Jointandbone.org, un sito Web acquisito da webMD. una giornalista scientifica veterana con sede a Londra, Regno Unito, ha vinto un premio al British Medical Associazione dei giornalisti e è ha una laurea in farmacologia. Ha scritto un’ampia varietà di pubblicazioni destinate alle professioni mediche e correlate alla sanità. Può essere contattata a: zchustecka@webmd.net.
Zosia Chustecka ha dichiarato di non avere alcun rilevante rapporto economico con le Aziende
Tradotto da M.C. Giuliano
Alcuni link sulla situazione in Italia:
hpv e carcinoma della cervice (http://www.epicentro.iss.it/focus/hpv/aggiornamenti.asp )
Vaccino HPV diversificato per regione ( http://www.saluteme.it/descrizione-doc/notizie/1-ultime/303-vaccino-hpv-diversificato-per-regione.html )
Vaccino HPV bloccato nel Veneto ( http://www.curvedicrescita.com/exec/article/2009/06/17/vaccino-hpv-bloccato-veneto )
Gardasil e HPV ( http://cervellocollegatohpv.blogspot.com/2008/07/gardasil-e-hpv.html )
Add comment Agosto 20, 2009
Sanità Sicilia: Le schede dei nuovi Manager
http://www.vivienna.it/notizie/notizia.php?id_news=31515&titolo=Sanit%C3%A0%20Sicilia:%20Le%20schede%20dei%20nuovi%20Manager

PALERMO – “Dobbiamo diventare subito una grande squadra, capace di dare un segnale forte di svolta. E’ necessario prendere subito contezza del lavoro che ci attende per dare seguito a tutti gli adempimenti previsti nella legge di riforma della sanità approvata dal Parlamento regionale”.
Con questa frase l’assessore regionale alla Sanità Massimo Russo ha accolto i 17 manager nominati ieri dalla Giunta di Governo e che dal primo settembre saranno alla guida delle nuove aziende sanitarie siciliane.
“E’ stato un primo costruttivo confronto per darci obiettivi e scadenze – ha aggiunto Russo – e abbiamo deciso che ci incontreremo collegialmente più volte al mese per uno scambio di informazioni che, nel rispetto dell’autonomia dei singoli, potrà essere utile per affrontare e superare in modo omogeneo eventuali criticità. Prima della fine dell’anno dovremo completare la delicata fase degli accorpamenti che abbiamo già disegnato con il decreto di rimodulazione della rete ospedaliera e dovremo potenziare i servizi territoriali. L’obiettivo primario è quello di recuperare al più presto la fiducia dei cittadini, far capire loro che stiamo lavorando per offrire servizi più qualificati in tutto il territorio regionale”.
Fra le priorità segnalate dall’assessore Russo c’è l’abbattimento delle liste d’attesa, il miglior funzionamento dei pronto soccorso, la riduzione della mobilità passiva che è costata al sistema 250 milioni di euro all’anno e una particolare attenzione al decoro ambientale, trasformando le strutture sanitarie in luoghi accoglienti.
In sintesi il curriculum dei nuovi manager della sanità siciliana.
ASP AGRIGENTO
Salvatore Olivieri, nato a Catania il 3 gennaio 1941, laureato in giurisprudenza. Direttore amministrativo presso la Ausl 3 dal 1995 al 1997; dal 97 al 2001 direttore amministrativo all’azienda ospedaliera Vittorio Emanuele di Gela dove tra il 98 e il 99 ha svolto la funzione di direttore generale facente funzioni; dal 2001 al 2002 direttore amministrativo alla azienda ospedaliera San Giovanni Di Dio di Agrigento; dal 2002 al 2005 direttore generale all’azienda ospedaliera Sant’Elia di Caltanissetta.
ASP CALTANISSETTA
Paolo Cantaro, nato a Caltagirone (CT) il 18 marzo 1949, laureato in medicina e chirurgia. Dal 1996 ricopre il ruolo di direttore sanitario all’azienda ospedaliera Vittorio Emanuele, incarico che ha mantenuto anche dopo la trasformazione del Vittorio Emanuele in azienda ospedaliero – universitaria, avvenuta il 16 gennaio 2004. Ha fatto parte di numerosi comitati scientifici ministeriali, su vari progetti di ricerca finalizzati.
ASP CATANIA
Giuseppe Calaciura, nato a Biancavilla (Ct) il 15 febbraio 1951. Laureato in medicina e chirurgia. Dal 1991 al 2002 è stato primario di anestesia e rianimazione all’Ausl 3 di Catania. Dal 2002 al 2005 è stato direttore sanitaria aziendale dell’azienda ospedaliera Garibaldi di Catania. Dal 2005 a oggi direttore sanitario aziendale alla Ausl 4 di Enna.
ASP ENNA
Nicola Renato Baldari, nato a Oppido Mamertina (Reggio Calabria) il 4 gennaio 1951. Laureato in medicina e chirurgia. Dall’1 febbraio 2001 a oggi è stato primario di medicina e chirurgia d’accettazione e urgenza all’ospedale Piemonte di Messina. E’ stato deputato all’Ars nella XIII legislatura (2001-2006) durante la quale ha ricoperto la carica di vicepresidente della commissione legislativa “cultura, formazione e lavoro”. Attualmente è direttore sanitario al “Papardo” di Messina.
ASP MESSINA
Salvatore Emanuele Giuffrida, nato a Catania l’1 gennaio 1959. Laureato in medicina e chirurgia. Dal 1995 al 2005 è stato direttore medico di presidio ospedaliero all’azienda ospedaliera “Cannizzaro” di Catania. Dal 2005 a oggi ha svolto il ruolo di direttore sanitario aziendale dell’Arnas “Garibaldi” di Catania. Nel marzo del 2004 è stato vicepresidente dell’ANMDO (associazione nazionale medici di direzione ospedaliera).
ASP PALERMO
Salvatore Cirignotta, nato a Vittoria (Ragusa) il 26 ottobre 1954. Laureato in giurisprudenza. Ha svolto numerosi incarichi in magistratura. Dal 2000 al 2002 è stato direttore generale dell’Ausl di Latina. Dal 2002 al 2005 capo del dipartimento sociale della Regione Lazio. Dall’1 giugno 2005 all’8 giugno del 2006 è stato commissario straordinario all’IRCCS “Istituti fisioterapici ospitalieri di Roma”. Poi è rientrato in magistratura ordinaria svolgendo la funzione di giudice del lavoro presso il Tribunale di Roma.
ASP RAGUSA
Ettore Gilotta, nato a Ragusa il 16 aprile 1951. Laureato in giurisprudenza. Dal 1992 al 2000 dirigente amministrativo all’Università di Catania. Dal 2000 al 2006 direttore generale dell’azienda ospedaliera “Policlinico” di Catania. Dal 2006 a oggi dirigente amministrativo dell’Università di Catania e direttore amministrativo del Consorzio “Istituto superiore di Catania per la formazione di eccellenza”.
ASP SIRACUSA
Franco Maniscalco, nato a Ragusa il 10 novembre 1952. Laureato in scienze politiche. Dal 1997 al 2005 dirigente di struttura complessa all’Ausl 8 di Siracusa. Nel 2005 diventa direttore amministrativo dell’azienda ospedaliera “Sant’Elia” di Caltanissetta. Negli ultimi mesi è stato commissario straordinario dell’Ausl 8 di Siracusa.
ASP TRAPANI
Fabrizio De Nicola, nato a Palermo il 26 aprile 1957. Laureato in giurisprudenza. Dal 1990 al 2004 funzionario amministrativo dell’Ircac. Dal 2004 al 2006 coordinatore della segreteria tecnica dell’assessorato regionale alla Presidenza. Dal 2006 a oggi è tornato a svolgere il ruolo di funzionario amministrativo dell’Ircac. Docente presso il consorzio universitario della provincia di Agrigento dal 2006 al 2007.
AZIENDA OSPEDALIERA “CANNIZZARO” DI CATANIA
Francesco Poli, nato a Catania il 14 settembre 1937. Laureato in giurisprudenza. Dal 1983 al 1995 direttore amministrativo all’USL 36 di Catania. Dal 1995 al 96 direttore generale dell’azienda ospedaliera Vittorio Emanuele di Catania. Dal 1997 al 2002 direttore generale dell’Ausl 5 di Messina. Dal 2002 al 2005 direttore generale dell’azienda ospedaliera Arnas “Garibaldi” di Catania. Dal 2008 a oggi è stato consulente dell’assessorato regionale alla Sanità.
AZIENDA OSPEDALIERA “PAPARDO – PIEMONTE” DI MESSINA
Armando Caruso, nato a Scicli (Ragusa) il 25 novembre 1946. Laureato in scienze politiche. Dal 1996 al 1999 dirigente amministrativo all’Usl 22 di Vittoria. Nel 1999 capo del settore “personale” all’Ausl 5 di Messina. Dal 1999 al 2002 capo settore “personale” all’Ausl 7 di Ragusa dove successivamente ha svolto anche l’incarico di direttore amministrativo.
AZIENDA OSPEDALIERA “VILLA SOFIA – CERVELLO” DI PALERMO
Salvatore Di Rosa, nato a Palma di Montechiaro (Ag) il 28 agosto 1951. Laureato in medicina e chirurgia. Dal 1990 al 1994 primario della divisione di medicina interna a Canicattì. Dal 1994 al 1999 ha svolto lo stesso incarico all’Ausl di Palermo. Dal 1999 a oggi direttore della struttura complessa di medicina interna all’azienda ospedaliera Villa Sofia – CTO di Palermo. Professore universitario dal 1991 al 2006 presso la scuola di specializzazione di medicina interna all’Università di Palermo. Presidente nazionale onorario della Fadoi (federazione internisti ospedalieri italiani).
AZIENDA ARNAS “GARIBALDI” DI CATANIA
Angelo Pellicanò, nato a Reggio Calabria il 16 ottobre 1951. Laureato in medicina e chirurgia. Dal 1990 al 1995 dirigente di secondo livello all’Usl 36 di Catania. Dal 1995 a oggi direttore sanitario presso l’azienda ospedaliera “Cannizzaro” di Catania. Componente di numerose commissioni istituite dall’assessorato regionale alla Sanità. Componente, tra l’altro, dell’unità operativa del centro di coordinamento regionale per le attività relative alla sicurezza dei pazienti e alla gestione del rischio clinico.
AZIENDA ARNAS “CIVICO – DI CRISTINA” DI PALERMO
Dario Allegra, nato a Palermo il 9 novembre del 1957. Laureato in economia e commercio. Dirigente amministrativo e presidente di aziende nel settore delle “utilities” comunali e nazionali. E’ stato presidente dell’AMG Energia e amministratore delegato della Sogesid. Attualmente è presidente dell’Amap.
AZIENDA OSPEDALIERO UNIVERSITARIA “RODOLICO – VITTORIO EMANUELE” DI CATANIA
Ignazio Tozzo, nato a Palermo il 20 novembre 1965. Laureato in giurisprudenza. Dal 2001 al 2005 è stato dirigente capo della segreteria tecnica presso l’amministrazione regionale. Dal 2005 al 2006 capo di gabinetto all’assessorato regionale Beni Culturali e Pubblica Istruzione e l’anno successivo capo di gabinetto all’assessorato regionale alla Sanità. E’ stato commissario straordinario all’Ausl 8 di Siracusa.
AZIENDA OSPEDALIERO UNIVERSITARIA “G. MARTINO” DI MESSINA
Giuseppe Pecoraro, nato ad Aliminusa (Palermo) il 4 settembre 1948. Laureato in economia e commercio. Dal 1996 al 1997è stato direttore amministrativo all’azienda ospedaliero – universitaria Policlinico di Palermo della quale, dal 1998 al 2008, è stato direttore generale. Successivamente ha ricoperto il ruolo di commissario straordinario all’azienda ospedaliero – universitaria di Messina.
AZIENDA OSPEDALIERO – UNIVERSITARIA POLICLINICO DI PALERMO
Mario La Rocca, nato a Palermo il 6 marzo 1963. Laureato in ingegneria. Dal 1989 dirigente tecnico dell’amministrazione regionale, svolgendo il proprio lavoro in vari assessorati: lavori pubblici, cooperazione, sanità, lavoro e turismo. Attualmente capo della segreteria tecnica dell’assessorato ai lavori pubblici. E’ stato commissario straordinario dell’azienda autonoma di soggiorno e turismo di Caltagirone e poi di Acireale. Componente della segreteria tecnica dell’osservatorio regionale dei lavori pubblici. Ha fatto parte del nucleo di valutazione della programmazione regionale.
Add comment Agosto 19, 2009

